Mari e monti. Apertura e chiusura della Liguria, ovvero di quella striscia di terra nella quale Nicolò Zaniolo è cresciuto e non soltanto calcisticamente. Papà Igor genovese di nascita e spezzino d'adozione, grazie anche a una carriera che da lì gli fa spiccare il volo a ridosso del professionismo. Orme seguite anche dal figlio, sia pure in età differente e con prospettive più elevate. Al numero 22 la Virtus Entella fa da trampolino verso i maggiori palcoscenici. E ancora prima tocca al Genoa battezzarne il talento: il padre allora trentacinquenne a consumare gli ultimi scampoli di attività agonistica in Serie D alla Lavagnese, metà strada fra due capoluoghi tanto significativi; l'erede a sperare in una tutta propria in rossoblù, ad appena nove anni.

È proprio lì, in quella terra e contro quel passato remoto eppure così familiare, che Zaniolo junior ricomincia. Riparte da Genova l'ennesima rincorsa post-infortuni. Dai mari e dai monti che sono anche quelli mossi per tornare ai livelli che competono a un giocatore della sua classe. Un infinito decorso successivo agli interventi chirurgici, per scongiurare qualsiasi rischio dopo i due gravissimi ko. L'intera stagione scorsa a seguire dall'esterno le vicissitudini dei compagni, senza poterli aiutare. La rinuncia alle vacanze per recuperare la forma, poi il ritorno a Trigoria, in anticipo rispetto a tutti, per farsi trovare nella migliore condizione da Mourinho. E l'impegno dà i suoi frutti in termini di continuità: nei primi quindici impegni ufficiali della stagione, Nicolò scende in campo per tredici volte, saltando solo una gara per squalifica e una per turnover, nella trasferta di Conference League con lo Zorya, quando comunque subentra nella ripresa.

La rete realizzata nell'esordio europeo all'Olimpico, in occasione del preliminare contro il Trabzonspor, ha rinfocolato le speranze. Anche se Zaniolo ci ha messo un po' per trovare la forma migliore, deflagrata nel secondo tempo del derby e nelle gare successive. Poi però con la Juventus ha subito un colpo dal sinistro sapore di deja vu al ginocchio sinistro, quello sottoposto all'ultima operazione, che lo ha costretto al forfait e ha tenuto tutti col fiato sospeso fino agli approfondimenti clinici. Lo stop si è rivelato poco grave, ma ha influito sul suo rendimento, che non è stato più lo stesso. Fino all'ultimo problema fisico: un sovraccarico muscolare che lo ha fatto rientrare subito a Roma dal ritiro della Nazionale, insieme con Pellegrini. Il 22 si è sottoposto a una settimana di lavoro individuale, per tornare parzialmente in gruppo lunedì e martedì, e svolgere l'intera seduta ieri. In tempo utile per tornare nella sfida di Genova dall'inizio.

Discorso differente per il Capitano, fermato da un'infiammazione al ginocchio che lo aveva già costretto a disputare le ultime partite con infiltrazioni di antidolorifici. Decisive le prossime 48 ore per sperare nella presenza in campo del numero 7, come degli altri infortunati: a partire da Smalling, che avrebbe dovuto tornare a disposizione in questi giorni. Da valutare anche i due esterni sinistri Viña e Calafiori: la loro contemporanea assenza a Venezia ha indotto Mourinho ad adottare la difesa a tre. Ma la sosta per le nazionali ha sottratto un altro interprete del ruolo, Kumbulla, tornato malconcio dopo il match fra la sua Albania e l'Inghilterra. Se non altro però, gli impegni delle selezioni sono finiti e da oggi saranno tutti nuovamente agli ordini dello Special One.