Vittorio Lombardi è stato uno dei pionieri del rock'n'roll a Roma. Con la sua band Boom 67 ha aperto un concerto dei Pink Floyd, ha condiviso il palco con Peppino di Capri e Fred Bongusto, ma il suo nome è rimasto impresso soprattutto per altro. Nel 1980 Sandro Ciotti gli fece incidere, con mezzi di fortuna dentro un locale di via Veneto, la versione della "Canzone di Testaccio" giunta fino a noi all'interno del vinile "La Roma racconta". Riuniti un po' di anziani tifosi per riprodurre la canzone degli anni 30, Lombardi riascoltò testo e melodia e la incise su un registratore di cassette, che diede quel "fruscio" che dà un effetto vintage alla traccia.

Lombardi ha voluto commentare così la situazione di Campo Testaccio: «Mi ricordo di quando pulimmo l'area con i tifosi, c'era anche Giorgio Rossi con la pala. Nel tempo sono state fatte molte iniziative, dal Roma Club Testaccio e da altre realtà. Quando ci passo provo una tristezza immensa e sinceramente sto perdendo le speranze di rivederlo aperto. È ricresciuta già l'erba. Non voglio essere pessimista, ma è passato troppo tempo per poterci credere».

Il cantante ha poi raccontato così la sorpresa di sentire la sua versione di "Campo Testaccio" dagli altoparlanti dell'Olimpico: «Se me l'avessero detto prima non mi sarei emozionato così tanto. Invece la prima volta che l'ho sentita allo stadio non mi aspettavo nulla. Mentre suonava è iniziato a squillarmi il cellulare e tutti quanti mi hanno fatto festa. Io prima mi mettevo nella Tevere bassa assieme al Mortadella e altri "caciaroni". Dopo lo stadio andavamo al bar e mi facevano cantare... Poi da quando non c'è più il Mortadella, mi sono spostato più su».