Per la terza volta consecutiva (la sesta in stagione) la Roma ha vinto soffrendo 1-0, stavolta regalando tatticamente il primo tempo ai non irresistibili avversari del Vitesse, ma quel che più conta ponendo una bella ipoteca sul passaggio ai quarti di finale della Conference League, considerando che appare assai difficile che gli olandesi possano venire all'Olimpico tra sei giorni a palleggiare meglio dei romanisti su un terreno all'altezza e dentro uno stadio che probabilmente ribalterà il quadro delle pressioni psicologiche. La Roma infatti ha avuto problemi ad adattarsi alla sfida sia per il terreno oggettivamente impossibile sia per il piano tattico ben studiato dal tecnico tedesco del Vitesse Letsch, con l'esterno Dasa a scompaginare i piani di pressione romanista accentrando spesso la sua posizione e creando difficoltà a Veretout nell'uscita alta sul terzo centrale, con Viña sempre preso in mezzo.

La Roma aveva chiuso in vantaggio il primo tempo, ma senza meriti particolari, se non quello di aver sfruttato gli incontrollabili rimpalli del pallone in occasione di due calci d'angolo quasi consecutivi nel finale: nel primo Abraham aveva calciato dopo una respinta corta sfiorando il palo (Houwen ha quasi impercettibilmente deviato il pallone, ma il disattento polacco Raczkowski non se n'era accorto), nel secondo, proprio negli attimi finali dell'unico minuto di recupero, Viña ha provato a tirare da fuori area per evitare una ripartenza dei gialli, dentro l'area Zaniolo ha provato senza successo a controllare il pallone, sul rimbalzo il più veloce è stato Oliveira, fin lì tra i peggiori, abile nell'occasione a calciare al volo all'incrocio dei pali. Così la Roma è andata all'intervallo sul risultato di vantaggio ringraziando Santa Pupa, protettrice di tutti i romani del mondo, e per proprietà transitiva, di tutti i romanisti. Sì perché per arrivare indenni fino al recupero c'era voluta un po' di fortuna dopo che il gioco della prima frazione si era sviluppato quasi integralmente nella metà campo giallorossa. 

Due i fattori principali: l'abilità tattica dei padroni di casa a cominciare agevolmente l'azione aggirando le consuete blande pressioni della Roma (con i movimenti strategici a cercar palla internamente dell'esterno Dasa, un vero e proprio regista aggiunto) e l'incapacità manifesta dei romanisti a venir fuori palla al piede e a struttura dunque azioni degne di tal nome. Dietro Mourinho aveva infatti deciso di tenere fuori Smalling per sostituirlo con Ibañez, ma tra i due c'è un abisso di personalità, così l'impostazione romanista è stata tutta un tremore, col brasiliano che non voleva mai cominciarla, Kumbulla che ad ogni trasmissione del pallone veniva preso dal timore di sbagliare e Mancini che si è presto adeguato al trend. In più il portoghese aveva cambiato l'intera linea mediana, scegliendo da destra a sinistra Maitland-Niles, la coppia di mediani Oliveira-Veretout, più Viña, con Mkhitaryan alzato sulla trequarti, ma mai messo in condizione di accendere realmente gli attaccanti, gli stralunati Zaniolo e Abraham.

Così il primo tempo è stato un monologo giallo, cominciato dopo quattro minuti con la prima velleitaria conclusione di Openda, ma assai concreto già all'8°, con un cross del mobilissimo Wittek ancora per il belga, nell'occasione malamente marcato da Ibañez: sulla deviazione di petto è stato bravissimo Rui Patricio a salvare. Al 14° ancora Wittek ha trovato Grbic in una sospetta posizione solitaria, infatti il gol conseguente è stato subito annullato dal guardalinee che ha rilevato il chiaro fuorigioco. Al 21°, due volte il Vitesse s'è trovato al tiro, prima con Wittek e poi approfittando di un gentile errore di Viña, bravo nell'occasione Rui a bloccare il tentativo di Bero. Al 29° sull'ennesima palla alzata sugli attaccanti per l'automatico scarico sui sostegni, è arrivato un tiro di Rasmussen fuori di poco. Al 32° e al 34° le due occasioni migliori per i padroni di casa, nate da due disimpegni sbagliati romanisti. Il primo di Maitland-Niles a centrocampo, ad innescare una ripartenza verticale su Openda che da sinistra è rientrato sul destro facendo scivolare Ibañez, per calciare poi forte sul primo palo sull'uscita di Mancini, sbagliando di poco la mira; il secondo di Rui Patricio, messo in difficoltà da un pretenzioso passaggio all'indietro di Kumbulla, con relativo assist del portiere per Grbic che si è girato e ha servito Openda a porta vuota, che, forse anche per la pressione di Mancini in disperata rimonta, ha calciato in curva. Scampato il pericolo Mourinho ha cominciato a meditare le sostituzioni sullo stile di Bodø per evitare che la partita potesse prendere la spaventosa piega che prese in Norvegia. Ma proprio allo scadere del tempo è arrivato il già descritto vantaggio giallorosso.

Lo stesso dopo l'intervallo la Roma si è ritrovata in campo con tre uomini nuovi: Cristante per Veretout, Karsdorp per Maitland-Niles e El Shaarawy per Viña. Tre cambi proprio come nella terribile notte di Bodø: «Ma all'intervallo non ero arrabbiato per la gestione del primo tempo, ero solo preoccupato», dirà alla fine Mourinho. E faceva bene ad esserlo. Sta di fatto che nonostante i timori che potessero nascere dai nuovi inserimenti (in fondo El Shaarawy avrebbe potuto avere maggiori difficoltà a districarsi nelle pressioni sulle mutevoli posizioni degli avversari, e Cristante al fianco di Oliveira avrebbe potuto soffrire il dinamismo dei dirimpettai Bero e Domgjoni) ha avuto ragione lui perché i subentrati hanno conferito maggior personalità alla squadra e, nonostante un po' di inevitabile sofferenza, soprattutto dopo l'espulsione di Oliveira al 32° (per due quasi consecutive ammonizioni), alla fine ha portato a casa in scioltezza l'importantissima vittoria.

Si è capito presto che il Vitesse non avrebbe avuto sviluppi facili come nel primo tempo, un po' forse per la sopraggiunta stanchezza, un po' perché davvero costruire su un terreno tanto gibboso non è facile neanche per chi probabilmente ci è abituato. Neanche lo schema così facilmente trovato nel primo tempo, quello con la palla alzata sui due attaccanti bravi ad anticipare spalle alla porta i difensori della Roma e a scaricare per i centrocampisti subito a supporto, è stato più produttivo. Cristante ha reso più solida la zona davanti alla difesa, Mkhitaryan si è tenuto più prudente e sulle fasce Karsdorp e El Shaarawy sono stati più intraprendenti sia nella pressione sugli avversari sia nelle iniziative offensive. Al 20° la Roma ha avuto l'occasione per raddoppiare su un clamoroso errore dell'incerto Rasmussen che ha praticamente lanciato Abraham nel vuoto, ma il portiere Houwe ha rimediato prontamente alzando la mano in tuffo sul tocco scavato dell'inglese. Al 21° Pellegrini per Zaniolo ha portato la Roma ad un razionale 3421 e proprio Lorenzo in dribbling a sinistra in seguito a respinta da corner ha alzato un delizioso assist per Mancini che di testa ha però sbadatamente mandato alto. Prima e dopo Oliveira ha rimediato due gialli per due scorrettezze a metà campo piuttosto simili e poi Mancini ha pensato bene di protestare su una punizione già assegnata alla Roma rimediando il giallo che gli farà saltare il ritorno: ingenuità rischiosissime. Così dopo i tre cambi finali di Letsch l'unico brivido è stato per un colpo di testa troppo centrale di Grbic, neutralizzato facilmente da Rui Patricio. Ed è così partita la festa dei 1200 romanisti.