Ci sono (anche) i guanti di Rui Patricio sul pareggio strappato dalla Roma a Udine, al termine di una gara a dir poco sottotono da parte di tutta la squadra giallorossa. Il portiere portoghese ha fatto la differenza, tenendo in vita i suoi, già sotto di un gol, con due interventi che hanno permesso di limitare il passivo e di andare poi a pareggiare nel recupero. La prima volta, al 38', quando la squadra di Cioffi spingeva alla ricerca del raddoppio: Makengo ha recuperato palla in area, quindi ha lasciato partire una bordata mancina destinata all'incrocio dei pali; il numero 1 giallorosso ci ha messo però la punta delle dita, deviando la conclusione sulla traversa. In quel caso, è subentrata anche un po' di fortuna (che non guasta mai): il pallone ha rimbalzato sulla testa di Rui Patricio, ha colpito il palo e alla fine è stato allontanato dal provvidenziale intervento di Mancini, che ha anticipato l'attaccante avversario e spazzato l'area di rigore. Un autentico miracolo, da parte dell'ex Sporting Lisbona, che si è ripetuto poco prima del pareggio romanista, esattamente al 90'. Percussione di Jajalo, che entrava in area e scaricava su Samardzic: potente diagonale mancino rasoterra e pronta risposta del portiere portoghese, che con un piede è riuscito a deviare il tiro in corner. Al tedesco aveva negato il gol anche due minuti prima: non esattamente un miracolo, ma ottima risposta sul destro da distanza ravvicinata del giocatore friulano.

Interventi decisivi

Insomma, Rui Patricio ha avuto un ruolo decisivo nell'ottavo risultato utile consecutivo degli uomini di Mourinho: del resto, il 34enne di Leiria è un uomo di José, che lo ha voluto fortemente nel momento in cui ha firmato con la Roma. Serviva una garanzia tra i pali, un calciatore esperto e abituato a giocare a certi livelli, capace di gestire la pressione di una piazza come Roma dopo qualche scelta sbagliata in sede di mercato per quanto riguarda gli estremi difensori. Finora, l'unico vero errore è stato quello del Mapei Stadium, che ha permesso al Sassuolo di pareggiare. Ma gli infortuni tecnici fanno parte del calcio, e non esistono portieri che non vi siano incappati in una o più circostanze. Giusto quindi dare il risalto meritato alle partite in cui Rui ha fatto la differenza: a partire dal ritorno col Trabzonspor (almeno due interventi miracolosi sull'1-0 per noi), passando per la gara casalinga col Sassuolo (vinta 2-1 al 91'), fino al pareggio di domenica. Senza dimenticare Cagliari, all'andata e al ritorno: in Sardegna ha negato a Pavoletti quello che sarebbe stato il gol del 2-0 volando a respingere un suo colpo di testa, e la Roma è poi riuscita a ribaltare e vincere (2-1); all'Olimpico, a 5' dalla fine, con i giallorossi avanti per 1-0, ha deviato sulla traversa un tap-in a botta sicura di Joao Pedro, dimostrando una prontezza di riflessi incredibile.

Non può essere un caso, del resto, se il portiere acquistato dal Wolverhampton è tra quelli che hanno effettuato più parate in questo campionato. Sono 77, una in più di Handanovic. In pochi, pochissimi hanno fatto meglio di lui. Il suo apporto potrà forse essere meno appariscente rispetto a quelli dei calciatori di movimento, ma non per questo meno importante. Dopo le (tante) incertezze di Olsen e Pau Lopez, a Roma lo sappiamo bene. Dalla prossima stagione farà da chioccia a Svilar, ma attualmente è intoccabile: ha saltato solo la gara (ininfluente) col Cska a a Sofia; per il resto, sempre in campo. Stakanovista e decisivo: proprio Rui.