No, non sono felice quando la ROMA perde. Di più: voglio vincere. Due considerazioni così scontate da risultare superflue. Però, perdonatemi, necessarie in relazione a certe dinamiche davvero noiose. Un vero e proprio antidoto, insomma, alle frasi fatte davanti al bello. E il bello sono quei dieci minuti di "ROMA alé", sabato sera, all'Olimpico. Sapete una cosa? Sono cresciuto in una famiglia in cui mia madre è andata allo stadio una sola volta in tutta la sua vita: contro il Milan, quarti di finale di Coppa Italia 1984. Presente perché mio padre, a sua insaputa, le prese il biglietto nel tentativo, più o meno goffo, di portare più persone possibili – coinvolse anche altre due famiglie – e scongiurare il rischio degli spalti vuoti dopo quella maledetta finale giocata, contro il Liverpool, appena otto giorni prima. Non voleva lasciare sola la ROMA, insomma. Ecco, questo per me è il bello: la capacità d'amare questa squadra senza pretendere nulla in cambio. Certo: mi incazzo quando perdiamo, non ci dormo e so riconoscere, pure bene, i limiti che presenta la nostra formazione ma maggiori saranno le difficoltà, più grande sarà la voglia di sostenerla. Non sono le potenzialità degli undici il termine di paragone della passione, tutt'altro. «Eh ma quelli sono milionari, sai che gli frega…», grazie per l'informazione. Ora però, di informazione, ve ne do una io: passeranno, passeranno tutti. Mentre noi resteremo, sempre. A preservare, come sabato sera, qualcosa più grande di loro e pure di tutti noi: la ROMA. E se fosse stato l'albo, anziché il bello, la stella polare della nostra passione avremmo scelto un'altra strada anziché quella – magari più difficile, ma meravigliosa – del senso di appartenenza. Quel senso di appartenenza che ci impedisce di abbandonare lo stadio – qualche minuto prima – quando perde, di restare a casa quando l'avversario da affrontare non è blasonato, di scegliere di non abbonarci quando la squadra costruita non è all'altezza delle nostre aspettative. Per qualcuno tutto questo vuol dire non essere ambiziosi. Sono quelli che non hanno capito niente della ROMA.