Amici mai. Quella fra José Mourinho e il designatore Gianluca Rocchi è una lunga storia di rapporti difficili. Cominciata nella prima esperienza italiana dello Special One, proseguita in campo internazionale e ancora in corso col fiorentino passato dietro la scrivania a scegliere i propri eredi per dirigere le gare di Serie A. Scelte non fortunate quelle della stagione in corso per gli impegni della Roma. Sono già cinque le giornate nelle quali i giallorossi sono stati evidentemente penalizzati: con l'Udinese, nel derby, contro Juventus, Milan e Venezia.

Non poco, al dodicesimo turno. Tanto da indurre Mou a vibranti proteste fin dall'espulsione di Pellegrini con i friulani, che priva la Roma del proprio Capitano nella successiva sfida contro Sarri. «Rosso ridicolo, l'arbitro ha fatto una cag...» tuona Mou nell'immediato post gara. Ma la partita seguente si rivela anche peggiore. Guida ne combina di tutti i colori, negando un rigore solare a Zaniolo: dalla stessa azione nasce il raddoppio biancoceleste. Anche Leiva è più volte graziato dal secondo giallo e a fine match JM è una furia: «L'arbitro ha sbagliato in campo, il Var ha sbagliato ovunque sia. Questo è troppo». Pensiero simile - anche se da punti di vista opposti - anima Rocchi dopo le reiterate proteste del portoghese. Il retroscena è svelato da Il Messaggero: tolleranza zero nei confronti di Mourinho è la linea di condotta suggerita dal designatore ai vari arbitri. Detto fatto: i cartellini fioccano nei confronti della panchina romanista, fino all'espulsione nel match col Napoli.

Una settimana prima, nella sfida alla Juventus, viene applicata una singolare interpretazione della regola del vantaggio, quando Orsato decreta il rigore per la Roma anziché convalidare il gol di Abraham. Anche con il fischietto veneto i precedenti sono bellicosi e i commenti a fine gara risultano sottili, ma seguono la scia chiamando in causa proprio il capo degli arbitri: «Non voglio giudicare Orsato. Mi ha spiegato che non esiste il vantaggio sul calcio di rigore, a quel punto non ho più voluto discutere. Non dico nulla, lascio a Rocchi e agli esperti il giudizio». Poi tocca a Maresca raccogliere le sferzate dialettiche del portoghese, tutte sottintese a dire il vero, al termine dell'ennesima direzione di gara disastrosa: «Complimenti al Milan, e non dico altro. Se parlo, domenica non mi fanno andare in panchina. Mi fa rabbia la mancanza di rispetto verso i nostri tifosi. Il rispetto che abbiamo avuto noi, altri non l'hanno avuto». La diatriba assume contorni grotteschi: il silenzio non salva Mou dalle sanzioni del giudice sportivo, che gli commina una multa «per espressioni ironiche» nei confronti dell'arbitro. La galleria degli orrori messa in mostra perfino da Aureliano contro il Venezia si insinua nel solco della valanga di torti già perpetrata ai danni della Roma. Una lunga sequenza che illustra il quadro dei dissidi fra l'allenatore giallorosso e la classe arbitrale.

Ma va registrato - senza alcun intento dietrologico, semplicemente per la cronaca - che i dissapori con Rocchi trovano la propria origine nella lontana stagione 2009-10, la seconda per il tecnico in Italia. Nella prima gli incroci fra i due si limitano a una partita a Catania (dove viene espulso Muntari, giocatore di Mou) e a quella della festa scudetto interista, con l'Atalanta. L'anno dopo il fiorentino dirige proprio la sfida fra Inter e Roma, coi giallorossi di Ranieri ancora distanti dal profumo di rimonta e poi il derby di Milano. È in quell'occasione che succede di tutto: la squadra di José finisce in nove e con un rigore contro, ma porta a casa una vittoria per 2-0 che sa di epico. A fine partita il tecnico si scatena davanti ai microfoni: «Abbiamo dimostrato tutto oggi. Potevamo perdere solo restando in sei uomini, anche in sette avremmo vinto. Ho sentito un odore strano, non è un problema mio, il calcio è vostro io sono solo uno straniero venuto a lavorare qui». Resta quello l'ultimo incrocio fra i due in A. Anche a Madrid però Mou incontra di nuovo Rocchi sulla sua strada: in Europa, nella sfida di Champions col City. Dopo un rigore agli inglesi e un rosso ad Arbeloa contestatissimi, lo Special One si rivolge ai cronisti: «Se mi chiedete perché non abbiamo vinto, io chiedo a voi: era rigore quello?». L'italiano lo dirigerà ancora, nella Supercoppa Europea del 2017 persa dai Red Devils targati JM proprio con il Real. A sancire un binomio davvero sfortunato. Difficilmente avrebbe potuto sfociare nella simpatia reciproca.