Il proprio dovere. Tanto basta alla Roma per tornare da Verona sotto il segno del tre. Tre come i punti conquistati, i gol realizzati, i giocatori mandati in rete. Basta il proprio dovere e non avanza ancora, perché questa squadra dopo la settimana orribile fra Bergamo e Firenze è ancora in debito con la propria gente. Domenica scorsa la gara col Milan aveva dato segnali di risveglio e inattesa brillantezza, quella del venerdì sera veronese regala quanto ci si attendeva. Serietà e concentrazione per novanta minuti. È vero che l'avversario era l'ultimo in classifica, ma proprio contro le cosiddette piccole i giallorossi hanno dato troppo frequentemente il peggio di sé, perdendo all'andata tredici punti in cinque scontri diretti con le ultime della classe. Con precedenti simili anche il Chievo poteva far sorgere dubbi e timori alla vigilia, anche perché la gara d'andata è stata di quelle che lasciano il segno: avanti di due gol, la Roma era riuscita a farsi rimontare. Lo stesso Di Francesco era stato chiaro in conferenza: più attenzione alla difesa, maggiore tenuta mentale per tutto l'arco del match, meno punti lasciati per strada, almeno con squadre di rango differente.

Detto fatto. Il tecnico conferma il 433 e manda in campo la formazione ampiamente prevista alla vigilia, con Mirante e Marcano rispettivamente al posto degli acciaccati Olsen e Manolas, Karsdorp confermato esterno basso di destra e Kolarov inamovibile sulla fascia opposta. A centrocampo il rientrante Cristante giostra al posto dello squalificato Pellegrini, mentre Nzonzi dà fiato a De Rossi in vista del Porto. Il francese si piazza davanti alla difesa a fare da schermo, delegando i compiti da incursore al numero 4 sul centro-destra. Dall'altro lato è Zaniolo il giocatore deputato a innescare le punte, El Shaarawy, Dzeko e Schick. Il ceco sembra calato bene nel ruolo di esterno destro, sopratutto per quanto riguarda i compiti difensivi che prima non sembravano appartenergli. Ma da qualche tempo appare un altro già a partire dallo spirito di sacrificio e non può che essere un segnale positivo.

Nel primo tempo la Roma attacca con i propri tifosi alle spalle, che proseguono sulla scia della contestazione messa in atto con il Milan. Nel settore ospiti campeggia lo striscione «Rispetto per la maglia», ribadito più volte a livello vocale, anche se il primo coro già durante la fase di riscaldamento prepartita è un eloquente «Tirate fuori le palle». La squadra sembra recepire il messaggio e dopo un tentativo di Zaniolo da fuori area sventato in angolo da Sorrentino, passa in vantaggio. L'intervento aereo di Nzonzi sulla trequarti sembra di alleggerimento, ma sul colpo dell'ex Siviglia El Shaarawy elude il fuorigioco e si trova improvvisamente smarcato in area, salta il portiere in uscita e porta in vantaggio la Roma. Una rete quasi identica a un'altra segnata due stagioni fa proprio al Bentegodi contro il Chievo dallo stesso Faraone (all'epoca servito da un colpo di testa di Fazio).

Il vantaggio non appaga i giallorossi che continuano a premere, ma nel pressing offensivo rimediano due gialli pesanti con Cristante e Zaniolo (quest'ultimo entra in diffida). Poco dopo Karsdorp serve Dzeko defilato in area sulla destra, il bosniaco mette a sedere Hetemaj in piena area e fulmina Sorrentino col sinistro. Il raddoppio non chiude però i giochi per nessuno, alla luce delle ultime rimonte subite. E quasi a voler risvegliare i fantasmi, il Chievo si affaccia minacciosamente e a più riprese in area romanista, dove sono prima Mirante e poi Marcano a evitare il peggio. Ma il vero miracolo arriva ad opera di Mirante: sugli sviluppi di un corner, Bani sovrasta Karsdorp: la torre arriva sulla testa di Djordjevic che a un passo dalla linea di porta (e probabilmente in fuorigioco) esalta il portiere giallorosso. Poco prima del finire del tempo la Roma trova un'occasione quasi per caso. El Shaarawy affronta Frey che si fa male da solo (sarà sostituito da Depaoli): il numero 92 trova un'autostrada spianata verso la porta, ma opta per un cross basso in mezzo al posto della soluzione personale e gli attaccanti giallorossi vengono anticipati.

Al ritorno dagli spogliatoi è la Roma ad andare in gol alla prima sortita offensiva: El Shaarawy guida la transizione da sinistra e cerca Dzeko, che con uno splendido tocco manda verso la porta l'accorrente Kolarov. Il serbo non si fa pregare e lascia partire un diagonale che non lascia scampo a Sorrentino. Il settore occupato dai tifosi romanisti esulta, poi becca ancora il numero 11 con qualche coro non esattamente lusinghiero. A quel punto l'esterno sfodera il suo inchino post-esultanza, in realtà già esibito anche al derby come in altre occasioni che lo hanno visto nelle vesti di realizzatore (è arrivato a sette in stagione, sei in campionato). Il gesto però questa volta non viene apprezzato dagli spalti, che rispondono per le rime, proseguendo nei cori ad personam. Poco dopo Florenzi sostituisce Schick, colpito da un fastidio al flessore. Ma è il momento migliore della Roma, che potrebbe dilagare: occasioni in sequenza per Marcano, Fazio, Dzeko e Zaniolo. A metà ripresa la gara sembra non avere più nulla di nuovo da dire, se non per l'ingresso in campo di Capitan De Rossi (acclamatissimo dai tifosi) e per lo show personale di Dzeko, che prima con una bordata di sinistro fa tremare la traversa. Poi si veste da assist-man e serve El Shaarawy, che a botta sicura colpisce a sua volta il palo. Il bottino non si arrotonda ulteriormente, ma la Roma almeno per una notte torna quarta. E affidabile.