Quando è stato stilato il calendario di Serie A, questo 4 dicembre dev'essere stato cerchiato in rosso su una sua ipotetica agenda. O impresso a fuoco nella memoria. Ci sarebbe ben poco di cui stupirsi. Roma-Inter è "LA" partita per José Mourinho. Presente e futuro in piena costruzione ritrovano il passato più dolce, un biennio all'insegna dei trionfi da tramandare ai posteri. Ma deus ex machina è anche da queste parti, José (anche in senso maccheronico: ex e divinità, oltre che risolutore), sia pure con un percorso che parte molto più da lontano e cerca il proprio compimento nel medio-lungo termine. Concetto che sembra non essere stato afferrato da chi continua a propinare improbabili confronti coi recenti trascorsi giallorossi.
Mou è stato chiaro fin dal giorno della sua presentazione romana: quando ha ceduto alle lusinghe dei Friedkin, ha accettato anche di dimenticare le abitudini di una carriera votata al "tutto e subito". Programma triennale, mattone su mattone, per tentare la scalata verso il successo. Chi ha compreso perfettamente l'antifona - e non potrebbe essere altrimenti - è Paulo Roberto Falcao, altro gigante approdato nella Capitale in cerca della sfida delle sfide: far tornare all'apice un club che vivacchiava da decenni senza sognare in grande. Proprio il Divino per antonomasia si è schierato con chi vuole tornare a rendere Olimpo l'Olimpico. «Qualcuno può dire che non gli piace lo stile di Mourinho, ma non è il mio caso - le parole di Falcao ai microfoni di Espn - Lo rispetto, le sue squadre sono competitive, non c'è da stupirsi che abbia vinto quello che ha vinto. È ironico, super intelligente. È autentico e ai ragazzi piace perché è divertente, non usa un'ironia aggressiva. Ha una leadership enorme, un grande curriculum e ha vinto nel calcio italiano. Aiuterà tanto la Roma, non so se già nel primo anno, ma in un triennio costruirà una squadra molto competitiva». Il tempo che occorre, soprattutto a queste latitudini. Nessuno meglio del 5 può saperlo.
Altrove - Milano compresa - JM ha scelto gli istant team, in linea con le proprie ambizioni di tecnico rampante, anche un po' glam, sicuramente nella fase crescente della carriera. Ma dopo un ventennio di vittorie in serie non ha più bisogno di dimostrare alcunché. Può ricominciare come aveva iniziato, al Porto, con una squadra che tutto era tranne che irresistibile nei nomi, ma che lui è riuscito a forgiare fino a farle raggiungere vette impensabili: due coppe europee in sequenza prima di riprovarci altrove, le meno pronosticabili del terzo millennio.
Scherzi del destino, José si trova di nuovo a combattere pronostici avversi proprio contro il suo ex club. Oggi come quando c'era lui, nerazzurri col tricolore sul petto e lanciatissimi nel tentativo di bis. Senza elementi fondamentali in ogni reparto, falcidiato da infortuni e squalifiche, indispettito per le continue vessazioni arbitrali, Mou si è chiuso dentro il guscio di Trigoria, dove ha coperto col suo sconfinato scudo psicologico anche la squadra o quel che ne resta. Niente conferenza stampa rituale ieri, nessuna distrazione, tutti concentrati verso la meta: un risultato positivo che alla vigilia appare impensabile. È la specialità dello Special One, cementare il proprio gruppo a scapito di tutto. E anche a distanza di oltre un decennio, lo sanno bene in casa Inter.