Il pallone sotto al braccio, le ginocchia sbucciate, il sudore dietro la schiena e una madre, in finestra, a gridare che è pronta la cena. Guardate che il calcio è una cosa semplice. Il calcio eravamo noi ragazzini a rincorrere un Super Santos nei cortili delle nonne, noi che sfondavamo le serrande, con i nostri tiri al volo, per sottrarre punti al portiere durante interminabili Tedesche. Noi che d'estate, con quattro ciabatte infilate nella sabbia, ci sfidavamo – tra il bagnasciuga e la schiuma delle onde – fino a che il sole andava a nascondersi all'orizzonte colorando il mare d'argento. Tutti noi da bambini abbiamo cullato il sogno di diventare calciatori, anzi: calciatori della ROMA. Con il diario pieno di scritte, i muri della cameretta tappezzati di poster e la bandiera sempre al vento fuori dalla finestra. Noi che con quel W LA ROMA alimentavamo, quotidianamente, l'incitamento più genuino che sia mai stato partorito. Con i mazzetti delle figurine in mano, pochi spicci in tasca, amori basici – mamma, papà, nonni – nel cuore e addosso quel chiodo fisso che più crescevamo e più ci si infilava nella carne: chi prima e chi dopo, tutti i tifosi che popolano gli spalti dello Stadio Olimpico hanno capito che quel sogno non si sarebbe realizzato… eppure, anche se per qualcuno potrebbe apparire strano, nessuno hai fatto mai un passo indietro. Pensateci: nella vita di tutti i giorni, quella in cui molti-troppi non si appassionano a niente se non a qualcosa da cui poter trarre un vantaggio, appena si vede la mal parata si cambia strada. Qui no. Perché il sogno nostro ha continuato a correre nelle gambe di Agostino, Bruno, Peppe, Francesco, Daniele, Lorenzo… ma pure in quelle, certamente più sgraziate, di chiunque altro si è infilato la nostra maglia in tutti questi anni: non ci siamo mai chiesti dove sarebbe potuta arrivare la ROMA ma ci siamo sempre, e solo, preoccupati di starle accanto al traguardo. Anche se nel frattempo, intorno, il calcio era cambiato. Pure se certo romanticismo era stato ridotto a brandelli, nonostante certe tradizioni erano state spazzate via. Siamo rimasti noi, è rimasta la ROMA e pure quel pallone che non ci stancheremo mai di prendere a calci.

"Non molleremo mai".