«Forza Roma, forza Lupi». Si è conclusa così la cerimonia celebrata da Carmelo («non chiamatemi Don, basta Carmelo») in onore di Pedro Manfredini presso la chiesa Santa Maria Regina Pacis di Ostia. Venuto a mancare lunedì all'età di 83 anni, "Piedone" ha ricevuto l'ultimo abbraccio della sua gente. Tanti gli amici e i tifosi (alcuni con la sciarpa del "Vecchio CUCS") che hanno sfidato vento e pioggia per omaggiare la storia profondamente romanista dell'attaccante argentino. Presente anche il Gruppo Roma che ha accolto il feretro con lo striscione «Piedone R.I.P.», mentre in cima alla scalinata che conduce all'ingresso un cartello ricordava la sua carriera: «Addio al Piedone da 104 gooool. Hai onorato la Roma!». Una Roma presente alle esequie con Gabriele D'Urbano, responsabile dell'Archivio Storico, e con una rappresentanza del settore giovanile, incaricata di "custodire" il vessillo giallorosso. Accanto all'altare presente anche lo stemma dell'Utr.

Compagno di tante battaglie, Manfredini ha ricevuto il saluto commosso di Giancarlo De Sisti, Giampiero Menichelli e Alberto Ginulfi, che ha ricordato profondamente commosso: «Era una grandissima persona, oltre che un grandissimo giocatore. Io tifavo per lui e poi ho anche avuto l'onore di giocarci insieme. In una delle prime partite che ho giocato, vincemmo 4-0 a Palermo con tre gol suoi. Veniva da un periodo un po' buio con Carniglia e fu una giornata particolare perché vincere con la Roma da tifoso e calciatore per me era un traguardo inimmaginabile».

«In quel periodo stavo muovendo i miei primi passi al fianco di grandi campioni – ha detto "Picchio" De Sisti al termine della funzione – e seguivo le loro movenze, i loro discorsi per carpire le cose più belle da ciascuno. Per la verità Pedro era così scattante e bravo a inventare dei gol dal nulla, che sono riuscito a emularlo con grande difficoltà. Serbo il ricordo di una persona per bene, dal cuore d'oro, che sapeva come comportarsi. Mi ricordo quando cercava di dire le barzellette e non gli riusciva bene, ma la sua simpatia ci faceva ridere ugualmente e lui rideva dietro a noi. Era straordinario. Era una persona tranquilla, mentre in campo era sempre scattante e adrenalinico». Accompagnato in chiesa dalla pioggia, Pedro Manfredini ha lasciato il sagrato di Regina Pacis salutato da un timido sole e circondato da un tripudio di colori e vessilli giallorossi, quei colori che, dopo averli conosciuti, ha deciso di non abbandonare mai.