Il calcio non è più quello di una volta: il luogo comune, spesso dettato da faciloneria e retorica nostalgia, è sicuramente vero quando si tratta di comunicazione. La generazione 2.0, cresciuta con l'esplosione a livello globale di Internet, ormai affida ai social network la propria immagine pubblica, nel calcio come nello spettacolo. Sono lontani i tempi in cui i giornalisti potevano scambiare quattro chiacchiere con i giocatori al campo d'allenamento o addirittura sul pullman e in aereo durante le trasferte: ora tutto passa da Facebook, Instagram e Twitter, per citare soltanto i tre principali.  Che se ne occupi il calciatore stesso o - come nella maggior parte dei casi - un social media manager, fa poca differenza: stories, post e foto raccontano la vita di El Shaarawy e colleghi. Ammesso che decidano di creare dei profili: c'è anche chi, come De Rossi o altri della "vecchia guardia", preferisce account privati alle pagine pubbliche e di rappresentanza.

Il riferimento al Faraone giallorosso non è casuale: è lui il re dei social a Trigoria, con quasi 4 milioni di follower su Instagram, 5,5 milioni su Facebook e 1,5 milioni su Twitter. Un successo dovuto alla fama del calciatore, alle frequenti partnership con aziende (Dazn, tanto per citarne una) e all'enorme seguito che Stephan ha anche in Egitto. Seguono, ben distanziati, Edin Dzeko, Alessandro Florenzi e Javier Pastore: tutti e tre superano il milione di seguaci su Instagram (il social più utilizzato, che da tempo ha scavalcato Facebook nelle preferenze non solo dei calciatori, ma anche dell'utente medio). Anzi, a voler essere precisi Dzeko supera persino El Shaarawy sul social "dell'uccellino". Twitter è snobbato da molti giallorossi, ma nessuno di loro rinuncia a Instagram: foto degli allenamenti, del pranzo, in posa con i compagni nello spogliatoio dopo una vittoria, durante la partita, o nel bel mezzo dei festeggiamenti natalizi, per esempio. Una breve didascalia a corredo dell'immagine e i famigerati hashtag, che aiutano nella ricerca degli argomenti a cui si è interessati.

La Generazione Z

Z come Zaniolo: se alla generazione dei "Millenials" appartengono i nati tra gli Anni 80 e 90, i ragazzi nati da fine Anni 90 al 2010 vengono definiti Generazione Z. Sono la prima generazione nativa digitale, quella che in poche parole gode di un diffuso utilizzo di internet fin dalla nascita. E nella giovanissima Roma del 2018-19 non mancano i rappresentanti della Generazione Z: Zaniolo, Kluivert, Ünder, Coric, Luca e Lorenzo Pellegrini, solo per citarne alcuni. Sono tra i più attivi, quelli che postano più o meno quotidianamente contenuti sui vari profili. C'è anche chi, come Aleksandar Kolarov, ha deciso soltanto di recente di sbarcare su Instagram: il serbo, classe 1985, ha scelto il nick aleks11kolarov e, già dai primi post, si è fatto notare con una Ten Years Challenge (il tormentone social in cui gli utenti pubblicano due foto di loro stessi a dieci anni di distanza, l'una accanto all'altra) su... Ante Coric. Per non parlare dell'immagine che lo ritrae in un fotomontaggio in cui sovrasta il Colosseo. A dargli il benvenuto tutti i compagni, presenti e attuali: da Dzeko a Strootman, passando per El Shaarawy e Cristante.

E c'è chi invece, in controtendenza, l'account decide di chiuderlo: è la scelta fatta di recente da Juan Jesus, che invece resta attivo (e seguitissimo) su Twitter. Dove pochi giorni fa ha tranquillizzato i tifosi sull'entità del suo infortunio. Perché ormai, piaccia o meno, le notizie viaggiano anche sui social. E un like alla squadra rivale o a un potenziale futuro compagno possono scatenare chiacchiere di mercato, rumors, speranze e paure dei tifosi.

Luci e ombre

Come ogni strumento di comunicazione, anche i social hanno le loro controindicazioni. Figurarsi nel mondo del pallone, dove regnano spesso esasperazioni e insulti, ben lontani dal sano sfottò. Basti pensare a Davide Santon che, appena sbarcato a Roma, ha dovuto chiudere per un breve periodo il suo account a causa degli insulti ricevuti. o allo stesso Jesus, "reo" secondo alcuni utenti di aver pubblicato una story con Bella Ciao come colonna sonora: «Non c'entra niente la politica», aveva immediatamente precisato il difensore con un'altra story. La canzone, infatti, figurava nella colonna sonora della celebre serie tv La casa di carta. Tempi - e calcio - moderni: piacciano o meno, i social network sono sempre più lo strumento di comunicazione principe per le star sportive e non. I tempi cambiano, il modo di rapportarsi con i tifosi anche: benvenuti nel calcio 2.0.