Si avvicina il ballottaggio per scegliere il futuro sindaco della Capitale e di sfondo resta la vicenda del nuovo stadio della Roma. I due candidati che si sfideranno il 17 e 18 ottobre hanno posizioni simili sul nuovo impianto giallorosso, entrambi lo considerano strategico per la città, ed entrambi sono pronti ad ascoltare le esigenze del club. Roberto Gualtieri avrebbe individuato una squadra a cui delegare il dossier, guidata dall'ex capogruppo in Campidoglio del Pd Giulio Pelonzi. Enrico Michetti non passa giorno senza ribadire come secondo lui i tempi possano e debbano essere veloci. «La vicenda dello Stadio della Roma - ha detto ieri il candidato di centrodestra - va affrontata al più presto per sbloccare investimenti preziosi, creare posti di lavoro permanenti e riqualificare un quadrante della città con infrastrutture utili per il territorio». «Entro 100 giorni dalle elezioni - ha poi aggiunto per essere ancora più chiaro - mi impegno a far deliberare il pubblico interesse e quindi a dare avvio alla procedura per la realizzazione dello Stadio».

Tutto questo mentre sembra calare il sipario sull'attività imprenditoriale di Luca Parnasi, il costruttore che aveva acquisito i terreni di Tor di Valle e che aveva affiancato la Roma nella presentazione del progetto. Da ieri è accusato anche di autoriciclaggio (insieme al deputato della Lega Giulio Centemero e al fiscalista Andrea Manzoni). Fatto questo reso noto dai pm di Roma, Luigia Spinelli e Giulia Guccione nell'ambito dell'udienza di ieri davanti al gup in quello che impropriamente continua ad essere chiamato "Processo sullo Stadio della Roma". Impropriamente perché lo stadio non è mai stato oggetto dell'inchiesta condotta dalla Procura, e nessun tesserato o dipendente della società giallorossa è mai stato indagato. Prova ne è sempre ieri il gup ha ammesso come parti civili nel processo sia il Comune di Roma, che la Regione Lazio. Che in qualche modo certifica come i due Enti siano parti lese nella vicenda, e che quindi il procedimento amministrativo portato avanti sia pulito. Il gup della Capitale ha ammesso anche, sempre come parti civili, Cittadinanza Attiva, Asia Usb e Codacons. Questo filone del processo, che si stacca da quello principale vede imputate complessivamente 12 persone a cui vengono contestati, a seconda delle singole posizioni, corruzione, traffico di influenze ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Niente a che vedere con la Roma quindi, come del resto ammesso già il 13 giugno del 2018, quando scattarono gli arresti per Luca Parnasi ed i suoi collaborati, dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, che in conferenza stampa disse: «L'AS Roma non c'entra nulla». E che poi rispondendo alla domanda dei giornalisti su coinvolgimenti di singoli dipendenti della Roma o di società ad essa collegate, si era limitato ad un secco e chiarissimo «No». Storia vecchia forse, ma che oggi, quando si torna a parlare di stadio della Roma, ed a ridosso di un voto importante, vale la pena ricordare.