Quattro ammonizioni e un'espulsione. In tredici presenze di campionato. A prima vista un ruolino di marcia da difensore, anche abbastanza ruvido. Invece no.
Si tratta delle sanzioni rimediate finora da Nicolò Zaniolo, ruolo trequartista o seconda punta, talento fulgido della Roma e del calcio italiano. E, quel che più conta, proveniente da due gravissimi infortuni. In un campionato normale ci si aspetterebbe una qualche forma di tutela, che non vuol dire alcun regalo, ma semplicemente attenzione certosina quando viene fermato in modo scorretto. Invece niente, anche in questo caso. Sui falli che subisce il 22 giallorosso spesso si chiudono entrambi gli occhi, mentre ci si precipita a sanzionarlo. Qualche esempio? L'espulsione con la Fiorentina, alla prima giornata: a rendere severissimo Pairetto (toh, sempre lui) due interventi in ripiegamento a fermare avversari, non cattivi né in zone "calde", il primo un minuto prima dell'intervallo, il secondo al rientro dagli spogliatoi, che Nicolò ritrova già al 52'. Altro giro, altra corsa: il macroscopico fallo subito in area di rigore biancoceleste nel derby, sul quale Guida sorvola come nulla fosse e dal cui capovolgimento di fronte nasce il doppio svantaggio. E ancora, l'ammonizione rimediata nell'impegno casalingo con l'Empoli: sul 2-0, a cinque minuti dal termine di una gara già abbondantemente chiusa nell'inerzia ancora prima che nel punteggio, Mourinho gli concede la standing ovation dopo una grande prestazione, ma prima ancora di dare "il cinque" al subentrante El Shaarawy, l'arbitro Ayroldi gli rifila il giallo per «aver tardato la sostituzione». Un giallo anche da Maresca nel match contro il Milan, «per proteste», dopo appena 7 minuti. Per non parlare dell'impunità concessa prima da Chiffi e poi ancora da Pairetto rispettivamente ai difensori di Torino e Bologna nelle ultime due giornate. Per fermare le cavalcate del romanista gli avversari fanno ricorso a ogni mezzo, anche non consentito dal regolamento, ma nessuna delle entrate irregolari ai suoi danni vale un cartellino evidentemente. Il giallo lo ha rifilato il fischietto piemontese mercoledì, ma a Nicolò, per simulazione: sanzione che ha mandato il gioiello romanista in diffida e - come da prassi - gli è costata anche la multa. Ancora prima delle decisioni del giudice sportivo, a lanciare l'allarme sul trattamento riservato al suo giocatore ha pensato Mou, non nuovo a queste prese di posizione (una analoga arrivò ai tempi del Chelsea, a difesa di Hazard). «Al posto di Zaniolo penserei seriamente alla possibilità di non rimanere in Serie A - le parole del tecnico nel post-partita al Dall'Ara - è impossibile qui, gli atteggiamenti che hanno con lui mi fanno stare male». Un malessere che fa il paio con la necessità di restare concentrati sull'Inter: oggi nessuna rituale conferenza.