Ci voleva il Sassuolo, e quindi un'altra squadra che cerca sempre di tenere il pallino del gioco, per rivedere una Roma versione Champions League (in quella competizione dove, guarda caso, le squadre giocano e lasciano giocare, pensando più ad offendere che a difendersi) e cioè quella squadra capace di praticare un buon calcio efficace e offensivo che abbiamo ammirato quasi sempre in Champions League (quest'anno tranne a Madrid e Plzen) e un po' meno in campionato. Il perché è facile da spiegare: Di Francesco crede innanzitutto nelle virtù taumaturgiche del gioco e quando incontra tecnici che studiano con attenzione la fase difensiva nell'intento di inasprire innanzitutto le sue fonti del gioco, inevitabilmente la sua squadra fa fatica. Ma ogni tecnico deve fare una scelta. Perché per impedire alla Roma di giocare non puoi andare a pressarla alta, ma devi aspettarla bassa con due linee difensive ravvicinate. E chi nel calcio moderno oggi gioca così? Solo le squadre che devono salvarsi, puntando peraltro sulla vis agonistica, non potendo (o non sapendo?) fare altro. Dunque, per paradosso, più una squadra ama difendersi senza avere altre qualità e più è in grado di mettere in difficoltà la Roma. Chi lo ha fatto meglio, o comunque con maggior efficacia, quest'anno? Il Chievo (allenatore già esonerato), il Bologna (stracontestato per il suo non gioco), la Spal (quest'anno assai meno brillante dello scorso), l'Udinese (Nicola già contestato dopo quell'avvio sprint con i romanisti, col carrarmato davanti alla porta). Si potrà dunque fare facile ironia sulle capacità difensive di De Zerbi, però chissà perché le sue squadre alla fine arrivano sempre, e la sua carriera sembra in piena ascesa.

La sfida a scacchi

All'Olimpico si sono affrontate due squadre che intendono la fase difensiva come preparatoria a quella d'attacco. E lo spettacolo che ne deriva in questi casi è sempre divertente. Un po' quello che è accaduto a Milano tra Inter e Napoli e, per motivi diversi, a Bergamo tra Atalanta e Juventus. De Zerbi stavolta aveva scelto un 4231 asimmetrico, con l'obiettivo di attaccare maggiormente la Roma nel lato presunto più debole (dalla parte di Fazio e Kolarov) con i due giocatori più tecnici (Brignola, schierato da esterno alto a destra, e Berardi, trequartista dietro l'unica punta, Babacar) e schierati molto vicini. A sinistra invece è stato sistemato Djuricic, con il compito di coprire una lunga diagonale da centrocampo (in fase di non possesso) all'attacco (in zona offensiva). Dove è mancato il Sassuolo è stato stavolta nella fase di filtro, nell'eccessiva esposizione della linea difensiva. A Di Francesco, che su certi difetti evidentemente aveva lavorato in settimana, è bastato organizzare una giocata con scarico e immediata verticalizzazione per trovare la linea biancoverde scoperta alle spalle. Ma questo si deve alla bravura degli interpreti giallorossi e alla sbadata applicazione dei difensori. Non è che il Sassuolo ogni partita si esponga con questa facilità agli avversari. Tanto che ha preso appena una rete in più dell'Atalanta, allenata da un tecnico considerato un maestro dell'attenzione difensiva. In ogni caso, chi predilige attaccare inevitabilmente concede qualcosa nella fase di non possesso perché ogni giocatore è proiettato in avanti come primo pensiero. E se questo espone talvolta a qualche brutta figura, in assoluto è l'unica strada per portare un gruppo oltre i propri limiti. Un po' quello che è accaduto lo scorso anno alla Roma in Champions League.

Gli schemi su palla inattiva

Tornando alla Roma, Di Francesco non ha lasciato nulla di intentato anche sulle palle inattive. Ha posto rimedio ad un difetto che si era presentato nelle ultime partite nei calci d'angolo contro, sistemando meglio il "castelletto" difensivo a zona anche se poi ha rischiato di prenderci gol lo stesso a causa del maldestro intervento di Schick (proprio l'uomo messo a guardia della zona davanti al primo palo, dove la Roma aveva evidenziato alcune fragilità subendo reti sia col Cagliari sia col Genoa) che per poco non è costato un autogol. E anche nelle palle inattive a favore ha sfoderato schemi nuovi (vedi la descrizione del calcio di punizione laterale) studiati appositamente per chi marca a uomo in area, come fa (curiosamente) De Zerbi.

Le prospettive future

Una nuova vittoria a Parma aprirebbe ora prospettive diverse per la Roma e per Di Francesco, ma una sconfitta potrebbe ancora indurre la società a cercare un'alternativa tecnica. A poco a poco stanno tornando tutti gli infortunati e a metà campo, anche nella perdurante assenza di De Rossi, il tecnico si ritroverà presto alle prese con problemi d'abbondanza, con l'ormai intoccabile Zaniolo, con Lorenzo Pellegrini che prima dell'infortunio si era imposto nello stesso ruolo con grande autorevolezza, con il redivivo Cristante e pure con Nzonzi, tornato col Sassuolo su buoni livelli. In attesa di capire che tipo di futuro potrà avere alla Roma Pastore. Davanti Perotti è tornato sui suoi buoni livelli, El Shaarawy è in rampa di lancio, Kluivert e Ünder hanno già mostrato tutta la loro affidabilità e Dzeko è pronto a riprendersi il suo posto proprio dopo che Schick ha evidenziato grandi miglioramenti. Forse l'unico reparto che può avere qualche problema è la difesa ed è lì che sul mercato bisognerà intervenire. Oltre a Manolas infatti al centro della difesa nessuno ha particolarmente brillato e probabilmente Marcano lascerà Roma. Un altro centrale sarà necessario.