A Giuliano sono state sufficienti 45 presenze per entrare per sempre nel cuore dei tifosi della Roma. Un anno e mezzo, prima del tragico epilogo consumatosi allo Stadio Amsicora di Cagliari. Ma forse, in una certa maniera, a Taccola è bastato molto meno: il legame con la gente giallorossa è stato istantaneo e destinato all'eternità. Fin dal giorno dell'esordio, con quel gol a San Siro contro la Grande Inter di Herrera: non male, come biglietto da visita, per quel ragazzo toscano che veniva da anni di gavetta in Liguria. La Roma lo ha strappato alla concorrenza nell'estate del 1967, Franco Evangelisti ha sborsato 90 milioni di lire per prelevarlo dal Genoa. Prima dell'avventura in rossoblù (dove peraltro era cresciuto calcisticamente), Giuliano ha vestito le maglie di Entella e Savona.

Apprendistato ligure

Giuliano non era mai stato uno come gli altri: a 15 anni se n'era andato di casa per giocare col Genoa, a 19 giocava in Serie B con l'Alessandria. Nel 1964 era approdato all'Entella, in C: 7 gol in 27 presenze a Chiavari avevano fatto drizzare le antenne al Grifone, che due anni dopo provvedeva a riportarlo proprio Taccola aveva iniziato a diventare uomo, oltre che calciatore. Era veloce come il contropiede che permetteva alla Roma di vincere in casa della Juve il 5 novembre 1967 con un gol di Capello, geniale come la serie di dribbling con cui batteva la difesa della Spal poche settimane prima.

Giuliano aveva la fossetta sul mento e lo sguardo intenso che ti aspetteresti da un divo del cinema, ma era soltanto un ragazzo di 24 anni quando il suo cuore cessò di battere all'Amsicora di Cagliari: aveva assistito alla partita dalla tribuna, vittima dell'ennesima influenza che da mesi lo perseguitava e di cui ancora oggi non si conoscono le cause. Tonsillite, allergia alla penicillina, problema cardiaco: troppi misteri su cui non è mai stata fatta del tutto luce. Al suo funerale alla Basilica di San Paolo parteciparono oltre 100mila persone. «Giuliano, Giuliano!», gridavano.

Il 27 novembre scorso, prima di Roma-Real Madrid, è entrato a far parte della nostra Hall of Fame. Giuliano non era romano e non è stato capitano della Roma, ma l'11 gennaio di quattro anni fa la Curva Sud lo ha inserito in una delle più belle coreografie di sempre: il suo sguardo intenso di ragazzo a ricordare che - come dice il poeta - «gli eroi son tutti giovani e belli».