C'è uno Schick tutto nuovo che può far sperare Eusebio Di Francesco in un'arma in più per il finale di stagione e, in generale, per il futuro della Roma. La buona prestazione della squadra con il Milan, dopo il catastrofico, quello sì, match di Firenze in Coppa Italia, è stato un segnale. Certamente non è bastato a ricompattare del tutto con la tifoseria e l'ambiente. Ci vorrà ben altro. Lo sanno anche alla Roma, ma nei momenti negativi bisogna prendere gli aspetti positivi - in un 7-1 non ce ne sono - per ripartire da quelli. Che domenica sera all'Olimpico sono stati tanti, purtroppo non confortati dal risultato, che sta decisamente stretto alla Roma.

Una delle corde più elastiche che si sono viste in campo contro la squadra di Gattuso è proprio Patrik Schick. Analizzando l'ultimo periodo dell'attaccante ceco, da quando cioè è diventato titolare perché mancava Edin Dzeko e non ha fatto chissà che cosa, anzi, ad oggi, sono cambiate un po' di cose. Sì, perché Di Francesco recentemente, e dopo essersi infuriato spesso con lui per le prestazioni incolori fornite, l'ha "scelto". Come accadde nella scorsa stagione in una partita delicata e difficile, come quella che è poi è passata nella leggenda (il 3-0 col Barça), anche stavolta si è rivolto a lui e l'ha mandato in campo in una gara complessa, anche se, a differenza del 10 aprile scorso contro i blaugrana quando la Roma si schierò a tre in difesa, questa volta nel tanto caro 4-3-3. Come "vice-Ünder" (che continua il suo percorso di recupero insieme a Juan Jesus e Perotti, anche ieri impegnati nel lavoro individuale), anche se parliamo di due giocatori profondamente diversi, ma in quella posizione di centro-destra, per intendersi.

«Il mio rendimento non dipende dal mental coach», ha dichiarato Patrik qualche settimana fa, alludendo al fatto che è troppo recente la collaborazione con "the positive leader", il connazionale Jan Mühlfeit. È vero, nel calcio cambia tutto a volte anche in poco tempo. Se pensiamo poi alla squadra giallorossa, le cose spesso cambiano incredibilmente anche nell'arco di una stessa partita. Come accaduto a Bergamo, dove dopo la prestazione incoraggiante sotto l'aspetto della combattività soprattutto contro il Torino, Schick è rimasto - anche abbastanza sorprendentemente - a guardare. Tutto troppo nero nella serata del Franchi, poi, per poter essere vero. Anche la prova di Patrik, che infatti con il Milan è tornato titolare, anche se con Dzeko. Ha sfiorato il gol con un colpo di testa sul quale Donnarumma ha compiuto un miracolo. È entrato nell'azione del gol di Zaniolo, con un colpo di tacco volante che ha impegnato il portiere della Nazionale.

Insomma, pare vivo. Anche lui, come la Roma vista contro Piatek e compagni. E se Eusebio sceglierà ancora il caro vecchio 4-3-3 diventa probabile anche la conferma del ceco, che può essere impiegato senza più paura - rispetto all'inizio di questa stagione e a quella precedente - di perdere troppo gli equilibri (in tal caso Nzonzi andrebbe in panchina). Più che se il tecnico scegliesse il 4-2-3-1 (con De Rossi recuperato Cristante potrebbe essere sacrificato) che è stato alla base da settembre ad oggi. Schick potrebbe finire in panchina, nel caso. Ma adesso là davanti c'è più scelta a disposizione, con un Patrik forse più solido e meno chic del solito, ma il Patrik Schick del 2019.