Quando sono entrati in campo non credevano ai loro occhi: zolle alzate, erba spelacchiata, dossi e buche. Sulle facce dei giocatori della Roma si è dipinta l'espressione più incredula. Tutto si aspettavano di trovare scendendo sul terreno del GelreDome di Arnhem tranne un campo ridotto in quelle condizioni. Mourinho non ha perso l'occasione. Lo potremmo chiamare Josè Gambardella, come il protagonista de "La grande bellezza" non ha più tempo da perdere con le cose che non gli piacciono, e in sala stampa è partito dritto come un siluro: «Sono vent'anni che vengo a giocare in Olanda, ma l'ho sempre fatto su campi bellissimi. È la prima volta che mi capita di affrontare una squadra olandese su un campo ridotto così. Come è possibile?». Un giornalista locale ha provato a controbattere, punto nell'orgoglio: «Deve essere stato un concerto». Indagando un po', è venuto fuori però che stavolta i concerti non c'entrano nulla: «Per via del Covid è parecchio tempo che quest'arena non viene usata per i concerti. Quel giornalista che ha risposto a Mourinho in conferenza stampa l'ha buttata lì, ma è una fake news».

Il problema pare che sia stata la rizollatura durante la pausa invernale: hanno rifatto il terreno approfittando della sosta di gennaio, ma probabilmente qualcosa è andato storto. Così è bastato giocare per tre volte di seguito a distanza ravvicinata sul terreno per ridurlo a un campo di patate. In questi casi c'è un timore tecnico e un timore fisico. Il primo porta a pensare che la squadra più dotata sotto il profilo tecnico sia inevitabilmente penalizzata per il fatto di giocare su un campo così. Il secondo è che qualcuno possa rimetterci qualche caviglia e sarebbe davvero un peccato proprio adesso che, parole di Mourinho, finalmente la rosa è al completo (manca solo Spinazzola, e la luce in fondo al tunnel ancora non si vede) e lui può fare scelte tali per cui anche in panchina ha sempre qualcuno su cui puntare. Non fa neanche particolarmente freddo, durante la gara ci saranno 7-8° di temperatura, ieri il cielo d'Olanda era terso come in certe giornate di maggio sul litorale romano. E se la squadra avversaria non rappresenta quell'ostacolo così temuto, Mourinho ha individuato subito il nemico su cui concentrarsi: il campo da gioco.

Nessuno più di lui vorrebbe vincere questa Conference League e non solo per potersi fregiare del fatto di essere l'unico tecnico al mondo ad aver vinto tutti e tre i trofei europei esistenti. È che vincere con la Roma avrebbe quel sapore che si è appena avvertito con i ripetuti pienoni registrati nelle partite casalinghe. Ma siamo ancora gli ottavi ed è certamente presto per fare questi discorsi. Stasera poi di fronte, in questo paese del Nord Europa, c'è una squadra con la maglia gialla che non deve essere sottovalutata. Quest'anno è già successo una volta e sappiamo tutti com'è andata a finire.