Avanti c'è posto. Sicuramente per fare meglio dei recentissimi trascorsi, da quando cioè la media-gol e i punti sono drasticamente calati rispetto all'avvio di stagione. Qualunque risultato possa scaturire dalla gara di Venezia, questo terzo miniciclo fra l'ultima sosta per le nazionali e quella imminente non passerà alla storia come il più brillante dell'era Mourinho.

Nel periodo in esame la Roma ha disputato sei partite, vincendone una - in rimonta - contro il fanalino di coda Cagliari, pareggiandone due e perdendone tre. Sei le reti realizzate, dodici quelle incassate: uno score poco lusinghiero soprattutto per effetto della serataccia vissuta in Norvegia. E se per le sconfitte di campionato c'è stato poco da rimproverare alla squadra e molto da recriminare in termini arbitrali, i risultati della doppia sfida con il Bodø in coppa rischiano di ridimensionare le ambizioni europee. Il primo posto nel Gruppo C di Conference è stato ceduto ai norvegesi - buona squadra ma non certo irresistibile - e adesso i giallorossi non sono più padroni del proprio destino. Almeno per vincere il girone ed evitare così il turno ulteriore contro le squadre provenienti dall'Europa League.

All'appello mancano i gol, che pure sono arrivati con ben altri ritmi nelle prime undici partite stagionali: ventinove (a fronte di dieci subiti) sui trentacinque attualmente all'attivo. E se le statistiche dicono che la Roma ha mandato a segno ben dodici giocatori, la legge dei numeri mette pure in evidenza che le marcature del reparto offensivo continuano a risultare carenti: quindici le reti realizzate - appena sei in Serie A - dagli otto giocatori d'attacco utilizzati finora. È vero che due fra questi hanno giocato col contagocce (95 minuti complessivi per Borja Mayoral, 77 per la new entry Felix), ma quei 15 centri sono pochi anche per sei punte. In proporzione, il centrocampo è stato molto più prolifico con 14 gol divisi fra tre uomini (Pellegrini, Veretout e Cristante), più un'autorete a favore provocata dal Capitano, nettamente il migliore della rosa in termini realizzativi con otto firme stagionali.

Fra gli attaccanti di ruolo, El Shaarawy è quello che sta raccogliendo di più. Non soltanto perché autore di due centri nelle ultime due partite con Milan e Bodø, ma anche perché vanta un'ottima media in Conference, competizione in cui è stato impiegato maggiormente dall'inizio: quattro le sue reti in 327 minuti disputati, una ogni 82'. Meno incisivo in campionato, sia pure con minutaggio simile (316') ma diluito in undici presenze, nelle quali ha messo il pallone alle spalle dei portieri avversari in due occasioni.

Il Faraone potrebbe però aver invertito le gerarchie con le ultime convincenti prestazioni, ai danni di un Mkhitaryan che appare al momento lontano parente dello straordinario giocatore ammirato nell'anno e mezzo precedente. A questo punto della passata stagione, il suo score vantava già sette gol e altrettanti assist. Adesso è fermo a due marcature e tre passaggi vincenti per i compagni: un ruolino di marcia che non appartiene ai suoi standard di giocatore sempre o quasi decisivo. Al di là delle cifre, l'armeno sembra avulso dal gioco e molto meno presente in zona "calda". Non è al top lo stesso Abraham, a secco dal 30 settembre (anche se quello segnato successivamente alla Juventus glielo ha sottratto solo la surreale decisione di Orsato). Nelle prime partite la sfortuna ha avuto un ruolo decisivo per il suo bottino, coi sei pali colpiti. In quelle seguenti però l'inglese è sembrato risentire ancora del colpo subito in nazionale, dove peraltro tornerà fra qualche giorno. Scongiuri autorizzati.
Discorso a parte merita Zaniolo, che può essere considerato ancora nella fase di lunga convalescenza dopo l'infinito calvario di infortuni, interventi chirurgici e rieducazione atletica. Nicolò ha disputato un sontuoso secondo tempo nel derby e qualche altra ottima gara, ma poi è rientrato nel primo periodo post-infortuni: quello poco brillante e molto confusionario, che lo tiene ancorato all'unica rete realizzata, nel preliminare di Conference al Trabzonspor. Dallo stesso turno (ma all'andata) è a digiuno Shomurodov - anche a detta di Mourinho non nel suo miglior momento - che però si è dovuto quasi sempre accontentare dell'impiego part-time. Così come Perez, che pure ha un solo gol all'attivo, nella tremenda serata di Bodø. Potrebbe sembrare a prima vista impietoso il confronto fra il Mayoral dell'anno scorso e quello attuale, ma anche allora i suoi primi gol arrivarono a novembre. E a rendere il quadro più roseo si è aggiunta la freschezza di Felix, che in due spezzoni di partita ha mostrato di essere uno su cui puntare.