Alle 10.30 presso la sede dell'Istituto per il Credito Sportivo in Via Giambattista Vico 5 si svolge la presentazione di "Donne di calcio", ebook curato da Il Sole 24 Ore dedicato al calcio femminile. La prefazione del libro è a cura di Michele Uva, vicepresidente Uefa ed ex direttore generale della Figc. Intervengono nel corso della mattinata Andrea Abodi, presidente ICS, Mauro Baldissoni, vicepresidente esecutivo della AS Roma, Milena Bertolini, ct della Nazionale di calcio femminile, Stefano Braghin, responsabile del progetto Juventus Women, Evelina Christillin, membro europeo del consiglio Fifa, Josefa Idem, area psicologica settore giovanile Figc, Sandro Mencucci, presidente Fiorentina Women's, Patrizia Panico, Tecnico Federale Nazionale under 15 maschile, Francesca Sanzone, Responsabile Divisione calcio femminile, Elisabet Spina, responsabile del settore femminile del Milan ed Elisabetta Vignotto, presidente Sassuolo calcio femminile.

Andrea Abodi, presidente del Credito Sportivo, ha introdotto l'iniziativa: "Questa testimonianza può accelerare il processo di sviluppo del calcio femminile, non solo sportivo, ma anche, essendo il 2019 l'anno dei Mondiali a cui parteciperà l'Italia. La gioia della qualificazione è la migliore testimonianza di tutte le potenzialità che ci sono e che in parte sono espressa. Il Credito Sportivo è un potenziale, abbiamo il dovere di tirarlo fuori: speriamo che la collaborazione con il calcio femminile possa portare a un'agenda che aiuti a tirare fuori tutte le potenzialità del calcio femminile. Il consenso cresce in campo e fuori, i pregiudizi devono sparire e si deve affermare la parità col calcio maschile".

Andrea Abodi, presidente del Credito Sportivo

Evelina Christillin, membro europeo del consiglio Fifa, ha dichiarato: "Quest'anno il congresso Fifa sarà il giorno prima dell'inizio del Mondiale femminile a Parigi: è un segno importante. In Italia dobbiamo ringraziare Michele Uva che è stato il primo a credere nel calcio femminile". Patrizia Panico, allenatrice ed ex giocatrice, ha aggiunto: "Il Mondiale lo guardano tutti. Vedere una Nazionale scendere in campo attira spettatori, quindi per chi lo gioca è un'emozione, per chi assiste è un'opportunità per conoscere e apprezzare il calcio femminile". E' stato poi il turno di Josefa Idem, ex canoista e oggi politica attenta al mondo dello sport femminile: "Tanti pensano che io abbia ottenuto successi grazie alle esperienze da giovane atleta. Invece no, io ci sono riuscita nonostante tutte le esperienze di discriminazione di genere".

Questo l'intervento di Milena Bertolini, ct della Nazionale italiana: "La scuola è un contenitore importante per la promozione del calcio delle bambine. A scuola si sentono accolte, non c'è la competizione esasperata, quindi si approcciano al calcio in modo molto sereno. L'impiantistica è certamente un problema, ma alla scuola elementare già si può iniziare a giocare a calcio alla palestra o dove sia. Questa pratica è propedeutica al calcio a 11. Senza società professionistiche come Sassuolo, Roma, Milan, Juventus non avremmo avuto questa accelerazione ad alti livelli. Ma adesso occorre lavorare sulla base: un conto sono le bambine che riescono a giocare in un club professionistico, ma quelle che giocano nelle squadre di quartiere hanno dei problemi e dei paletti che ancora non sono superati".

Per ciò che riguarda il pubblico, il Ct azzurro ha detto: "Paesi come la Spagna ha iniziato un lavoro quindici anni fa e ora ne raccoglie i frutti. Realisticamente per noi è presto fare quelle cifre. Serve un grande lavoro a livello di media. Serve far conoscere la Nazionale, serve far conoscere il campionato che ora entra nella fase clou. Noi come Nazionale quello che possiamo fare è vincere: quando vinci sei seguito, è innegabile. Ma è anche importante far vedere del bel calcio. A volte anche in contrasto coi miei presidenti di club, dicevo che per il calcio femminile era meglio perdere o pareggiare giocando bene che vincere giocando male, perché alla lunga paga".

Le parole di Baldissoni

Queste le parole di Mauro Baldissoni, vicepresidente della Roma: "Abbiamo incominciato a occuparci di calcio femminile con le bambine Under 12, sulla spinta di Uefa e Fifa. Le cose o si fanno o non si fanno: noi abbiamo scelto di farlo seguendo l'eccellenza. Volevamo arrivare alla creazione della prima squadra in maniera organica. Volevamo raccogliere il frutto del lavoro e delle nostre esperienze. Michele Uva ci ha chiamato dicendo che voleva accelerare lo sviluppo del calcio femminile e aveva bisogno dello sviluppo di squadre professionistiche. Quindi abbiamo preso in considerazione l'idea di creare la prima squadra in poco tempo, ma in cambio abbiamo chiesto un sostegno il sostegno della Federazione. Abbiamo affrontato questo sforzo economico e amministrativo, associandoci a squadre come Fiorentina, Juventus e Sassuolo, facendolo in maniera netta e chiara. Abbiamo fatto una presentazione simbolica e mediatica molto scenografica. In quell'occasione abbiamo dichiarato che avremmo garantito la stessa copertura che diamo alla Primavera, in cui tutti i ragazzi prendono un rimborso spese ma non hanno contratti professionistici. Il primo dubbio è stato il nome: alcuni hanno scelto "women" o "ladies". Noi abbiamo preferito di chiamarci "femminile" e di indicare la categoria di età. Siamo contenti che Sky trasmetta le partite e siamo contenti di trasmettere quelle della Roma che non vanno lì su Roma Tv. Abbiamo aperto anche un account sui canali social che segue la squadra delle ragazze e facciamo dirette su Twitter delle partite quando è consentito, arrivando a picchi di 160mila visualizzazioni". 

"Abbiamo detto che c'è bisogno di crescita e infrastrutture", ha proseguito Baldissoni. "Noi abbiamo fatto lo sforzo di recuperare il Tre Fontane. Ma siamo un po' in difficoltà perché sentiamo incertezza per il futuro. Non abbiamo capito in Federazione dove va ad atterrare il calcio femminile, come continuerà ad occuparsene. Non abbiamo capito come queste ragazze verranno inquadrate: professionismo o no forse è una semplificazione, ma bisogna mettere le ragazze in condizione di lavorare come atlete di eccellenza. Noi dobbiamo chiedere alle ragazze uno sforzo di alto livello, ma dobbiamo avere gli strumenti per poterglielo chiedere. E' difficile coinvolgere una giocatrice che viene da un campionato estero, perché non siamo in condizione e non ci sono gli strumenti. Non cerchiamo risposte oggi, ma c'è bisogno di sapere queste cose. Vogliamo continuare a investire, ma serve chiarezza. Serve una struttura tecnico-organizzativa alla pari".