Ale ale Roma alé. Un coro incessante, iniziato quando la squadra, in vantaggio per 2-0, finisce per rischiare di compromettere ancora una volta tutto. Una vittoria che poteva diventare l'ennesima rimonta di stagione ai danni di una Roma poco credibile. La Sud, però, capisce che serve il sostegno. E decide di accompagnare la Roma con un finale di dieci (mila) minuti senza smettere un istante di cantare. Ale ale Roma alé. Ce l'abbiamo ancora nelle orecchie. Come negli Anni 80, negli Anni 90, nel nuovo secolo e per tutti i secoli dei secoli. Sarà per via dell'umidità, sarà per via delle fatiche del primo giorno della settimana, ma Roma-Bologna inizia davvero nel peggiore dei modi. Con una serata che dopo il sole dei giorni scorsi e le nuvole sparse del pomeriggio lascia subito presagire momenti non facili per i 31.572 spettatori arrivati all'Olimpico con tutti i fastidi della partita notturna di giorno feriale che hanno subito incrociato quelli procurati dalla banda Mihajlovic, rinvigorita dal cambio tecnico in panchina e dall'arrivo, appunto, del serbo.

Che si è abbracciato a lungo con un suo grande ammiratore, Aleksandar Kolarov, oggi terzino sinistro della Roma, che sulle rive del Tevere ha fatto il percorso inverso rispetto a Sinisa e che tuttora non è riuscito a ricomporre del tutto la frattura con il tifo giallorosso: qualche timido fischio ha accompagnato la lettura del suo nome durante l'annuncio delle formazioni (dove il più acclamato è, neanche a dirlo, Zaniolo). Fischi che, prima di tornare copiosi al 46', stavolta per tutta la squadra dopo un primo tempo irritante, avevano lasciato spazio a cori continui di incoraggiamento per gli uomini di Di Francesco. Anche, come fa una Curva, di solito, nel momento in cui il Bologna sfornava chiare occasioni da gol contro la pochezza della Roma dei primi 45'.

Si riprende nel secondo tempo con un piglio diverso. Tutti. Rigore. Kolarov si presenta davanti alla Sud per il rigore perfetto. Freddo e potente. Gol. Ed è subito coperto dall'abbraccio di tutta la squadra. Tutta, eh. Poco importa se qualcuno ancora prova a fischiarlo, perché è coperto di fischi e cori. Poi, quando la bordata al volo di Fazio sembra mettere tutto in ordine e chiudere i giochi, Sansone con la complicità di tutta la retroguardia romanista gela l'Olimpico e fa tornare i fantasmi del passato. Kluivert esce con un misto di fischi e applausi, come Florenzi (più applausi che fischi): c'è nervosismo generale per la paura dell'ennesima beffa. Non si può mai stare tranquilli, è vero, con la Roma. Ma la Roma può esserlo con questa curva, con questo stadio e questi tifosi accanto.