Non c'è altro tempo da perdere. Non ci sono alternative, la Roma non può perdere altro terreno rispetto alle prime quattro della classifica, la vittoria dell'Atalanta in casa della Juventus da un lato tiene lontana un'altra pretendente alla Champions, la fischiatissima squadra bianconera, dall'altra rischia di far scappare il gruppetto delle prime (al momento distante sei punti). Di fronte all'Olimpico nell'ormai rituale orario delle 18 (è già capitato di giocare a quest'ora col Verona, nel derby e poi con Empoli e Napoli, ma capiterà ancora sabato con l'Inter, mentre mercoledì col Bologna si partirà alle 18,30) saranno la quinta e la dodicesima della classifica, dunque il pronostico è univoco.
Certo, affrontare il Torino di Juric non è un compito facile, come ha ricordato anche ieri Mourinho. C'è una significativa statistica che svela più della migliore delle analisi quali siano le caratteristiche principali di questa squadra: nessuna formazione della serie A nelle prime 13 giornate ha raggiunto quota 200 falli fatti, con eccezione del Torino, salito già a 245 (fanno 17,83 a partita). Ciò che è mancato in questi anni alla squadra granata è proprio qualcuno che fosse in grado dalla panchina di dare gli input giusti per tirare fuori quelle caratteristiche che hanno storicamente contraddistinto la squadra granata. Mancava la forza d'animo, lo spirito del Toro. In Uruguay la chiamano garra, a Roma tigna. Chissà come si dice in croato, la lingua madre dell'allenatore. Ogni squadra, del resto, hai il suo Dna. A Torino, sul fronte bianconero, si è sempre guardato innanzitutto al risultato, mentre sulla sponda granata la maggior parte dei presidenti hanno cercato di tirar fuori il l'animo torinista. Juric è l'allenatore giusto al posto giusto. Lui è uno di quei tecnici che lascia un'impronta unica nella squadra che allena. Anche se non è stato lui l'iniziatore di questa corrente. Il capostipite è sicuramente Gasperini, da Gasp è disceso Juric (che è stato suo allievo negli anni a Genova, da giocatore) che ora a Verona ha lasciato il testimone a Tudor. Sta di fatto che Atalanta, Verona e Torino sono tre squadre che giocano con gli stessi concetti di gioco, sono squadre rognose, che non ti fanno giocare, che fanno del ritmo la loro principale caratteristica, marcando a uomo a tutto campo, con tre difensori, quattro centrocampisti e pochi riferimenti offensivi.
La cosa bella è che a differenza di quello che accadeva qualche anno fa, quando queste squadre erano brave soprattutto a difendere e rinunciavano a qualsiasi trama offensiva, adesso il concetto è ribaltato: l'aggressività serve ad attaccare di più, ad attaccare meglio, ad attaccare con più uomini. Ecco perché comunque queste squadre sono perforabili, ma se non sei in grado di alzare il ritmo e di tenerlo vicino al loro, ecco che la sconfitta è dietro l'angolo. Ne sa qualcosa la Roma che ha già lasciato i tre punti a Verona. Vincere oggi invece è fondamentale in una settimana che dirà molto del futuro della Roma in attesa di capire quale sarà il destino di coppa. L'esito delle sfide con Torino, Bologna e Inter, tre gare in sei giorni, darà sicuramente una chiave di lettura quasi definitiva della stagione che attende i giallorossi.
Dal punto di vista della tradizione, la Roma vanta numeri confortanti. Intanto nell'era dei tre punti a vittoria la Roma ha vinto ben 14 delle 17 partite casalinghe contro il Torino in Serie A (più un pareggio e due sconfitte, l'ultima delle quali è maturata il 5 gennaio 2019, doppietta di Belotti). Il pareggio in assoluto manca invece da dicembre 2015: da allora tra casa e fuori si sono registrati otto successi giallorossi e tre granata. E se è vero che il Torino quest'anno in casa fa paura, fuori hanno collezionato appena quattro punti, più solo di Cagliari (due) e Salernitana (tre) in questa Serie A. Si può fare.