La Superlega. I contratti con tanti zeri. I diritti tv. La Champions. Le commissioni. I milioni come noccioline. E poi c'è Empoli. Città e squadra. Cinquantamila abitanti, i manufatti di pelle come fiore all'occhiello nel mondo, Firenze a un tiro di schioppo a rendere tutto inevitabilmente più difficile. E la serie A. Quattordicesima stagione nel massimo campionato in poco più di trent'anni, una costanza a certi livelli che considerando tutti i numeri, ha un qualcosa che potrebbe mettere in dubbio che due più due faccia quattro. Da sei stagioni, le prime due come vice di Marcello Carli, sul ponte di comando della direzione tecnica del club, c'è Pietro Accardi. Palermitano, quaranta anni ancora da festeggiare, un passato da più che dignitoso difensore con le maglie di Palermo, Sampdoria ed Empoli, un presente da dirigente con le idee chiare e già una certa esperienza nel calcio che conta. Domenica l'Empoli si presenterà all'Olimpico con l'intenzione di continuare a stupire, nove punti nelle prime sei di campionato, soprattutto tre conquistati sul campo della Juventus. Se c'è uno Sheriff in Europa, in Italia si chiama Empoli.

Accardi ci spiega qual è il segreto dell'Empoli?
«Non ce ne è uno solo, sono almeno quattro».

Quali?
«Un ambiente che non ti fa sentire la pressione. Un presidente che conosce il calcio e i calciatori come pochi. La passione. Il coraggio. Sommate tutto e troverete la risposta alla favola dell'Empoli».

Il risultato è una squadra che sta stupendo.
«Noi ragioniamo da piccola realtà. Dovessimo fare il passo più lungo della gamba sarebbe un disastro. Conosciamo i nostri limiti e le nostre possibilità. L'obiettivo è la salvezza».

Vista la partenza non dovrete aspettare molto.
«Calma. Una partita alla volta, sapendo di avere la possibilità di rischiare».

Cosa vuole dire?
«Rischiare è il nostro grande vantaggio. A Empoli ti puoi permettere scelte che nelle grandi piazze sarebbero pericolose. Noi nella rosa della prima squadra abbiamo otto ragazzi del settore giovanile. Dove altro sarebbe possibile?».

Del resto da sempre l'Empoli ha dimostrato di avere una cura particolare per le giovanili.
«Non può essere altrimenti. A turno con la prima squadra si allenano i nostri ragazzi. Questo è un grande vantaggio. E sa perché?».

No, perché?
«Perché questo vuole dire dare garanzie ai genitori dei ragazzi che vestono la nostra maglia. La famiglia sa che il suo ragazzo avrà un'opportunità».

Per costruire una squadra di serie A bisogna operare con competenza sul mercato. Come siete strutturati?
«Noi partiamo da una premessa facile facile. Cioè non ci avventuriamo in mercati come la Premier per noi proibitivi da un punto di vista economico. Seguiamo i tornei meno in copertina, cercando di trovare il giocatore giusto».

Come avete fatto per lo svizzero Bajrami?
«Sì. Noi abbiamo una serie di osservatori che ci segnalano i ragazzi che potrebbero fare al caso nostro. Così è stato per Bajrami. Lo abbiamo visto, c'è piaciuto, lo abbiamo preso pagandolo tra prestito e acquisto poco meno di un milione di euro».

Quale è il monte ingaggi dell'Empoli?
«Meno di venti milioni lordi».

Un terzo di quello che costa Messi al Psg.
«È così. Dobbiamo fare attenzione ai conti, è vietato fare il passo più lungo della gamba».

Il presidente Corsi che ruolo ha nel mercato?
«Fondamentale. Da oltre trenta anni è nel calcio, credo ce ne siano pochi di presidenti con la competenza e l'esperienza calcistica del nostro. Vuole sapere tutto, sa riconoscere la qualità, è sempre presente a tutte le partite del settore giovanile, quando parla di calcio capisci che sa quello che dice».

Quanto vi piace l'idea di essere lo Sheriff italiano?
«Molto. Ma rimaniamo con i piedi per terra. Dobbiamo salvarci anche se a Torino abbiamo scritto una pagina di storia di questa società».

A Roma con che spirito vi presenterete?
«Con lo stesso di Torino. Sapendo che sulla carta non c'è partita, però...».

Però?
«Le partite vanno giocate, tutte, poi al novantesimo si fanno i conti. Abbiamo grandissimo rispetto della Roma, di Mourinho, dei giocatori, ma noi proveremo a fare ancora la storia».

Tiago Pinto lo ha conosciuto?
«Non ancora. Ma per quello che vedo e leggo mi sembra un giovane dirigente di qualità».

Se potesse quali giallorossi porterebbe a Empoli?
«Tutti».

Restringiamo.
«Mi piace Pellegrini, un leader. Mi affascina Abraham, veloce e tecnico. Mi convince Zaniolo che sta reagendo a due brutti infortuni. Mi intriga Calafiori che è un 2002 con un grande futuro».

Come si immagina l'Empoli a fine campionato?
«Come nei finali di una favola. E vissero felici e contenti».

Da lunedì, però. Siamo convinti che Accardi ci capirà.