Se nelle due vittorie di misura con Spezia e Atalanta avevamo avuto modo di apprezzare la maturità tattica della Roma anche nelle oggettive difficoltà create dagli avversari e nelle due diverse condizioni di partita (una condotta per 90 minuti alla ricerca del vantaggio, l'altra per 60 minuti per mantenerlo), non possiamo notare come invece nelle due prestazione in Olanda e ad Udine la Roma sia decisamente mancata sotto il profilo tecnico-tattico. Davanti, peraltro, si è trovata di fronte due squadre che invece, come ha doverosamente sottolineato Mourinho a Udine a fine partita, avevano avuto il tempo e il modo di studiare la Roma e preparare strategie di gara specifiche per poterla battere. Che non ci siano riusciti è un dettaglio.

Come ad Arnhem il tecnico tedesco Letsch aveva preparato delle rotazioni a centrocampo per confondere i romanisti e un riattacco sulle punte con immediato scarico sui sostegni con la difesa prevedibilmente schiacciata della Roma, così a Udine il coraggioso Cioffi (tecnico ai più sconosciuto ma che potrebbe presto andare ad integrare il pacchetto di allenatori giovani italiani decisamente preparati a calarsi nelle esigenze del calcio moderno che ormai ha spazzato via trent'anni di speculativo calcio all'italiana) aveva previsto di poter mettere in difficoltà la Roma con pressioni alte, ma non estreme, ad altezza trequarti, e con lo sviluppo di giocate rapide soprattutto sulla catena di destra dove l'opposizione di Zalewski non avrebbe mai potuto rappresentare un ostacolo solido anche per la presenza di un centrocampo a due tenero come quello composto da Cristante e Oliveira, carente soprattutto sotto il profilo dinamico.

La stanchezza è un guaio

Ma Mourinho ha sollevato anche un altro tema alla fine della gara di Udine: la stanchezza, pare di capire prima mentale e poi fisica dei suoi giocatori, ha raggiunto livelli di guardia e questo alla vigilia di altri due confronti assai delicati come il ritorno con il Vitesse (con la qualificazione opzionata ma certamente non ancora raggiunta) e del derby con la Lazio di domenica pomeriggio. Parliamo, al netto delle ideologie tifose e delle possibili scaramanzie di questa lunga vigilia, di due squadre che giocano bene al calcio e sanno applicare precise strategie offensive. E più la Lazio del Vitesse. Ecco dunque che diventa indispensabile per Mourinho stabilire un piano generale di priorità e soprattutto un piano specifico strategico sulle due gare.

Non entriamo ovviamente nel merito di scelte tecniche che solo l'allenatore coadiuvandosi con il suo staff medico e atletico è in grado di valutare. Ma non ci sorprenderebbe affatto se scegliesse di cambiare 4-5 elementi contro gli olandesi da riproporre poi domenica. Vista la ridotta brillantezza di Zaniolo, Abraham, Cristante e Pellegrini, non sarebbe sbagliato ragionare sul turn-over tenendo qualche pezzo forte in panchina giovedì, pronto magari ad entrare nel secondo tempo all'occorrenza, per tenerselo più fresco domenica. Ben sapendo che invece dall'altra parte Sarri sfrutterà tutto il suo tempo a disposizione, adesso che è uscito dalle coppe, per affrontare al meglio una partita che per la Lazio può valere un'intera stagione.

Due partite diverse

Ciò che a maggior ragione sarà fondamentale è preparare strategicamente le due partite tenendo ben presente il livello e la diversità dei due avversari. Contro gli olandesi la Roma potrebbe trovarsi di fronte alle stesse insidie che ha incontrato con l'Udinese. Stesso schieramento tattico, stesso dinamismo, stesso approccio apparentemente rinunciatario, stessa tenacia nell'applicare le proprie strategie speculative. Giovedì si partirà con un vantaggio che dovrà necessariamente essere arrotondato nel corso della partita: scegliere di difendere l'uno a zero dell'andata, considerando anche che non hanno più valore doppio i gol segnati in trasferta, non sarà mai la tattica migliore.

Contro la Lazio potrebbe invece essere opportuno puntare soprattutto sulle ripartenze ovviamente senza concedere tutto il campo ad avversari che vanno in difficoltà quando vengono aggrediti. Purtroppo la squadra di Sarri è molto cresciuta nelle ultime settimane anche se resta strutturalmente debole soprattutto nella fase difensiva, nelle transizioni e anche a livello individuale. Chiaro che Mourinho dovrà studiare una partita per volta, ma potrebbe essere un vantaggio scegliere sin dall'inizio le due diverse squadre che andranno ad affrontare prima il Vitesse e poi la Lazio e motivare sapientemente, anche dal punto di vista tattico, prima un gruppo e poi l'altro. Quel che è certo è che sono due partite di fondamentale importanza per continuare il cammino in Europa di quest'anno e per conquistarsene un altro nella prossima stagione.

Se i numeri ingannano

Che la Roma fosse stanca e provata dal terreno terribile del GelreDome e dalla lunga trasferta è apparso chiaro alla Dacia Arena sin dai primi minuti di gioco. A conferma di come le statistiche decontestualizzate possano trarre in inganno basti vedere come risultino fuorvianti dopo questa sfida i dati del possesso palla e degli expected goal. Perché se è sicuramente vero che la Roma ha gestito per più tempo il pallone (ma quasi sempre, sterilmente, nella propria metà campo) e che le occasioni da rete abbiano generato un coefficiente più alto (anche perché il gol di Molina è una prodezza individuale da fuori area mentre da solo il rigore trasformato da Pellegrini vale 0,93, essendo ovviamente la più chiara delle occasioni da gol) è anche vero che tutti quelli che hanno visto la partita sanno che l'Udinese avrebbe meritato di vincerla e che strategicamente l'ha avuta saldamente in mano per novanta minuti.

Attenzione però: la bravura dell'Udinese è stata direttamente proporzionale alla sbadataggine della Roma. Perché i bianconeri sono stati particolarmente bravi nel recupero palla alto e nelle transizioni. I numeri lo testimoniano chiaramente: l'Udinese ha recuperato il triplo dei palloni della Roma in zona alta e 18 palloni, contro 11, nella metà campo avversaria. Ma se una squadra recupera tanti palloni (senza peraltro lanciare pressioni asfissianti) è perché ce n'è un'altra che sbaglia tanti passaggi. E qui c'è il demerito enorme della Roma. Che ha una radice tecnica, che ha a che fare con la qualità dei singoli, e una tattica, perché le linee di passaggio si possono trovare se ci si esercita tanto per farlo.