Ancora non è tempo di conti alla rovescia verso il nuovo anno. Ma in chiave romanista esiste un countdown di vitale importanza che può essere anticipato rispetto alle date cerchiate in rosso sul calendario: Lorenzo Pellegrini sta per rientrare. Il Capitano dovrebbe riunirsi gradualmente al gruppo alla ripresa degli allenamenti, prevista per il 30 dicembre (sfruttando i giorni di pausa per una breve vacanza a Dubai, meta anche di Spinazzola, Cristante e Mancini), per poi provare a essere pronto per i due big match che apriranno il 2022 - e il primo ritorno asimmetrico della Serie A - in rapida sequenza: contro il Milan a San Siro all'Epifania, e con la Juventus all'Olimpico il 9 gennaio. Al ritrovo della squadra sui campi del "Fulvio Bernardini" sarà trascorso oltre un mese dall'infortunio alla coscia che ha sottratto il numero 7 quasi per intero dall'ultimo mini-ciclo, il più intenso, quello che ha decretato i primi parziali verdetti di stagione, dalla fine del girone d'andata in campionato al termine della fase a gruppi in Conference League. Lorenzo ha disputato per intero soltanto la prima gara dopo l'ultima sosta, quella conclusa con la vittoria sul Genoa a Marassi. Poi i quindici minuti iniziali contro il Torino, il ko e tutto dicembre trascorso a seguire i compagni da fuori, fra terapie e allenamenti individuali. Sei gare out fra campionato e coppa, che diventano sette con quella praticamente non giocata di fronte alla squadra di Juric. Un tempo dilatato per chiunque, ancora di più per chi indossa la fascia e vive la Roma così intensamente.

E non deve essere stato facile per lo stesso Mourinho gestire un'assenza tanto lunga di una pedina fondamentale, elastico fra centrocampo e attacco, capace di tempi d'inserimento come di trasmissione palla non comuni a ogni latitudine, compresa questa. «Come Lorenzo ne vorrei tre», aveva detto lo Special One in tempi non sospetti, col rinnovo di contratto ancora non firmato e qualche mugugno di troppo nell'aria. E Pellegrini in tre si è fatto: leader come i gradi impongono, assist-man come da abitudini consolidate e soprattutto bomber, anche un po' a sorpresa. Mai era stato tanto prolifico come in questo scorcio di stagione: otto gol complessivi, cinque in campionato in appena tredici presenze, che fino all'infortunio lo hanno reso cannoniere principe della rosa (ora è Abraham con 12 centri totali). Ma soprattutto il Sette ha mantenuto un rendimento ben oltre il 7, costante e sempre elevato, che lo ha reso uno dei migliori centrocampisti nei 5 campionati top d'Europa. Uno così come fa a non mancare? Ora ci siamo quasi però. Dieci, nove, otto...