Duecentodiciotto minuti. Poco meno di due partite e mezzo, anche se i gettoni di presenza contano per cinque. Ma da qualsiasi lato lo si guardi, il computo stagionale di Diego Perotti è ai minimi storici da quando veste il giallorosso. Il Monito si è più volte rivelato un fattore determinante per le sorti della Roma. Non solo per una lunga infallibilità dagli undici metri (interrotta soltanto nella scorsa stagione dopo una serie impressionante); ma soprattutto per la capacità innata di saltare l'uomo e creare quindi superiorità numerica. Una qualità preziosissima e neanche troppo diffusa, che risulta particolarmente utile quando c'è da aprire il muro delle difese avversarie asserragliate nella propria metà campo. Cosa che alla Roma capita molto spesso e poco volentieri. E contro la quale la squadra guidata da Di Francesco è andata a sbattere in più di una circostanza, senza trovare la soluzione per aggirare il problema.

Anche perché a lungo priva di Perotti. Ma dopo un lungo calvario, l'argentino ha ricevuto il suo dono natalizio con il rientro in prima squadra, già nel finale della sfida di Torino contro la Juventus, proprio nei venti minuti conclusivi di forcing, durante i quali i giallorossi sono riusciti a mettere all'angolo la capolista, pur senza trovare sbocchi per arrivare alla rete del pareggio. Ma è stato il 26 dicembre il giorno clou per il numero 8. Per la prima volta titolare dopo tre mesi di assenza, eppure subito decisivo. Nella gara contro il Sassuolo, quando Schick ha conquistato il rigore dopo 8 minuti, non c'è stato alcun dubbio su chi dovesse andare sul dischetto: e Diego non ha tradito le attese, volando poi sotto la Sud per una splendida esultanza liberatoria. Adesso lo attende la Coppa Italia, dove può risultare di nuovo determinante. E ribadire che è tornato.