«Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ego me baptizo contro il malocchio...». Così recitava Lino Banfi, nei panni di Altomare Secca, in un film del 1983. Anno non casuale per la Roma, in tema di scaramanzia: sulla panchina giallorossa sedeva Nils Liedholm che, oltre ad essere ossessionato dall'oroscopo (Paulo Roberto Falcao e Aldo Maldera furono acquistati anche perché entrambi Bilancia), teneva in grande considerazione superstizione, magia e esoterismi vari. Sono celebri i "pellegrinaggi" a Busto Arsizio a cui sottoponeva Pruzzo e compagni: lì risiedeva il mago Mario Maggi, suo intimo amico, fornitore personale di portafortuna e cure miracolose, che però predisse al Barone la sconfitta con il Liverpool in Coppa dei Campioni.

Non era da meno Oronzo Pugliese: l'Antimago - proprio come il Mago Herrera - faceva della scaramanzia il suo credo, tanto da portarsi spesso una gallina in campo. Campo che aveva provveduto a cospargere di sale prima della partita. Altri tempi, forse, ma il legame tra il calcio e certi rituali è da sempre molto forte. La maglia gialla con collo a V rosso che la Roma indossò spesso nella stagione dell'unica retrocessione (1950-51) fu riproposta anche l'anno seguente con una piccola variante: si passò al girocollo, con un inserto rosso cucito sulla divisa in lana.

Venne utilizzata il 4 novembre 1951, per l'attesissima gara contro il Genoa: perdemmo 2-1 e la leggenda narra che i giocatori stessi, al termine della partita, abbiano bruciato la maglia, incolpata di portare sfortuna. Un po' come quella blu dell'Adidas annata 1991-92, usata soltanto per i quarti di finale di ritorno di Coppa delle Coppe in casa del Monaco: il 18 marzo 1992 la Roma perse 1-0 e abbandonò la competizione e la particolare divisa (che pure aveva riscosso molto successo) non venne più riproposta. Idem per quella verde che Balbo e compagni indossarono il 5 marzo '96 nel gelo di Praga: lo Slavia vinse 2-0 e la maglia fu prontamente abbandonata. Perché come recita il titolo di una commedia di Peppino De Filippo del 1942 (un altro anno a noi romanisti molto caro), quando in ballo c'è la scaramanzia: «Non è vero... ma ci credo».