È un po' uscito dai radar. Dopo un inizio assai promettente che lasciava presagire per lui finalmente oltre al futuro (che da sempre chi vive le giovanili di Trigoria sa essere assicurato) anche un presente da protagonista, in realtà Luca Pellegrini ha dovuto mordere il freno. Un po' perché davanti ha quel totem di Kolarov che pare non stancarsi mai e anzi migliora col passare degli anni, un po' perché la difesa è l'unico reparto nel quale Di Francesco sembra un po' più restio a dar spazio ai suoi talenti ancora acerbi. Così ad oggi sono state solamente quattro le presenze stagionali in campionato del terzino sinistro di riserva della rosa della Roma, di cui appena due dal primo minuto.

Ha esordito per una manciata di minuti col Frosinone (il tempo di confezionare un assist per il suo grande amico e punto di riferimento assoluto, Kolarov), poi ha giocato dall'inizio con Empoli (prova incoraggiante) e con la Spal, quando causò (anche se le immagini non hanno mai chiarito la nitidezza del fallo) il rigore del vantaggio dei ferraresi, e poi si è rivisto in quei maledetti minuti finali a Cagliari. Due anche le apparizioni in Champions, entrambe con il Viktoria Plzen: quindici ottimi minuti all'andata, undici disastrosi minuti al ritorno, con un'espulsione che ha ulteriormente appesantito il bilancio della serata. Insomma, quando ha giocato Luca lo ha fatto anche bene, ma poi è stato protagonista più o meno diretto di alcuni specifici episodi sfortunati che di certo non hanno contribuito a facilitare il suo ingresso in pianta stabile nella rosa dei giocatori che Di Francesco tiene in considerazione per giocare.

Tra le varie chiacchiere sentite in questi giorni di mercato ce n'è stata anche qualcuna intorno al suo nome, in realtà ci risulta che né il club né il giocatore sentano l'esigenza di rivedere la strategia che per quest'anno prevedeva per lui la frequenza dell'"università Kolarov" in vista di una futura promozione a titolare nel ruolo, degno erede di una dinastia di romanisti di talento che a Trigoria sembra non finire mai. Così non resta che aspettare. E anche per lui ci sarà spazio.