Dzeko o Schick al centro dell'attacco? È questo il dubbio che accompagna la Roma in vista della fondamentale gara di domani contro il Torino, che segnerà il ritorno al campionato. Le tre interminabili settimane di pausa sono state in parte diluite dall'impegno in Coppa Italia contro l'Entella, che ha riacceso i riflettori sul ceco, alimentando il possibile dilemma per Di Francesco. Già alla vigilia del match con i liguri, il tecnico aveva rivelato che la scelta fra i due l'avrebbe compiuta soltanto nell'immediato pre-partita. Alla fine la preferenza è caduta sul numero 14, che ha ringraziato disputando una delle sue migliori partite da romanista. Due gol, uno di grandissimo pregio estetico (e in linea con i precedenti siglati dai compagni Pastore e Pellegrini); un assist sempre di tacco; tante giocate di fioretto come di sciabola, rispettivamente a conferma delle indiscutibili doti tecniche e a svelare uno spirito combattivo quasi inedito.

È chiaro che ogni giudizio va tarato in base al livello dell'avversario, in questo caso non certo di primissimo piano. Ma tutto il repertorio messo in mostra lunedì scorso ha confermato lo storico feeling fra l'ex sampdoriano e la Coppa nazionale, nella quale ha segnato a ritmi da bomber di razza. Domani però torna la Serie A, competizione che finora gli ha riservato poche soddisfazioni in giallorosso. Due reti nella sua prima stagione nella Capitale, altrettante nell'annata in corso. Un bottino fin troppo esiguo, per un giocatore dal talento universalmente riconosciuto.

Prima i guai fisici, poi la mancanza di continuità sul campo, hanno rappresentato alcune delle ragioni del ritardo nell'esplosione di Patrik. Che però con lo stop forzato di Dzeko ha avuto modo di giocare in tutta la parte finale dell'anno solare da poco concluso, mostrando soltanto nelle ultime partite un rendimento crescente. Tanto da dare vita per la prima volta da quando è alla Roma a un vero e proprio ballottaggio con il bosniaco, tornato da qualche settimana abile e arruolato.

Un anno fa non ci sarebbe stato alcun dubbio: le gerarchie erano chiare, con Edin titolare e il ceco a seguire. Almeno fino alla parte decisiva del 2018, quando i due hanno composto una coppia ad alto tasso tecnico che al suo culmine è riuscita perfino a stendere il Barcellona dei marziani. L'esperimento riproposto all'inizio di questa stagione non ha però sortito gli effetti sperati: a San Siro contro il Milan, con Pastore a giostrare da trequartista alle loro spalle, i due centravanti hanno faticato e sono rimasti entrambi a secco. Una spiacevole abitudine, quella delle polveri bagnate sotto rete, che ha accompagnato anche Dzeko fino al momento dell'infortunio. Il numero 9 si è scatenato in Champions - dove ha realizzato cinque gol in quattro presenze - ma ha stentato in campionato, almeno per quanto riguarda lo score, che lo vede fermo a quota due.

Eppure la sua quarta annata romanista era cominciata sulla falsariga dell'ultima: una rete splendida, simile a quella rifilata al Chelsea di Conte a Stamford Bridge, aveva bagnato l'esordio proprio in casa del Torino, regalando una vittoria last minute bella quanto sofferta. E riprendendo quel filo dai toni granata, dipanato da Edin nella stagione conclusa col titolo di capocannoniere e interrotto un anno fa, quando una squalifica gli è costata una delle rarissime assenze nel corso della prima esperienza difranceschiana, che lo aveva battezzato insostituibile di fatto. E lo stesso Schick col Toro tende a caricarsi: due gol di eccellente fattura quando vestiva il blucerchiato, uno anche in giallorosso (in Coppa Italia, tanto per cambiare) ne fanno la sua vittima prediletta. Cabala e precedenti non aiutano la scelta, ammesso che Di Francesco non abbia già un'idea precisa. Ma la novità - che tanto per essere chiari è positiva - va ricercata nella possibilità di avere una duplice opzione di pari affidabilità.

Qualunque sia la valutazione del tecnico per il ruolo di centravanti, a innescare gli attaccanti ci penserà Nicolò Zaniolo, che contro la sua ex Entella ha cominciato la gara in panchina per permettere anche a Pastore di riprendere confidenza con il campo (e il gol). Probabile che il triangolo a comporre mediana e trequarti sia una novità assoluta (se si eccettuano i sei minuti di lunedì scorso): dietro di lui saranno confermati Cristante e Pellegrini, anche per le condizioni ancora lontane dal top di De Rossi e Nzonzi. Tre fra i migliori giocatori della Roma attuale, rendimento alla mano. Finora sempre considerati alternativi, proprio come Dzeko e Schick. I primi hanno convinto il tecnico a suon di prestazioni, ora tocca agli attaccanti.