Non solo in campo. Nel senso che se è vero come è vero che l'Inter è l'avversaria che più di chiunque altra la Roma ha sfidato nel terreno di gioco, è altrettanto vero che, anche fuori dal campo, leggasi mercato, il club nerazzurro è quello al quale sono legate le più numerose storie di mercato, soprattutto relativamente agli ultimi venticinque anni. Storie di trattative, rotture, flop, fumate bianche,"fregature" per dirlo come avrebbe fatto il presidente Franco Sensi.
Storie che, se ci limitiamo agli ultimi venticinque anni o poco più, come nome d'inizio possono avere quello di Marco Delvecchio. Anzi SuperMarco come è stato ribattezzato da queste parti. Pensare che il ragazzo milanese era arrivato a Trigoria non troppo contento e con la formula del prestito. Moratti gli aveva detto che sarebbe tornato nel giro di pochi mesi all'ombra della Madonnina. Ma entrambi non avevano fatto i conti con il fascino della nostra città e della nostra gente. SuperMarco si innamorò del giallorosso e volle rimanere a tutti i costi. Fu accontentato. Con i risultati che tutti conosciamo, primo mattone di uno scudetto che sarebbe arrivato qualche anno dopo.
Il secondo mattone, sempre sull'asse Milano-Roma, si materializzò nel 1999, prima stagione di Capello sulla panchina giallorossa. Il tecnico chiese a Sensi di prendergli Cristiano Zanetti dall'Inter. Il presidente che aveva il pregio di ascoltare i suoi allenatori se non altro per non concedergli alibi, concretizzò così lo scambio con Di Biagio, dando a Capello quello che voleva Capello. Il terzo, e più importante, mattone si materializzò nell'estate del duemila. Il nome? Gabriel Omar Batistuta. Il formidabile attaccante argentino era stato messo in vendita dalla Fiorentina di Cecchi Gori. E Moratti di fatto lo aveva acquistato trovando un accordo totale con il giocatore che, in fatto di soldi, era uno che guardava al centesimo. Ma la Roma che in quelle settimane doveva fare i conti con la vittoria del titolo della Lazio, decise di provare a prendere Batigol. Fu una trattativa estenuante. Portata avanti negli uffici ai Parioli dell'avvocato Ferreri allora vicepresidente della Roma. Intorno al tavolo Sensi, Franco Baldini e il procuratore Settimio Aloiso, soprannominato "E poi"... Nel senso che ogni volta che si pensava di essere arrivati a un accordo, Aloiso partiva con un altro e poi che voleva dire un'ulteriore richiesta. Si parlò di tutto, dai voli aerei ai buoni per la spesa, ma alla fine ci fu la fumata bianca. Le conseguenze, meravigliose, le conosciamo tutti. Poi due anni e mezzo dopo, con Batistuta alle prese con guai fisici, Sensi lo cedette all'Inter, condendo il tutto con una delle sue frasi più ricordate, «aho, gli avemo dato una fregatura».
Comunque gli affari tra le due squadre all'inizio del terzo millennio continuarono a infittirsi. Anche perché la forza economica della Roma di Sensi andava sempre più scemando, al contrario di quella di Massimo Moratti sempre più disposto a mettere sul piatto milioni di euro per costruire l'Inter che prima con Mancini e poi con Mourinho avrebbe vinto tutto. E per farlo aveva capito che la cosa migliore era andare a prendere giocatori alla Roma che era ormai alle prese con la necessità di far quadrare i conti. Nell'estate del 2007 ci fu così la telenovela legata al nome di Chivu. I procuratori del giocatore, i fratelli Becali, avevano trovato un accordo con l'Inter per il trasferimento del loro assistito. La Roma provò a resistere, trovando anche un accordo con il Real Madrid per cedere il giocatore, ma non ci fu niente da fare. Il romeno si trasferì in nerazzurro per la cifra complessiva di sedici milioni, tredici cash più tre della comproprietà di Andreolli. Un'operazione che è stata un successo visto che Chivu è stato un giocatore imprescindibile dell'Inter del triplete. Dodici mesi dopo l'Inter concesse il bis. Oggetto del desiderio il brasiliano Amantino Mancini. Pure qui Moratti aveva trovato l'accordo con il giocatore, la Roma aveva bisogno di incassare per sistemare il bilancio e così il tacco di Dio come era stato soprannominato dopo un indimenticabile gol in un derby, si trasferì a Milano in cambio di tredici milioni. Ma non con gli stessi risultati di Chivu. Anzi, tutto il contrario. Perché il Mancini che si era visto con la maglia della Roma con Spalletti allenatore, a Milano (con Mourinho in panchina) di fatto non lo hanno mai visto.
Limitandoci alle operazioni principali, la stagione dopo il trasferimento di Mancini, ci fu Nicolas Burdisso a fare il viaggio al contrario. Il difensore argentino l'Inter lo voleva vendere, ma la Roma in quel momento non aveva il cash per comprarlo. Si discusse all'infinito su come trovare un accordo e solo in extremis l'affare si concluse in prestito. Talmente in extremis che Burdisso arrivò a Genova poche ore prima della gara inaugurale del campionato che la Roma doveva giocare contro il Genoa. Spalletti lo mandò subito in campo e Nicolas salutò in panchina il fratello Guillermo che l'allora ds romanista Pradè aveva preso in prestito per dare una motivazione in più a Nicolas per trasferirsi alla Roma. Un trasferimento che fu talmente felice che dodici mesi dopo Roma e Inter si ritrovarono di nuovo intorno a un tavolo per definire la cessione definitiva del giocatore. Non fu una trattativa semplice, ma alla fine Burdisso diventò un giocatore della Roma in cambio di otto milioni.
Avvicinandosi ai giorni nostri, come non parlare dell'affare Nainggolan? Affare, a posteriori, per la Roma visto che il belga non ha mai più giocato come da queste parti, mentre la contropartita tecnica garantita dall'Inter è stata un successo. Certo non per Santon, ma sicuramente per un ragazzo come Zaniolo che all'epoca fu valutato quattro milioni e mezzo, cifra che sembrava tipo quelle plusvalenze oggi nel mirino della Procura di Torino e invece si è rivelata un affarone. C'è stato anche il tentativo di scambio Politano a Roma, Spinazzola all'Inter, saltato perchè Marotta smentì Ausilio facendo infuriare Petrachi. Infine negli ultimi due anni, prima Kolarov e pochi mesi fa Dzeko, hanno fatto il viaggio verso Milano. Speriamo che stasera possano pentirsene.