Se quella bocca potesse parlare liberamente, chissà quante ne direbbe. Non conosce lo zero a zero dialettico José Mourinho. E se per noi è una straordinaria qualità, generalmente il potere e i suoi gendarmi non la apprezzano. Più o meno in ogni ambito, figurarsi in quello calcistico che è il Regno del Luogo Comune, dove le leggi costituzionali impongono inni alla banalità e chiunque non si allinei al conformismo vigente viene messo all'indice. Nelle liste di proscrizione JM ci è entrato in tempi relativamente recenti, anche se la carica anti-sistemica la possiede in termini quasi congeniti. Spiacere è il suo piacere, lui ama essere odiato, si sarebbe cantato in altre epoche. Soltanto che prima di Roma è quasi sempre stato inquilino dei palazzi filo-governativi: dall'Inter dell'immediato post calciopoli al Real Madrid passando per le inglesi che contano, la prima vera piazza d'opposizione che frequenta è questa. Dove peraltro il cantiere è in piena costruzione, con una società nuova e per definizione lontana dai gangli del potere. E a cui da sempre poco è concesso alle proteste, spesso anzi utilizzate in senso opposto, per denigrare chi le mette in atto. Della serie «se t'incazzi la colpa è solo tua». Rinfacciato con la faciloneria tipica di chi gode atavicamente di tavole apparecchiate, salvo farsi beffe di chi ha scarsa abitudine ai banchetti luculliani, dovendo sudare caro ogni pasto. Così se le manette ostentate a un intero stadio di nerazzurra memoria venivano tollerate come espressioni di colore, a queste latitudini anche un dichiarato silenzio viene multato per «atteggiamento ironico» nei confronti di Sua Intoccabilità l'Arbitro. Una risata ci seppellirà. Ah, se quella bocca potesse parlare...

Non può però. L'arma di ricatto delle caste è ancora troppo forte, i media troppo proni, le tv troppo inclini a glissare sugli episodi. Quando non a giustificarli. Quando non a ribaltarli con moviole postume. E se dopo un derby con mille recriminazioni viene svelato a mezzo stampa il retroscena del designatore inviperito nei confronti di Mou, l'indiscrezione viene in breve relegata in un angolo buio. Rocchi che tuona con i suoi arbitri affinché usino la mano pesante pur di non lasciare impunita mezza contestazione allo Special One non assurge evidentemente al rango di notizia. Ma le storie tese fra i due non sono una novità fin dal suo primo periodo italiano, risalenti a un altro derby con la squadra del portoghese vessata (toh, déjà vu). E hanno perfino un'appendice con José già emigrato in Spagna, in una gara di Champions col City infuocata. E non per volontà di Mourinho. Lui nelle fiamme può anche lanciarsi, magari è perfino a proprio agio, ma per reazione. Come altri suoi predecessori in giallorosso, ai quali le ribellioni sono sempre state fatte scontare. Ma se inventarsi nemici diventa esercizio di pura sterilità, individuare quelli veri aiuta a barricare il fortino. A combattere. A far aprire la bocca delle «verità nascoste». Perfino senza pronunciarle. Talento proprio di chi è Special in tutto. Che agli altri piaccia o no. A noi sì.