Avrebbero depistato anche Sherlock Holmes. La triade romanista in trasferta a Boston, il direttore sportivo Monchi, il grande capo della comunicazione Guido Fienga e l'altro grande capo di marketing e dintorni Francesco Calvo, nel gelo bostoniano hanno fatto perdere le loro tracce. Del resto c'era da aspettarselo, era più che prevedibile che gli incontri programmati per pianificare presente, futuro prossimo e lontano della Roma, sarebbero stati avvolti da un mistero degno della formula della Coca Cola. Le uniche certezze sono due. La prima è che ieri sono cominciati gli incontri che avranno un seguito anche oggi. Il secondo è che il piatto forte del confronto, sono stati Eusebio Di Francesco, il rendimento deludente della squadra, il mercato di gennaio e, pure, quello del prossimo giugno che inevitabilmente sarà diverso dall'auspicato in caso di mancata qualificazione alla prossima edizione della Champions League.

Tre partite chiave

James Pallotta avrà mille difetti, avrà pure commesso una miriade di errori, ma una qualità ce l'ha. Sa ascoltare, virtù che non è di tutti. Non ce l'avesse avuta, molto probabilmente Di Francesco già da qualche settimana non sarebbe più l'allenatore della Roma. Ma i tre punti con il Genoa, arrivati come sono arrivati ma comunque tre punti che tengono in vita la rincorsa a un posto Champions, e soprattutto le parole di Monchi, pare che abbiano convinto il presidente a temporeggiare sulla questione allenatore. Ma la situazione non si può certo etichettare come definitiva. Juventus, ma poi soprattutto Sassuolo all'Olimpico e partita a Parma, saranno comunque decisive per decidere il futuro della panchina giallorossa. Oltre ai risultati, per Di Francesco sarà fondamentale mandare in campo una Roma che dia concreti segnali di vita e non quella vista, pur vincente, nella partita contro il Genoa. Per quello che sappiamo, Monchi nel corso di questi incontri con il presidente ha fatto anche un bilancio dell'ultimo mercato, evidenziando alcune sorprese inaspettate, e presentando un paio di opzioni sul mercato che verrà, sia quello prossimo che quello di giugno.

Lo stadio

A Boston si sta parlando anche di stadio. Non tanto per quello che riguarda la costruzione e dintorni, tutta materia in cui è coinvolto in prima persona il direttore generale Mauro Baldissoni che anche per questo è rimasto a Roma, ma per quel che riguarda i partner commerciali che dovranno supportare lo sforzo economico per costruirlo. In particolare si sta discutendo sullo sponsor che dovrà dare il nome dello stadio. In piedi ci sono alcune trattative, ma al momento sono tutte in uno stato teorico visto che il sì definitivo al via dei lavori non è ancora arrivato. Uno dei nomi che potrebbero essere associati all'impianto giallorosso è quello della Qatar che è già il main sponsor del club dall'aprile scorso. La Roma sta lavorando su un abbinamento non inferiore ai dieci anni, del resto questo è il lasso di tempo minimo per sponsorizzazioni di questo tipo. E pare che chieda una cifra non inferiore ai 150 milioni di euro.