Dieci anni più tardi, Henrikh Mkhitaryan torna al centro del campo: il nuovo assetto a cinque varato da Mourinho ha portato l'armeno ad arretrare di qualche metro il suo raggio d'azione, ma la sua presenza nella zona nevralgica del campo non è una novità assoluta. A Roma ci eravamo abituati a vederlo nel ruolo di ala (principalmente a sinistra), in qualche circostanza ha fatto persino la prima punta (l'anno scorso a Marassi contro il Genoa, quando segnò una tripletta) o il trequartista centrale; adesso, invece, lo "Special One" lo ha reinventato mezzala per dare manforte a Cristante e Veretout. La posizione non è del tutto inedita per il trentaduenne ex Arsenal e Borussia Dortmund, che proprio in quella zona del campo si è messo in luce, attirando su di sé le attenzioni dei principali club europei. Arrivato allo Shakhtar nel 2010 dall'altra squadra di Donetsk, il Metalurgh, per volere dell'allora tecnico arancionero Mircea Lucescu, Mkhitaryan è già allora un trequartista puro. Il tecnico romeno, però, lo reinventa, spostandolo sulla linea dei centrocampisti nel 4-2-3-1: in quella squadra a forti tinte verdeoro (ci sono Willian, Luiz Adriano, Douglas Costa e Jadson), Henrikh si ritaglia spesso un ruolo al fianco di Hubschmann o Stepanenko che, a differenza sua, hanno compiti di maggiore interdizione. Mkhitaryan, invece, è l'uomo deputato a legare la mediana con la trequarti piena di fantasia, perciò non disdegna gli inserimenti in area avversaria. Gioca a centrocampo anche all'Olimpico, contro la Roma, il 16 febbraio 2011 nell'andata degli ottavi di Champions League: gli ucraini battono 3-2 la squadra di Ranieri e Micki risulta tra i migliori in campo; idem al ritorno, tre settimane più tardi, alla Donbass Arena. Finisce 3-0 per lo Shakhtar e l'armeno sembra essere in ogni zona del campo, andando spesso a occupare anche il ruolo di trequartista, alternandosi con Jadson. Quello ricoperto nella prima parte della sua avventura a Donetsk è quindi un ruolo ibrido, che alterna compiti di prima costruzione a quelli di rifinitura, non così distante da quello che Mourinho gli ha ritagliato addosso nelle ultime uscite. È nel dicembre 2011, quindi esattamente dieci anni fa, che Mkhitaryan si trasferisce in pianta stabile nell'area centrale della trequarti: tra il 2 e l'11 di quel mese, due gol e un assist in tre partite sanciscono il suo definitivo ritorno nel ruolo che più gli si addice per caratteristiche tecniche e tattiche. Ma anche a Dortmund e nell'Arsenal, in alcune circostanze, verrà di nuovo abbassato sulla linea di centrocampisti: soluzioni-tampone, è ovvio, ma la sostanza non cambia. Henrikh, quel ruolo, sa farlo: a maggior ragione oggi, che ha acquisito esperienza e personalità. Del resto, il numero 77 romanista è un giocatore che sa pressare i difensori avversari e non disdegna il recupero palla: non è un caso se contro lo Spezia sia stato quello con il maggior numero di recuperi (13). Pur avendo inevitabilmente perso lo scatto di qualche anno fa, la sua intelligenza tattica lo porta spesso a trovare con maggiore facilità rispetto ad alcuni compagni la porzione di campo ideale: sa dove posizionarsi, sa verticalizzare, sa dialogare con i centrocampisti e sa muoversi tra le linee. Difficile dire quanto a lungo Mou lo schiererà in quel ruolo, ma di certo le sue caratteristiche gli permettono di ricoprirlo egregiamente.