Il terribile 0-3 di ieri sera serve a stabilire alcune misure: intanto che la Curva Sud vive diverse grandezze sopra lo standard medio della Roma degli ultimi anni, poi che tra Roma e Inter ci sono diverse categorie di differenza e infine, e purtroppo - ma qui limitiamo il giudizio alla partita di ieri perché le carriere sono ovviamente imparagonabili - che Inzaghi tatticamente si è mostrato decisamente superiore a Mourinho. Ci si attendeva il coniglio dal cilindro dal portoghese sapendo che le differenze tecniche tra le squadre sarebbero state acuite dall'emergenza di Trigoria (fuori gli squalificati Abraham e Karsdorp e gli indisponibili Spinazzola, Pellegrini, El Shaarawy e Felix, con l'aggiunta di Perez ko per un affaticamento muscolare al flessore di cui tutti ignoravano l'esistenza), e invece José ha tenuto la squadra inchiodata a presidio dell'area con quattro centrali schierati più Viña a sinistra, sperando solo di non prendere gol. Ma il piano non è riuscito: bucata addirittura su calcio d'angolo da Calhanoglu dopo un quarto d'ora, la Roma è stata incapace di reagire, ha preso il secondo da Dzeko e il terzo da Dumfries e avrebbero potuto essere molti di più. Il secondo tempo è stato di pura accademia e la gara è terminato sulla note cantilenanti della Sud di un "Ale ale Roma alè" che è durato otto minuti oltre il fischio finale, un messaggio di amore e di rimprovero allo stesso tempo che risuonerà a lungo nelle orecchie di tutti, speriamo anche in quelle di chi a Trigoria dovrà mettere un po' d'ordine. Quella di ieri è infatti la settima sconfitta su sedici partite e con le gare di oggi è assai probabile che svanirà anche il quinto posto.

La partita si è chiusa nel primo tempo, terminato tra gli umilianti olé del settore ospiti nerazzurro, in estasi per quello che i 2000 tifosi avevano visto nei 45 minuti appena vissuti. Mourinho aveva deciso di affrontare l'emergenza puntando tutto sulla difesa e le ripartenze. Così al bivio tra il 4231 che avrebbe messo in una qualche apprensione Inzaghi e il 532 a trazione posteriore per giocarsela solo d'attesa, il portoghese non ha avuto dubbi, addirittura abbassando Zaniolo sulla prima impostazione dell'Inter all'altezza di Brozovic, col compito di (provare a) sporcargli l'iniziativa. Ma l'Inter sa giocare anche con i centrali, e quindi col povero Shomurodov a fare il torello tra i tre difensori sbucava sempre un passaggio a liberarne uno per l'impostazione libera, e quasi sempre è stato Bastoni, mandato forse non per caso da quello stratega di Inzaghi a rinforzare la catena di sinistra, con Perisic, Calhanoglu e Correa in serata di grazia. Il disastro si è compiuto soprattutto lì, con il povero Ibañez, a disagio nelle vesti di esterno a tutta fascia, che ha corso dietro ora a uno ora all'altro, lasciando delle voragini poi strategicamente occupate dai nerazzurri. Mourinho aveva messo tutti i suoi centrali a disposizione in campo, non avendo all'ultimo neanche Perez, portandosi in panchina il primavera Ndiaye, inserendo di nuovo titolare il tremebondo Kumbulla con Mancini e Smalling, con Mkhitaryan, Cristante e Veretout a ulteriore difesa del fortino, e ha impostato la partita in chiave esclusivamente difensiva, ma senza un piano B. Il piano A avrebbe potuto funzionare solo in un caso: non prendendo gol. E per un quarto d'ora la partita è sembrata andare in stallo, con l'Inter (con D'Ambrosio e Skriniar al fianco di Bastoni dietro, ma con i suoi esterni Dumfries e Perisic altissimi, Brozovic in impostazione e Barella e Calhanoglu incursori di trequarti, e Correa preferito a Lautaro accanto a Dzeko) a palleggiare nella propria metà campo fino alla trequarti, ma senza trovare varchi significativi. Tanto che per la prima parte del tempo le uniche azioni degne di taccuino erano state romaniste, con uno strappo di Zaniolo dopo 22 secondi a servire Shomurodov, poco lucido nella deviazione di testa in area, con un altro strappo di Zaniolo fermato fallosamente e con la consueta interpretazione arbitrale al contrario, con una super-azione di Viña al 10°, capace di vincere un duello con Dumfries sulla linea laterale sulla propria trequarti e di arrivare addirittura al tiro dal limite dell'area, respinto.

Ma poi è arrivato l'episodio che ha cambiato il senso della partita: un calcio d'angolo battuto da Calhanoglu verso il primo palo, colpevolmente lasciato sfilare da Zaniolo (era lui a presidio del palo) e a quel punto sfiorato da Cristante e beffardamente passato sotto le gambe da Rui Patricio, forse il meno colpevole dei tre. In vantaggio, persino un po' a sorpresa, si è capito presto che la Roma non sarebbe stata in grado di riprendere la partita. Ha continuato ad aspettare l'Inter che a quel punto si è fatta forza, ha capito che avrebbe potuto ulteriormente osare visto l'atteggiamento remissivo dei giallorossi, ha alzato uno dei centrali sul lato scoperto della Roma e ha colpito come e quando ha voluto, segnando altre due reti e sfiorandone altre due, ubriacando i poveri difensori giallorossi con scambi ad alta velocità e combinazioni sul velluto. Al 24° l'azione più bella, culminata con un inserimento di Calhanoglu a sinistra e passaggio all'indietro per Dzeko che ha deviato di piatto sinistro, trovando il tocco di ginocchio quasi impercettibile del solito Kumbulla a mettere fuori causa anche Rui Patricio. Al 29° il portiere portoghese ha fatto un miracolo per fermare con la mano in due tempi un altro diagonale di Dzeko liberato da un bellissimo taglio di Correa, al 31° Perisic entrato ancora a sinistra ha crossato forte sul secondo palo dove Kumbulla non è arrivato (strano) e Dzeko sì, senza però centrare il bersaglio. Al 37° un'insistita azione di Mancini ha rotto per un attimo l'assedio interista, sul cross è entrato Viña con un sinistro ciclonico respinto in tuffo ma con i piedi da Dumfries. E due minuti dopo ancora l'esterno olandese si è buttato su un altro pallone, stavolta mandato sul secondo palo in area giallorossa indovinate da chi?, sì, da Bastoni, arrivato al vertice dell'area romanista a sinistra quasi indisturbato. Ovviamente l'intervento in tuffo di Dumfries in corsa ha mandato la palla all'incrocio dei pali: in certe serate quello che deve andare tutto storto ci va sicuramente. Ma prendere gol così prevedibili è cosa che capita solo alla Roma.

Il secondo tempo praticamente non ha avuto storia, tanto che lo score dei tiri nello specchio della porta addirittura non è cambiato: 1 a 4 era nel primo tempo, 1 a 4 è rimasto nel secondo. Si è fatto solo qualche tiro verso la porta in più: il parziale di 5 a 8 nel primo tempo è diventato 9 a 10. Ma solo perché l'Inter ha semplicemente gestito il palleggio, sfiorando il quarto gol solo nel finale, con un'altra azione di pregio terminata con un destro di piatto di Sanchez molto alto sopra la traversa. Inzaghi aveva peraltro già perso Correa (probabile strappo) e pensando alle gare future aveva tolto Barella, Bastoni e Dzeko. E quando il bosniaco è uscito è stato salutato da molti fischi della curva, ma anche da tanti applausi dalla tribuna Monte Mario. La Tevere peraltro gli aveva dedicato uno striscione affettuoso: 119 volte grazie. Niente da dire del secondo tempo della Roma: solo che come forse era prevedibile Mourinho ha inserito solo Bove (per Kumbulla, abbassando Cristante) e Volpato (per Veretout a tempo scaduto, giusto per l'esordio in A): due ragazzini a sottolineare la differenza. E che Mancini e Zaniolo ammoniti salteranno la sfida di lunedì, quando si tornerà all'Olimpico dopo la complicata trasferta di Sofia.