Manifesta insoddisfazione, ammissione di responsabilità e deciso richiamo al massimo impegno per tutti, nessuno escluso. Su questi tre punti verte il comunicato diramato nella serata di ieri da James Pallotta, al culmine della tre giorni di confronto con i vertici del club. «Fuori dalla Roma chi non lotta» è il senso profondo delle parole del numero uno romanista.

«Abbiamo passato tre giorni molto produttivi a Boston, nei quali abbiamo parlato sia degli aspetti sportivi, sia di quelli economici del club. Non credo ci sia bisogno di sottolineare che nessuno è soddisfatto dei risultati e delle prestazioni di questa stagione. Abbiamo affrontato in maniera aperta e onesta le problematiche da risolvere e tutti gli aspetti da migliorare con urgenza, al fine di raddrizzare la nostra stagione». Erano partiti lunedì scorso da Roma i tre dirigenti in missione a Boston. Monchi, Fienga e Calvo a rapporto dal presidente. Ovvero i responsabili del settore sportivo, della comunicazione e del marketing. Una visita programmata da tempo, ma che ha assunto valenza maggiore dopo i risultati delle ultime settimane, decisamente poco lunsinghieri per i colori giallorossi. Tanto che qualcuno è arrivato a ipotizzare anche che il summit negli Stati Uniti potesse essere decisivo per le sorti di Di Francesco sulla panchina della Roma.

E in qualche modo non è andato così lontano dalla realtà. «Abbiamo parlato molto, in maniera diretta: tutte le questioni sono state messe sul tavolo. Il nostro unico obiettivo è di migliorare in tutto quello che facciamo e ci lavoreremo tutti insieme, a partire da me, passando per il consiglio di amministrazione, i dirigenti, Monchi, Di Francesco, il nostro staff tecnico, fino ad arrivare ai giocatori e a tutti i dipendenti». La realtà è che il tecnico non è mai stato tanto in bilico come in questa fase, nella quale la sua permanenza a Trigoria è stata per la prima volta messa in dubbio. Ma non ancora decisa. La fiducia è a tempo, con una scadenza che coincide con quella del calendario: le tre gare che si disputeranno fino alla fine di dicembre (contro Juventus, Sassuolo e Parma) saranno quelle decisive.

Nel frattempo la società si è ovviamente mossa, sondando il terreno anche con altri allenatori. Ma la speranza condivisa è che non ci sia bisogno di ulteriori scossoni per risolvere le cose. «Insieme non abbiamo raggiunto gli elevati obiettivi che ci eravamo prefissati e che abbiamo provato a centrare nelle ultime stagioni. Tutto questo deve essere migliorato. Insieme stiamo lavorando per affrontare questi aspetti. Se qualcuno non si impegnerà a essere parte di questo sforzo collettivo, allora qui non ci sarà più posto per lui».