Alcuni insipienti della storia del calcio, che purtroppo sono riusciti a condizionare molti romanisti, sostengono che la Coppa delle Fiere non conti, non essendo un trofeo UEFA. Falso. Forse non c'è niente di più falso. Prima di tutto, la UEFA non è l'organismo che certifica l'ufficialità o meno delle competizioni. Secondo di tutto, la UEFA faceva parte del comitato organizzatore della Coppa delle Fiere, manifestazione organizzata dalla FIFA, che è giuridicamente e logicamente superiore alla UEFA. Non a caso fu il presidente della federazione mondiale Stanley Rous a consegnare, l'11 ottobre 1961, il trofeo nelle mani del capitano della Roma Giacomo Losi. Sessant'anni fa, la Roma divenne la prima squadra italiana ad alzare un trofeo europeo sul suolo italiano. Trofeo consegnato da Stanley Rous, ideatore della competizione quando era segretario della Football Association insieme al vicepresidente Figc Ottorino Barassi. Sono due i momenti chiave e vedono entrambi protagonista il Capitano della Roma di quella stagione. Una Roma che se non fosse stata costretta a fronteggiare gli infortuni di colui che era, a inizio stagione, il Capitano, cioè Egidio Guarnacci, oltre che al suo, di Giacomo Losi (perché è di lui che stiamo parlando), avrebbe anche potuto vincere il campionato.

La cavalcata

Dopo aver superato i belgi dell'Union St. Gilloise (0-0 in Belgio e 4-1 all'Olimpico, con i gol di Lojacono, Giuliano, Manfredini e Menichelli), e la Selezione di Colonia (con tre durissime partite: 2-0 in Germania, 0-2 a Roma nel giorno dell'esordio di De Sisti, 4-1 nello spareggio con doppietta di Manfredini, una incredibile punizione di Lojacono, e rete di Pestrin), i giallorossi arrivano alla semifinale contro l'Hibernian. Dopo il 2-2 fuori casa, con doppietta di Lojacono, il 26 aprile 1961 la Roma passa in vantaggio con gol di Manfredini. Sembra fatta, ma la squadra di Foni si ritrova sotto 1-3. Ancora Manfredini, e poi Lojacono, portano la situazione sul 3-3, prima che Losi salvi sulla linea il possibile gol dell'eliminazione. Si va allo spareggio, previsto il 27 maggio 1961 all'Olimpico. E lì, la parola va lasciata al capitano, Giacomo Losi. «Il giorno prima avevo giocato con la Nazionale. Poi andai subito a trovare i ragazzi in un albergo all'Eur. Il tempo era brutto, pioveva, e non era il massimo, dato che avremmo dovuto giocare contro una squadra britannica. Il Mister mi disse: "Giacomo, se ti chiedessi di giocare anche stasera in Coppa, che faresti?"». Lui disse sì, la Roma vinse 6-0 con quattro gol di Manfredini, uno di Menichelli e uno di Selmosson.

La finale d'andata

Il fatto che sia necessario lo spareggio fa scalare la finale all'inizio della stagione successiva. L'avversario è il Birmingham City, l'andata è programmata in casa loro il 27 settembre 1961. Tre giorni prima, in campionato, la Roma batte il Catania 4-0. Sembra l'avvicinamento ideale alla grande sfida, ma non è così. Il protagonista, in negativo, è Lojacono, autore del primo gol ma soprattutto protagonista di un gesto che ha palesato la sua insofferenza nei confronti dei tifosi che lo fischiavano al momento di battere un calcio d'angolo. «Qualcuno ha pagato per fischiare Lojacono», accusa il presidente Anacleto Gianni. «Non è degno di indossare la maglia della Roma», urla Renato Rascel, che entra anche negli spogliatoi. Al St. Andrew's Ground, tre giorni dopo, Lojacono non c'è. Ma c'è Manfredini, che segna due gol. La partita finisce 2-2, grazie alle parate di Cudicini, definito "black spider" dalla stampa britannica. Sì, il "ragno nero" nasce lì.

Il trionfo

Due settimane dopo, l'11 ottobre 1961, Lojacono c'è. La Roma c'è e risponde colpo su colpo alle scorrettezze dei giocatori del Birmingham City. «Picchiamoci noi, ma dì ai tuoi di lasciar stare i miei», urla l'allenatore giallorosso Luis Carniglia al collega inglese Merrick, lamentando si per i tanti falli commessi dai giocatori del Birmingham City. Per Carniglia, peraltro, questa finale ha un sapore speciale. È lui a guidare la squadra che è stata portata fin lì da Alfredo Foni. Lui che, due anni prima, si vide negata da Santiago Bernabeu la possibilità di guidare nella finale di Coppa Campioni il Real Madrid, perché il presidente lo obbligò a lasciare la panchina a Ferenc Puskás. La Roma vince 2-0 con autogol di Farmer e gol di Pestrin al 90'. Carniglia e Lojacono si prendono la rivincita, Cudicini, Fontana, Carpanesi, Orlando, Manfredini, Angelillo e Menichelli si prendono la coppa, come Giacomo Losi. Che non la molla più. «Feci il giro di campo con la Coppa e non la mollai più. Era troppo importante». C'erano sessantamila persone a riempire l'Olimpico, nonostante si trattasse di un giorno feriale e con lo sciopero dei mezzi pubblici. Eppure, muovendosi in anticipo, sfidando famiglie e datori di lavoro, chiunque ebbe la possibilità, non mancò all'evento, che portò la prima coppa europea a Roma. In un Olimpico, come racconta Giacomo Losi, «stracolmo di passione e di colori. Riuscimmo a contenere la loro sfuriata iniziale, in cui tentarono di sorprenderci e poi, dopo aver guadagnato sempre maggior campo, li colpimmo due volte».

Tornando al falso storico che tende a sminuire l'importanza di quella coppa, vale la pena ricordare che già dall'edizione 1965-66, vinta dal Barcellona, il formato della competizione era già quello della Coppa UEFA, poi diventata Europa League. Inoltre il presunto mancato riconoscimento da parte della UEFA non è mai stato accertato, come ha fatto notare "El Mundo Deportivo" nel 2003 in un pezzo a sostegno della legittimità del trofeo vinto dal Barcellona per tre volte (e assegnato definitivamente ai blaugrana – per decisione della stessa UEFA – nel 1971, quando il torneo cambiò nome, dopo una finale con il primo vincitore della competizione, il Leeds United. Ma anche la Coppa Rimet è stata assegnata definitivamente nel 1970, non per questo i titoli mondiali vinti prima di quella data non valgono). Al di là di tutto, basterebbbe leggere le parole di Hans Bangerter, segretario UEFA dal 1960 al 1968, riportate dalla rivista ufficiale UEFA: «A un certo punto il comitato esecutivo della UEFA pensò che una competizione così importante dovesse essere organizzata dalla UEFA stessa, che avrebbe potuto assicurare il rispetto delle regole standard e avrebbe potuto affrontare questioni arbitrali e disciplinari. La decisione fu presa a Roma nel 1968. Andai a rappresentare la UEFA all'ultima riunione del comitato esecutivo della Coppa delle Fiere e mantenemmo comunque alcuni dei membri del comitato della Coppa delle Fiere nel nuovo comitato organizzatore. Poi nel 1971 decidemmo di assegnare il trofeo alla vincente tra Barcellona e Leeds. Cambiammo il nome in Coppa UEFA, aumentammo il numero delle squadre e producemmo un nuovo trofeo». In sintesi, difficile pensare che la UEFA possa disconoscere una competizione alla cui organizzazione ha sempre partecipato e di cui a un certo punto ha preso il controllo. Oggi si chiama Europa League. La Roma l'ha vinta l'11 ottobre 1961.