Difficile - se non impossibile - immaginare un impatto migliore, il 12 gennaio scorso, quando Sergio Oliveira è sbarcato a Ciampino per vestire la maglia della Roma. Approdato in prestito grazie al lavoro di Tiago Pinto e con la benedizione di Mourinho, il centrocampista portoghese si è reso protagonista di un avvio da sogno, con due gol e un assist alle prime tre partite con la Roma. Reti entrambe pesanti, tra l'altro: soprattutto la prima, al debutto, contro il Cagliari; al ventinovenne non è mancato il fegato di presentarsi sul dischetto, spiazzare Cragno e regalare i tre punti alla sua nuova squadra. A Empoli, domenica scorsa, ha invece finalizzato una delle folgoranti ripartenze con le quali i giallorossi hanno messo al tappeto gli uomini di Andreazzoli per il momentaneo 3-0. Dai suoi piedi era nato anche il primo gol, firmato da Abraham: il tiro del portoghese finiva sui piedi del numero 9, che era lesto a girarsi e a fulminare Vicario. E, a voler essere onesti, anche il raddoppio vede lo zampino di Oliveira, che calcia il corner poi finalizzato da Tammy. Ha giocato con Veretout e Mkhitaryan nel 3-5-2 anti-Cagliari, soltanto con il francese nel 4-2-3-1 visto in Coppa Italia con il Lecce e con Cristante nel 3-4-1-2 del Castellani: cambiano modulo e interpreti al suo fianco, ma Oliveira è già un titolare inamovibile di questa squadra. Mourinho lo ha spiegato bene: «Non è un regista, ma è un giocatore diverso dagli altri. Tecnicamente non è un fenomeno, ma difficilmente sbaglia le scelte. Ha portato un'altra mentalità e un altro atteggiamento, caratteristiche di cui abbiamo bisogno».

Leadership e personalità, quindi: le stesse che lo hanno portato sul dischetto dopo 20' della sua prima presenza; le stesse che ha mostrato contro l'Empoli, in una gara in cui è risultato tra i migliori in campo. Sempre nel vivo del gioco, sempre lucido nelle scelte, Sergio è ciò che serviva per rinforzare un reparto nel quale Diawara e Villar non hanno mai convinto Mourinho. Dopo aver richiesto gli straordinari a Cristante e Veretout, adesso lo "Special One" può contare su un innesto che garantisce quantità, qualità e la possibilità di effettuare un minimo di rotazione. Le tre gare su tre da titolare, sempre in campo per 90', evidenziano anche un ottimo stato di forma, nonostante nella prima parte di stagione al Porto di rado abbia giocato titolare. A Roma è venuto per rimettersi in gioco, e lo sta facendo al meglio: a maggio Tiago Pinto parlerà con i Dragoes e si valuterà l'eventualità del suo riscatto. Nel frattempo, però, c'è ancora una mezza stagione da disputare, con tre competizioni da onorare al meglio. E lui, che in carriera ha vinto otto trofei (in Portogallo due campionati, due coppe e due supercoppe nazionali; in Grecia un campionato e una coppa nazionale), di certo non vede l'ora di cimentarsi anche in ambito europeo, in Conference League. Vanta 35 presenze (e 8 gol) tra Champions ed Europa League, ma nella nazionale portoghese finora ha trovato poco spazio: 13 gettoni per lui, l'ultimo dei quali risale allo scorso Europeo; da settembre in poi non è stato più convocato. Ma quello era un altro Sergio. Ora Oliveira è tornato protagonista e vuole riconquistare la maglia del Portogallo. Prima, però, c'è da guidare la Roma di Mourinho. Già lo sta facendo. E, come dice il proverbio: chi ben comincia è a metà dell'opera.