José per tutti, tutti per José. Se ancora ci fosse bisogno di ulteriori testimonianze a conferma di quanto Mourinho sia l'indiscusso centro di gravità permanente all'interno di Trigoria, basta dare un'occhiata a quanto accaduto ieri. Compleanno numero 59 per lo Special One: lo spogliatoio al gran completo ad attenderlo, squadra, staff, dirigenti. Sul tavolo al centro della sala una torta rigorosamente giallorossa, un paio di bottiglie per un veloce brindisi e applausi da ciascuno dei presenti all'ingresso del protagonista. Perfino chi è lontano vuole partecipare alla festa: è il caso di Amadou Diawara, ancora con la propria nazionale per gli impegni in Coppa d'Africa (dalla quale la sua Guinea è stata però eliminata ad opera del Gambia di Darboe, l'ex Bologna e Napoli sarà di ritorno nella Capitale fra oggi e domani). Il seggiolino assegnato al centrocampista è ovviamente privo del suo abituale occupante, al suo posto c'è uno smartphone dal quale appare lui in videochiamata fra l'ilarità generale. Anche Mourinho se la ride.

Spegne le candeline, taglia la prima fetta di torta e la porge a Pellegrini, «Per te Capitano». Tanto per rimarcare i ruoli anche in occasioni conviviali. Poi «al lavoro», perché l'obiettivo primario non va mai perso di vista. Eppure proprio il suo essere martello gli vale il riconoscimento diffuso. Una sorta di consapevolezza congenita in ogni singolo componente della squadra che stando al suo fianco si può soltanto migliorare.
Non può non pensarlo Tammy Abraham, che come rivelato in diverse circostante per Mou ha lasciato la sua Londra e il Chelsea che lo ha fatto diventare professionista prima di lanciarlo nell'elite del calcio europeo. «Best in the world», scrive l'inglese sui propri profili social per celebrarlo, scegliendo una foto del tecnico circondato dall'abbraccio dei suoi ragazzi. Come a dire che il gruppo si stringe intorno al proprio indiscusso frontman. L'ultimo arrivato Sergio Oliveira affida i propri auguri ai ricordi più datati: una sua immagine ancora bambino alla corte dell'allenatore più glam del Portogallo, giovanissimo ma già vincente. Il calciatore in erba appena approdato al Porto in cerca del prezioso autografo del tecnico che stava facendo volare la prima squadra in patria come in Europa. Un ventennio più tardi José ha ricambiato chiamandolo a sé per aggiungere personalità al centrocampo che ha in mente. E se possibile ancora più significativo il messaggio a distanza di Diawara, che non è certo un titolare inamovibile con Mou, anzi è anche in odore di cessione. Sintomo di correttezza e forse perfino affetto reciproco. Perché entra nella testa e nel cuore di chiunque gli sia intorno.