A un certo punto è diventata una corrida, col Toro non ancora matato che provava a caricare (ma senza creare occasioni concrete) e dall'altra parte undici leoni col drappo rosso addosso a difendere le posizioni, a lottare su ogni pallone, a gettare il cuore oltre l'ostacolo sotto l'acquazzone che è terminato all'improvviso proprio quando Chiffi ha fischiato la fine, e il vantaggio realizzato da Abraham nel primo tempo si è trasformato in tre punti utilissimi a difendere il quinto posto e a celebrare un altro abbraccio tra la Roma di Mourinho e il popolo arrivato in massa un'altra volta a godere di un'altra bellissima serata. Però giocare contro questo Torino non è facile e probabilmente per questo Mourinho stavolta ha scelto una tattica diversa. Insistere con il 352 ormai è una scelta, non più una necessità. E per una volta l'ha schierato col freno a mano tirato, immaginiamo per calcolo e non perché sorpreso dal predominio granata (a fine partita ha ringraziato un suo analista, Salzarulo, che ha lavorato tanti anni con Juric per le "dritte" che gli ha dato in settimana), lasciando il possesso palla agli avversari (65% nel primo tempo, con punte vicine al 75% nella mezz'ora iniziale) e tenendo bassi i quinti vicino ai tre centrali Mancini, Smalling e Ibañez (con El Shaarawy davvero encomiabile nella sua applicazione da terzino sinistro eppure sempre lucido quando arriva dall'altra parte), con Diawara play basso di manovra, Pellegrini (finché è rimasto in campo) e Mkhitaryan interni di fantasia, evitando qualsiasi tipo di pressione alta e con i due più avanzati, Abraham e Zaniolo, a dividersi l'onere del contrasto sui tre larghissimi centrali, e quindi ottenendo una certa densità in mezzo al campo senza mai rischiare la superiorità avversaria nelle zone calde.

Perché questo Torino sa essere pericoloso e ha una ragion d'essere precisa. Il suo 3421 porta gli esterni di centrocampo larghissimi e all'altezza delle punte, gli interni a giocare tra le linee e l'impostazione lasciata ai centrali. Di fatto il Toro per mezz'ora ha giocato nella metà campo della Roma. Certo, il suo calcio è fondamentalmente di rottura, in non possesso Juric sguinzaglia i suoi cani in marcatura personalizzata per tutto il campo e diventa difficile davvero giocare contro di loro partendo dal basso. Ma questo tecnico croato ha portato davvero i granata in un'altra dimensione rispetto a prima. Così Mou ha scelto di puntare tutto sulle transizioni e dai e dai nel primo tempo ha bucato il dispositivo difensivo granata proprio sfruttando il difetto tipico delle squadre che giocano così (una volta c'era solo l'Atalanta, poi il Verona, adesso anche il Torino), e cioè cercando la superiorità in una zona del campo e trascinandosela fino al cuore dell'area. Così è successo nell'azione del vantaggio, quando in transizione Mkhtaryan e Ibañez hanno attaccato in 2 contro Praet che ha scelto di alzarsi e ha lasciato un'autostrada a Mkhitaryan che ha visto Zaniolo tagliare alle spalle di Abraham e l'ha servito forte sui piedi, ma l'intelligenza calcistica di Nicolò è superiore alla media, così la sua finta ha distratto Buongiorno dalla marcatura dell'inglese che ha stoppato perfettamente, ha mirato l'angolino e ha battuto Milinkovic-Savic. E appena 4 minuti dopo la Roma ha bissato l'operazione, stavolta spingendo Zaniolo ed El Shaarawy che, entrato in area, ha saltato Buongiorno che l'ha steso nettamente. Chiffi però si è attardato a far battere Abraham, rigorista designato in assenza di Veretout e lì per lì non si è capito il motivo: quando l'attesa si è prolungata, addirittura per 4 minuti, si è capito che Banti al Var stava tirando delle linee per capire se all'origine dell'azione (ma proprio all'origine) si fosse trovato in fuorigioco di Abraham sull'impulso di El Shaarawy, e alla fine è stato trovato un tacchetto destro effettivamente più alto del sinistro del granata, e il rigore è stato tolto.

Il Torino sembrava comunque ormai matato. I 30 minuti iniziali di superiorità territoriale non avevano prodotto niente, se non un'occasione in seguito a un corner su cui però sembravano esserci due falli sui romanisti (Juric, esagerando come spesso fanno gli allenatori, a fine partita ha parlato di tre occasioni da gol): ma essendo sfumata l'occasione (il destro di Buongiorno è stato deviato da Smalling), non c'è stato modo di rivedere l'azione. Il guaio vero della Roma è stata semmai la resa di Pellegrini dopo un quarto d'ora, per uno stiramento che purtroppo lo terrà lontano dai campi per diverse settimane. Nella ripresa il Torino è ripartito con la voglia di riaprire la gara, intanto sostituendo Djidji (infortunato) con il giovane ceco Zima. All'8° una punizione inventata da Chiffi ha portato i granata a tirare due volte, trovando sempre il muro romanista a difesa della porta. Zaniolo, spiritato e a un certo punto preso di mira da Chiffi che s'è convinto che simulasse e basta, ha provato un paio di volte a trascinarsi dietro mezza difesa granata, ma quando ha avuto la palla buona per segnare ha ciccato clamorosamente (di destro) la conclusione. Al 22° un'altra magistrale ripartenza condotta da Mkhitaryan ha portato El Shaarawy al tiro, altissimo. Poi Juric ha giocato il tutto per tutto con quattro cambi (uno obbligato dall'ennesimo infortunio muscolare di Belotti): dentro Baselli, Pjaca, Zaza e l'ex Sanabria, per Praet, Buongiorno e Vojvoda, con sistema di gioco 4321 con due ali a fare i terzini (Singo e Brekalo). E un'altra occasione in ripartenza è capitata alla Roma, stavolta con Zaniolo su imbeccata di El Shaarawy: alto di pochissimo. Nel finale la Roma s'è messa in attesa a respingere ogni palla buttata in area, a un certo punto con Kumbulla (al posto di Perez) mandato in campo solo per marcare addirittura il portiere Milinkovic nelle ultime due punizioni laterali. Ma la Roma ha resistito e al 95° l'Olimpico è esploso con Mourinho.