Nella sera che permette alla Roma di scavalcare in un colpo solo Lazio, Fiorentina e Juventus, ritrovando il quinto posto a tre punti dal quarto, è nata una stella: si chiama Felix Afena Gyan ed oltre ad essere il primo giocatore nato dopo il 1 gennaio 2003 ad aver segnato in serie A è pure uno dei nuovi idoli della tifoseria giallorossa. Col suo gol segnato all'83° minuto di una partita complicatissima per la Roma, contro il Genoa ultra abbottonato della prima versione di Shevchenko, il giovanissimo ghanese aveva spianato alla squadra giallorossa la strada per la vittoria e per i tre fondamentali punti in più. Poi però ha voluto esagerare e al 94°, all'ultimo secondo della partita, ha fatto addirittura doppietta, con un destro a giro da fuori area che si è spento all'incrocio dei pali. Così è partita la festa per il ragazzo con la faccia da uomo e i colpi da campioncino e per la Roma di Mourinho, col portoghese abbracciato dopo il gol da Felix e da tutta la squadra. Buona parte del merito della vittoria va però anche a Mkhitaryan, un altro colpo a sorpresa tirato fuori dal cilindro del tecnico e protagonista di una prestazione sontuosa (un gol annullato, l'assist per il vantaggio dopo un'accelerazione irresistibile, i tiri più pericolosi). È invece rimasto in panchina tutta la partita Zaniolo, con lui Mourinho sta provando nuovi stimoli e speriamo che presto diano gli stessi frutti. La pioggia è stata un'altra protagonista della serata, complicando chiaramente i piani di chi dalla sfida cercava solo il conforto dei tre punti e in qualche modo aiutando chi invece cercava solo di sporcare i disegni altrui. Il confronto tattico è stato tra due diversi, anzi diversissimi 352. Schiacciato verso il basso quello di Shevchenko, all'esordio sulla panchina rossoblù, con l'unica preoccupazione di uscire imbattuto e cercare magari nella velocità del ventisettenne ghanese Ekuban più che nelle geometrie del trentasettenne macedone Pandev lo sbocco per qualche sortita offensiva. I quinti dei padroni di casa (l'ex primavera romanista Sabelli e il promettente Cambiaso) sono stati più spesso affiancati ai tre difensori centrali che impegnati ad accompagnare la manovra, e in mezzo Sturaro, Badelj e Rovella hanno garantito il giusto filtro per evitare l'assalto giallorosso almeno nel primo tempo. La sorpresa di Mourinho è stata alla fine l'esclusione di Zaniolo, con Smalling tenuto in panchina e Kumbulla mandato in campo con i fianchi coperti dai "braccetti" Mancini e Ibañez, con Karsdorp e El Shaarawy esterni proiettati costantemente in avanti, Veretout play di prima impostazione, con Pellegrini e Mkhitaryan interni di un centrocampo decisamente tecnico (col capitano più alto nelle pressioni, lasciando quindi a volte l'impressione di essere il trequarti di un 3412) e Shomurodov a far coppia ancora con Abraham. Nel primo tempo si è vista solo la Roma, ma non è stato facile superare le linee strette e dense del dispositivo difensivo orchestrato da Sheva. Ci ha provato subito di testa Shomurodov ostacolato da Sabelli, ma la deviazione di testa da buona posizione è finita alta. Al 14° la Roma è andata anche in gol con un gran sinistro di Mkhitaryan dal limite dopo un cross di Shomurodov sporcato da una deviazione, peccato che un'altra deviazione (di mano di Abraham) vista da Irrati sul campo e poi confermata dal Var Pairetto abbia reso inutile la prodezza. Al 18° ci ha provato ancora l'uzbeko, ex motivatissimo, con un piattino privo di mordente. Al 24° Ekuban ha provato a interrompere l'assedio con un sinistro di prima reso inoffensivo da Ibañez. Al 29° invece proprio Shomurodov ha sprecato la più clamorosa delle palle-gol, costruita con tigna da El Shaarawy, bravo a sfuggire a centrocampo a Masiello con una convinta transizione e poi a cercare il compagno due volte in area, trovandolo alla seconda, ma il destro dell'attaccante al volo è finito altissimo, là dove sono finite anche le maledizioni dei 1500 romanisti presenti al Ferraris. Al 33° Pellegrini ha intelligentemente servito Veretout al limite dell'area invece di calciare una punizione in area, ma il destro di prima del francese è stato respinto da Ekuban. Nel finale di tempo è arrivata l'ammonizione di Veretout (era diffidato, salterà il Torino dome nica) e anche un'altra occasione per Mkhitaryan, ma stavolta il suo destro dal limite è finito in curva. Il secondo tempo si è aperto con un'ammonizione rivolta da Irrati da lontano alla panchina della Roma, ma stavolta non è stato Mourinho a protestare, bensì il team manager, sanzionato. Ma poi la squadra giallorossa ha spinto ancora di più sull'acceleratore e ha costruito una serie di palle-gol che sono sembrate il naturale preludio al gol arrivato a otto minuti dalla fine. Tra i protagonisti delle diverse azioni il più brillante è stato proprio Mkhitaryan, vicino al gol tre volte (al 6°, al 25° e al 29°) con tre conclusioni finite fuori misura, ma poi strepitoso nel risolvere la questione al 37°, con una volata di 40 metri e l'assist giusto per Felix, entrato da otto minuti al posto di Shomurodov. E forse non è solo un caso che l'armeno abbia giocato così bene, spostato nel ruolo di mezzala, quindi più basso e più centrale rispetto a dove viene collocato nel 4231. E forse anche Zaniolo, se Mou insisterà con questo sistema, potrà trovare posto in mediana, più che in attacco. Per la cronaca, va anche detto che prima dei gol romanisti anche il Genoa aveva avuto un'occasione, l'unica della gara, su volata esterna di Vasquez e cross forte e teso su cui si sono catapultati Sturato e El Shaarawy, preziosissimo e decisivo nel ripiego. Poi nel finale, prima della splendida doppietta del ghanese, sono entrati Smalling (per Kumbulla) e Bove (per Pellegrini) a consolidare il vantaggio e a festeggiare la vittoria al triplice fischio di Irrati, un arbitro normale dopo tanti inadeguati.