Due punti dal quarto posto al giro di boa: è bagarre per un piazzamento nella prossima Champions League e la Roma - nonostante un girone d'andata con più ombre che luci - si ritrova lì, a ridosso di Milan e Lazio. Diciannove partite da qui alla fine a disposizione dei giallorossi per rimontare non soltanto sulle squadre davanti, ma anche (e soprattutto) su se stessi. Trenta punti in diciannove partite è un bottino a dir poco esiguo per una squadra che l'anno scorso è arrivata in semifinale di Champions League e che ha chiuso al terzo posto in Serie A: le occasioni perse contro Chievo e Cagliari e i blackout con Bologna, Spal e Udinese gridano vendetta. Nel girone di ritorno non ci si potrà permettere ulteriori passi falsi.

Di Fra come il primo Lucio

Analizzando i dati delle quindici stagioni della Serie A a venti squadre, la nostra media al termine del girone d'andata è di 35,2 punti: cinque punti abbondanti in più rispetto a quelli raccolti fin qui dagli uomini di Di Francesco. Il tecnico, nella passata stagione, "girò" a 40 punti (tenendo conto anche dell'1-1 a Genova con la Samp, terza gara del girone d'andata, rinviata e poi recuperata a fine gennaio): quest'anno sono dieci di meno. Gli stessi che raccolse Luciano Spalletti alla sua prima esperienza in assoluto sulla nostra panchina: correva la stagione 2005-06 e, dopo una partenza zoppicante, Totti e compagni chiusero la prima metà di stagione con tre vittorie di fila. Una striscia poi arrivata a undici consecutive: al ritorno i punti raccolti sono 39 e, anche in virtù del terremoto Calciopoli, chiudiamo al secondo posto con 69 punti. A dimostrazione del fatto che risalire la china spesso è possibile.

Dopo due stagioni con 42 punti al giro di boa, il tecnico di Certaldo e i suoi incappano in un'altra annata piuttosto travagliata, in cui il primo posto nel girone di Champions fa da contraltare a 30 punti in 19 partite. La Roma chiude il 2008-09 con 63 punti, che le valgono il sesto posto in classifica e la qualificazione in Europa League. Di fatto è l'ultima stagione del primo Spalletti, che lascerà dopo due giornate del 2009-10, venendo sostituito da Claudio Ranieri. Con il tecnico romano giriamo a 32 punti, quindi siamo protagonisti della grande rimonta, poi sfumata il 25 aprile 2010 nella sconfitta casalinga contro la Sampdoria.

Un'annata tribolata

Soltanto una volta negli ultimi tre lustri abbiamo raccolto meno di 30 punti: 27 per la precisione, proprio nella prima stagione con la Serie a venti squadre. È il 2004-05 e la Roma vive la più travagliata delle annate recenti, con l'aritmetica salvezza raggiunta soltanto alla penultima giornata grazie alla vittoria di Bergamo contro l'Atalanta. Dopo le dimissioni estive di Prandelli, arriva Voeller, che però lascia ben presto: i giallorossi si affidano a Delneri, poi sostituito a metà marzo da Bruno Conti. Chiudiamo con 45 punti, in ottava posizione ma a +3 dal terzultimo posto in classifica. Un impatto da incubo quello con la nuova formula del campionato, fortunatamente mai ripetutosi.

Nel primo anno dalla Roma americana, Luis Enrique totalizza 32 punti nel girone d'andata; un anno dopo Zeman ne raccoglie uno in meno, quindi a febbraio - dopo due pari e tre sconfitte in cinque gare - viene esonerato e la panchina va ad Andreazzoli. Il recordman di punti nelle prime diciannove gare alla guida dei giallorossi è Rudi Garcia, che nel 2013-14 centra dieci successi in altrettante gare in avvio. Quindi un lieve rallentamento, che comunque non impedisce il giro di boa a 44 punti: a fine stagione saranno 85, a fronte dei 102 dell'ultima Juve di Conte. Vanno male le cose nel 2015-16: 35 punti a fine gennaio costano l'esonero al francese, eliminato anche in Coppa Italia dallo Spezia. Subentra Spalletti che, al ritorno nella Capitale, chiude al terzo posto (80 punti); l'anno dopo fa ancora meglio, con il secondo gradino del podio e il record di punti nella storia della Roma (87, a fronte dei 41 del girone d'andata.

Troppo pochi 30 punti in 19 partite (media di 1,57), ma abbiamo a disposizione cinque mesi abbondanti per rialzare la testa e tornare dove ci compete.