«Sono fermamente contrario al progetto transitorio, perché porta a qualcosa che diviene definitivo chissà per quanti anni». Non usa mezzi termini Maurizio Rosi, storico rappresentante del Roma Club Testaccio e figlio di Sergio, fondatore del club scomparso a inizio novembre. «Noi da sempre siamo attivi per la riqualificazione dell'area, ma immaginare qualcosa di "transitorio" a Roma è difficile. È una toppa su qualcosa che dovrebbe essere più dignitoso. Verrebbero fatti dei lavori leggeri, una "romanella" si dice qui, ma ci vuole ben altro per recuperare l'area. Preferiremmo che si passasse subito alle "cose serie", ovvero all'affidamento del Campo attraverso una gara al soggetto proponente più meritevole. Noi non vogliamo mettere le mani sull'area, ma ci sono realtà che rispondono a differenti schieramenti politici che si stanno muovendo. Testaccio deve restare lontano dagli schieramenti ed essere a disposizione del territorio, magari anche col coinvolgimento della Roma».

In passato il Roma Club, assieme all'associazione OrrizontiEtici, ha presentato al Comune un progetto di riqualificazione sostenibile dell'area, corredato da 2.000 firme: «Sarebbe importante coinvolgere anche le scuole e la biblioteca che si trovano su un fianco dell'area», spiega. «Deve tornare a essere un punto di riferimento per tutto il Rione, come campo sportivo a disposizione di chi vuole praticare il calcio ma non solo». Il progetto presentato dal Roma Club, firmato dall'architetto Pietro Mencagli, prevedeva infatti anche spazi per bambini e anziani. «Che sia il campo di tutti», è l'appello di Maurizio.

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