Lo manda Picone. In questo caso, però, non è l'indimenticabile personaggio di un film di Nanni Loy, ma si tratta del cognome della signora Chiara, la moglie di Javier Pastore, conosciuta negli anni palermitani dell'argentino. La signora, non più tardi di tre giorni fa, attraverso uno di quei marchingegni social che ormai sono diventati il principale motore della comunicazione globale, ci ha informato che il marito è pronto, è in forma e che sarà Di Francesco a decidere se e quando farlo giocare. Bene, pare che il tecnico giallorosso la pensi alla stessa maniera della signora Picone. Oggi, a Firenze, in un quarto di finale da dentro o fuori, Pastore pare proprio che tornerà a vestire una maglia da titolare, trequartista centrale che poi, almeno per noi, è il suo ruolo naturale. Un po' come è accaduto nel precedente turno di coppa contro l'Entella quando tornò a sentire il suo nome negli undici iniziali dopo una vita. La precedente era datata derby, una trentina di minuti giocati anche piuttosto bene, poi un nuovo problema al polpaccio, Lorenzo Pellegrini che prende il suo posto, un guaio muscolare a tenere fermo l'argentino, complici pure le crescite esponenziali prima dello stesso Pellegrini, poi del baby Zaniolo. E lui, Pastore, tra un viaggio della speranza a Barcellona in cerca della cura giusta, riabilitazione, allenamenti, è rimasto a guardare una Roma che sembrava poter fare a meno di quello che, l'estate scorsa, un po' da tutti era stato considerato il fiore all'occhiello di un mercato che aveva visto la partenza di nomi importanti, ma anche l'arrivo di dodici volti nuovi dalle parti di Trigoria.

Una storia da scrivere

È andata in tutta altra maniera. Perché il ricordo di Pastore fin qui è rimasto tale. Certo, c'è stata la complicità di una serie di infortuni muscolari che ne hanno limitato rendimento e continuità, ma l'idea che potesse essere lui l'uomo in grado di garantire talento e qualità alla nuova Roma, fin qui è rimasta teoria. Ci sono stati un paio di colpi di tacco (Atalanta e Frosinone) che sembravano poter essere l'antipasto di un ritorno in copertina di un talento che negli anni di Palermo e nelle prime due-tre stagioni al Psg, primo acquisto dell'emiro che più o meno vale il Pil di parecchi stati africani messi insieme, aveva acceso la fantasia di chiunque avesse un raffinato ed elevato senso estetico del calcio. Non è successo. Forse anche a causa dell'equivoco con cui l'argentino si è ripresentato in Italia. Ovvero interno di centrocampo, ruolo in cui ci avrà anche giocato, ma che non bisogna essere scienziati del calcio per capire che lì, da interno, un po' di fatica la fa a giocarci. Di Francesco lo schierò in mezzo al campo nella prima di campionato a Torino contro i granata. Un esperimento che è durato lo spazio di poco più di un tempo. Poi è cominciata la ricerca della posizione giusta per le sue qualità. Arrivata, si pensava, nel momento in cui l'allenatore decise di «tradire» il suo quattro-tre-tre per virare verso l'attuale quattro-due-tre-uno, all'argentino il ruolo di trequartista centrale. La storia era ripartita quel giorno del derby, poi sapete tutti come è andata.

Eppure a questa Roma servirebbe recuperare il talento di un giocatore che tecnicamente ha qualità che non si possono discutere. È una storia che potrebbe ripartire da Firenze dove sembra proprio che Di Francesco voglia concedergli una nuova occasione, facilitato, si fa per dire, dal fatto che le squalifiche in campionato di Cristante e Nzonzi, consigliano di non rischiare, almeno dall'inizio, Lorenzo Pellegrini e forse pure Nicolò Zaniolo che, tra l'altro, in ogni caso potrebbe essere confermato sulla corsia destra del fronte offensivo. E allora meglio dar retta alla signora Picone. Ritocca all'argentino tornare in campo con una maglia da titolare, avendo come obiettivo prima di tutto la qualificazione per la semifinale di coppa Italia, ma anche quello di cominciare a instillare il dubbio nella testa di Di Francesco per provare a ritornare una scelta per la Roma. Che, dopo, avrà da inseguire la qualificazione ai quarti in Champions contro il Porto e il quarto posto in campionato. Con Pastore vero, sarebbe più facile. La signora Picone ne è assolutamente convinta.