Fuzato in porta. Una linea difensiva con Karsdorp, Manolas, Bianda (oddio) e Luca Pellegrini. Tre centrocampisti, Cristante, Lorenzo Pellegrini e Zaniolo. Un tridente con Under, Schick e Kluivert. Manolas a parte, i più vecchi, si fa per dire, hanno ventitrè anni. Eppure l'estate scorsa si è scritto di questa nuova linea giovane che Monchi aveva intrapreso nel corso di un mercato che, tra uscite ed entrate, aveva visto un incredibile numero di movimenti. Si pensava, all'epoca, che i giovani fossero destinati a un futuro più o meno prossimo.

In realtà, complici anche infortuni e delusioni tecniche, Di Francesco sta anticipando i tempi. Una risposta ce l'ha già data con la formazione titolare mandata in campo sabato scorso contro il Torino. L'età media diceva poco meno di ventisei anni. Pur avendo in campo giocatori oltre la trentina come Kolarov, Fazio, Dzeko, più un altro paio non più giovanissimi come Manolas e Olsen. Il resto era una bella gioventù che può consentire ai tifosi giallorossi di tornare a sognare.

Centrocampo baby

Cristante e Lorenzo Pellegrini mediani davanti alla difesa, quella faccia da strafottente di Zaniolo come trequartista centrale. Ventitrè, ventidue e diciannove anni: a memoria non ricordiamo un centrocampo della Roma più giovane di questo che abbiamo visto in campo contro il Torino. In precedenza avevano giocato, tutti e tre insieme, appena sei minuti nella partita di coppa Italia. C'era il rischio che pagassero inesperienza e una conoscenza limitata in una partita vera.

Ma quando mai. Zaniolo è stato la superstar della squadra, una prestazione di personalità impreziosita da un gol che ce lo ricorderemo per chissà quanto tempo. Cristante ha confermato di metabolizzare sempre più e sempre meglio quel ruolo di mediano che non sembrava proprio il più adatto per un ragazzo che era reduce da una grande stagione con l'Atalanta nel ruolo praticamente di trequartista.

E Lorenzo Pellegrini, da quel gol di tacco al derby, ha concretizzato una crescita esponenziale che, oggi come oggi, lo porta a esprimersi da grande giocatore in qualsiasi ruolo venga utilizzato, presente quell'assist a El Shaarawy (un altro che non è certo in là con gli anni) per la rete della vittoria? Il risultato è stato un terzetto che va bene oggi e chissà cosa potrà regalarci domani e dopodomani.

Una bellissima notizia anche per il ct azzurro Roberto Mancini che, peraltro, era stato il primo a capire le grandissime potenzialità di Zaniolo, convocandolo in Nazionale quando il ragazzo non aveva ancora giocato un minuto nel massimo campionato.

Per la verità anche Di Francesco, dopo pochi giorni di ritiro, si era reso conto del potenziale Zaniolo. Al punto che quando, verso la fine del mercato, si era materializzata la possibilità di mandarlo a giocare in prestito, il tecnico giallorosso stoppò qualsiasi trattativa perché «questo ragazzo ci sarà utile già da questa stagione». Detto e fatto, con Di Francesco che lo ha fatto esordire al Santiago Bernabeu e poi, gradualmente, gli ha trovato un posto tra i titolari, complici il prolungato infortunio di De Rossi e le risposte non positive che fin qui ha dato Pastore. Il ragazzo non ha avuto nessuna paura a sfruttare l'occasione e adesso, semmai, sarà un problema pensare di riportarlo in panchina. Meglio così, comunque.

Un tridente baby

Non solo centrocampo giovane. La Roma ha la possibilità di mettere in campo anche tre ragazzi come Under, Schick e Kluivert per un tridente ancora più giovane dei tre centrocampisti. Nel quattro-due-tre-uno, con Zaniolo trequartista, andrebbe in campo un quartetto giovanissimo. Detto questo, però, con i giovani bisogna andarci con i piedi di piombo, c'è bisogno che facciano la necessaria esperienza, passando magari anche attraverso qualche errore.

Solo così, del resto, continua il percorso di crescita. Questi ragazzi devono essere integrati dall'esperienza dei veterani, da De Rossi (sperando di rivederlo presto in campo) a Nzonzi, da Dzeko a Kolarov, da Fazio a Perotti e Pastore.

Tra l'altro se andiamo a rivedere tutte le partite di questa stagione, crediamo di poter dire che fin qui le delusioni sono arrivate soprattutto dai veterani: un Pastore che non è mai stato quello che hanno applaudito a Palermo e poi a Parigi; un Fazio che quasi sempre è sembrato la brutta copia di quello della passata stagione; un Perotti che praticamente non c'è mai stato, accartocciato in una serie di problematiche fisiche infinite; un De Rossi che si è fermato il ventotto ottobre scorso a Napoli; uno Dzeko che è finito nel tabellino dei marcatori solo due volte e che non segna all'Olimpico addirittura dall'aprile scorso.

Li attendiamo alla rivincita. Farà bene anche alla nostra bella gioventù.