Tanti auguri José: oggi Mourinho compie 59 anni, e li festeggia da allenatore della Roma. Qualcosa di impensabile - a voler usare un eufemismo - fino a qualche mese fa, ma diventato realtà il 4 maggio scorso, con l'ormai celebre tweet che ha sorpreso il mondo del calcio ben al di fuori dei semplici confini del Grande Raccordo Anulare. Lo "Special One" ha regalato a sé stesso e al figlio José Mario Junior (che il 2 febbraio spegnerà ventidue candeline) un bel compleanno grazie alla preziosa vittoria di Empoli, come lui stesso ha sottolineato. Oggi avrà modo di festeggiare, ma soltanto dopo la seduta d'allenamento: il lavoro prima di tutto, anche di se stesso. È questo Mou, checché se ne dica: vive e respira calcio, ben al di là della semplice professionalità, e continua a farlo in giallorosso.

Mesi intensi

Lo aveva annunciato fin dalla sua prima conferenza stampa, datata 8 luglio: «Ci vorrà tempo, ma non mi piace che si parli della Roma di Mourinho: questa deve essere la Roma dei Romanisti». Ribadendo la totale sintonia progettuale con i Friedkin e Tiago Pinto, Mourinho era ben cosciente - e lo è tuttora - delle difficoltà insite nel guidare i giallorossi, ma queste sono le sfide che piacciono a lui. «A livello di empatia, da 1 a 10 sono contento 11 di essere qui - ci ha tenuto a ricordare giusto qualche giorno fa - e non cambierei questo progetto per nessun altro. Non me ne vado prima di tre anni: ho dato la mia parola». Perché per uno come lui, che non è "Special One" per caso, la parola ha un valore sacro. Persino in un mondo, come quello del calcio, in cui accordi e contratti si stracciano con ancor più facilità di come vengano firmati.
È sempre lui, e lo sarà ancora a lungo, il centro di gravità permanente di questa Roma. Leader, guida e faro, psicologo e motivatore, anche quando ribadisce che la rosa ha dei limiti. Non vende fumo, lui; non è il tipo. Perciò non ha promesso titoli immediati, ma ha ammesso che - al termine di questo triennio - sogna di vedersi in festa per un trionfo. Con i tifosi la scintilla è scoccata all'istante: fin dal suo arrivo a Trigoria quando, alla folla che lo acclamava, ha indicato lo stemma della lupa su una sciarpa giallorossa. Come a dire: la Roma, e non Mou, è al centro di tutto. È corso sotto la Curva Sud, assieme ai calciatori, per festeggiare la vittoria in extremis con il Sassuolo nel giorno della sua millesima panchina in carriera, si è accollato la responsabilità della disfatta di Bodø, senza per questo dare alibi a chi è andato in campo. Ha fatto il pompiere quando le circostanze lo richiedevano, ma non ha abbassato la testa di fronte ai (tantissimi) torti arbitrali subiti dalla sua squadra in questa stagione. Alla vigilia di Natale ha fatto visita alla Caritas di Roma Termini, poi ha cenato a Trigoria con il suo staff. José è così, istrione e sanguigno, a volte teatrale e a volte sincero, ma sa come plasmare un gruppo per trasformarlo in una squadra. È quello che sta facendo fin dal giorno del suo arrivo.

Il traguardo

Per lui sarà un giorno speciale anche sabato 5 febbraio, data in cui la Roma tornerà in campo per affrontare il Genoa allo Stadio Olimpico: in quell'occasione, il portoghese taglierà il traguardo delle 100 panchine in Serie A. A voler essere pignoli, in qualche partita era squalificato, ma per le statistiche non fa differenza: l'allenatore era pur sempre lui. E il fatto che la tripla cifra arrivi proprio contro i liguri fa riflettere: perché sono il club più antico d'Italia, perché da lì prese (ai tempi dell'Inter) due protagonisti del triplete come Milito e Thiago Motta, ma anche perché nelle sfide casalinghe di Serie A con il Grifone Mou non ha mai vinto (due 0-0, l'unica vittoria è un 3-1 di Coppa Italia). Riuscirci nel giorno delle 100 gare nel nostro campionato avrebbe un sapore speciale. O forse no, forse conoscendolo a lui interessano soltanto i tre punti, come è giusto che sia. Così ha raccolto i suoi 204 punti in A: 84 al primo anno con l'Inter, 82 al secondo e 38 finora con la Roma.
Tra compleanno e traguardi personali, José è atteso da giorni "Special", Ma, conoscendolo, sappiamo che per lui l'unica cosa che conta è la prossima partita: il futuro giallorosso si sta costruendo giorno dopo giorno, e Roma non è stata fatta in un giorno. Ma Mou è senza dubbio l'architetto perfetto per riuscirci.