Quando la Roma si approcciò alla trasferta di Cagliari nello scorso campionato, il 25 aprile di quest'anno, la prospettiva era ribaltata rispetto a pochi giorni fa: quella sfida era un fastidio inevitabile alla vigilia della trasferta di Manchester per la semifinale di Europa League. Fonseca risparmiò molti titolari e con le riserve naufragò nel mar di Sardegna: un pessimo 3-2, con una prestazione inaccettabile dei vari Villar, Diawara, Borja Mayoral e Santon. «Si salva solo Perez», scrivemmo in cronaca. Proprio come a Bodø. Allora si risparmiarono le forze per l'Europa, questa settimana è successo il contrario. Ma sempre di energie da gestire si parla. Ieri Mourinho è rimasto in silenzio, "approfittando" della squalifica che lo costringerà stasera a seguire la sfida dalla tribuna (in panchina il suo vice Sacramento), ma la formazione che scenderà in campo l'ha data domenica sera: «Giocheranno sempre gli stessi».

Vedremo se sarà così. Certo è che il Cagliari sembra un po' sulle gambe: di queste nove partite iniziali ne ha vinta solo una con la Sampdoria, Mazzarri è entrato alla quarta giornata e domenica ha rimediato una sveglia niente male dalla Fiorentina, in più gli mancherà, salvo recuperi dell'ultim'ora, mezza squadra: dall'ex Strootman al jolly Nandez, da Caceres a Walukiewicz, da Faragò ai lungodegenti Dalbert e Rog. In teoria era una di quelle classiche partite in cui una rotazione ragionata dei titolari avrebbe potuto essere presa in considerazione, in pratica però il mood di questi giorni è un altro e Mourinho è l'ultimo allenatore al mondo a cui si potrebbero suggerire dei comportamenti nei rapporti da tenere con la squadra. Si sta assumendo responsabilità importanti, ha le spalle grosse per poterlo sopportare.

Contro il Cagliari negli anni in cui era all'Inter il portoghese giocò quattro volte e in una di queste perse la partita, sull'altra panchina c'era Allegri. Erano i tempi del Mourinho, abbottonato, schierò cinque difensori quel pomeriggio, due centrocampisti di contenimento (Vieira e Cambiasso), un trequartista e due punte. Allegri, che all'epoca era un giochista, lo superò con un 4-3-2-1 molto più gioioso, con due interni di centrocampo come Daniele Conti e Fini, due trequartisti, Cossu e Jeda, e davanti Acquafresca. Cambiano i tempi, ora la Roma è una squadra iperoffensiva e Mazzarri proverà ad opporre il suo abbottonatissimo 5-3-2. Tra i due allenatori ci sono stati invece finora sette confronti. Due volte ha vinto Mazzarri: gli giocò uno scherzetto mica da ridere eliminando l'Inter dalla Coppa Italia alla guida della Sampdoria tra marzo e aprile del 2009 (3-0 la vittoria a Genova nella semifinale d'andata, un uragano) e pure battendolo con il Watford ai tempi del Manchester United (18 settembre 2016). Tre le vittorie del portoghese: quella inutile della semifinale di ritorno di Coppa Italia di quell'anno, il ritorno in Premier League con il Watford e un altro 1-0 in campionato tra Inter e Sampdoria. Non una bestia nera, ma neanche il più arrendevole degli avversari.

Si gioca sulla tecnica, sulla tattica, sulla fatica. Vale per il Cagliari, che ha giocato sabato accumulando tossine negative, vale per la Roma chiamata allo sforzo prolungato: in teoria, per quattro partite consecutive non c'è tregua, dopo Napoli, Cagliari, poi ecco il Milan e infine l'atteso ritorno con il Bodø, poi si vedrà chi potrà giocare a Venezia, prima della sosta quando si tirerà il fiato. La classifica permette ancora ogni ambizione, ovviamente a patto di non perdere punti nei campi in cui non è in discussione la favorita. Troppe volte è accaduto alla Roma del passato, Verona deve restare un caso isolato. Intanto col Napoli è arrivato il punto atteso con le grandi, poi domenica col Milan ci sarà l'occasione per accorciare il distacco. Un passo per volta