Un po' gli errori (all'inizio), un po' l'arbitro (in un paio di episodi decisivi), un po' la sfortuna (sparsa bene per tutta la gara), alla fine la Roma il derby l'ha perso, in classifica la Lazio si è riavvicinata (ora comanda il Napoli e dietro staccate di due punti in due punti arrivano Milan, Inter e Roma, ripresa dalla Fiorentina) e la domenica è andata indigesta a tutti i tifosi. È finita 3-2, ed è stata una partita piena di cose, che la Roma ha prima regalato e poi ripreso in mano, superata nell'approssimazione difensiva da un arbitro (Guida) che avrebbe dovuto interpretare meglio (magari aiutato dal Var Irrati) l'episodio che avrebbe potuto rimettere il risultato in parità dopo il gol iniziale di Milinkovic-Savic (Zaniolo travolto da Hysaj, negato lo stesso rigore che, concesso, ha permesso alla Fiorentina di vincere a Udine) e che invece ha mandato la Lazio al largo (raddoppio di Pedro, non era quotato, sfruttando altri regali della difesa). Poi Ibañez ha accorciato il risultato di testa su calcio d'angolo di Veretout a fine primo tempo, e la Roma si è sbilanciata per pareggiare e ha favorito il 3-1 di Felipe Anderson. Ma la reazione c'è stata ancora una volta e la Roma, trascinata da Zaniolo, ha ulteriormente accorciato (rigore di Veretout per fallo di Akpa Akpro su Zaniolo) e ha sfiorato più volte il pareggio, in un caso negato da un miracolo di Reina ancora su Zaniolo. E alla fine Mourinho è stato parecchio polemico con l'arbitro.

Ad occhi neutri la partita è stata bellissima, anche se piena di quegli errori quasi conseguenziali al calcio offensivo che si gioca oggi in Italia. Ma l'avvio della Roma era stato choccante per l'incapacità più che altro della gestione degli episodi. La Lazio non faceva altro che palleggiare con la solita proprietà tecnica dei suoi intermedi di centrocampo, su cui Mourinho aveva provato a fissare delle marcature più indirizzate, invertendo la posizione di Cristante e Veretout per lasciare il francese sullo spagnolo e provando a limitare il serbo con il più alto dei due mediani a disposizione. Ma il palleggio non sembrava ficcante, non fosse stato per le clamorose amnesie romaniste, ormai ripetute nel tempo quasi a prescindere dagli allenatori che la guidano dalla panchina. Al 10°, per esempio, la Lazio si è trovata in vantaggio su una verticalizzazione dalla difesa su Immobile che ha scaricato su Milinkovic che gli ha ridato il pallone, e poi dal centravanti è finito all'indietro a Felipe Anderson: lì la Roma si è addormentata, perché Karsdorp era altissimo e fermo nella sua posizione di terzino opposto, Viña si è alzato sul brasiliano e Mancini e Ibañez sono rimasti su Immobile, così il serbo ha puntato dritto l'area e ha invitato il compagno a servirlo con un lungo e precisissimo spiovente che è sceso proprio al centro del triangolo composto da Mancini, Karsdorp e Rui Patricio, con quest'ultimo che è uscito a valanga, ma in ritardo, su Milinkovic e l'ha travolto (giallo) dopo che il laziale ha spostato la traiettoria di testa infilando la palla sotto la traversa. La Roma si è incupita, nel solito 4231 con El Shaarawy a sinistra al posto di Mkhitaryan, accentrato in sostituzione di Pellegrini. Ma la giornata no è dei difensori è continuata pochi minuti dopo, anticipata da un evidente errore dell'arbitro al 19°, quando un solare rigore per la Roma (Hysaj ha travolto Zaniolo alle spalle in area) si è trasformato in una ripartenza laziale, Immobile è partito in conduzione a sinistra inseguito da tre romanisti (Mancini, Ibanez e Veretout), mentre al centro Pedro ha staccato Cristante: poi Ibañez ha raddoppiato Mancini su Immobile, lasciando un'autostrada percorsa subito da Pedro, e all'appuntamento col servizio del compagno lo spagnolo ha calciato un destro chirurgico di prima finito giusto all'angolino alla sinistra di Rui Patricio, sorpreso dalla velocità di esecuzione e dalla precisione della conclusione. Pedro è andato ad abbracciare subito Sarri, che lo ha fortemente voluto alla Lazio.

Al 37° Mkhitaryan ha regalato un pallone a Milinkovic-Savic che ha servito subito Immobile in area, Mancini ha provato inutilmente a chiudere e il centravanti ha tirato sull'esterno della rete: sarebbe stato il 3-0, determinato non da un dominio, ma dal semplice sfruttamento delle clamorose ingenuità dei romanisti. E invece all'intervallo si è andati col risultato sul 2-1, perché al 41° Ibañez ha deviato di testa sul primo palo un calcio d'angolo di Veretout togliendo il tempo a tutti e battendo Reina. Giusto così perché la Roma, ridestata dopo quell'inizio choccante, dal 25° in poi aveva condotto il gioco e creato ripetute occasioni, sempre sprecate a un passo dal gol, anche per approssimazione, non solo per sfortuna. Aveva cominciato Cristante con un colpo di testa in anticipo su tutti, deviato però fuori. Al 26° è stato Reina a negare il gol a Veretout, con un volo plastico a deviare un destro fortissimo. Poi Zaniolo, al 27°, ha trovato un clamoroso palo su calcio d'angolo, fotocopia di quello preso con l'Udinese, anzi più netto. E sulla respinta la palla è rimasta lì con Zaniolo che come nei sogni non riusciva a colpirla a un centrimetro per via della posizione squilibrata del corpo. Al 35° ci ha provato El Shaarawy, ma il suo destro da ottima posizione è uscito troppo morbido per impensierire Reina. E poi al 40° è toccato a Mkhitaryan battere verso la rete, ma il suo tiro è stato deviato per il corner che Ibañez ha trasformato in oro.

Al rientro in campo dagli spogliatoi il quadro tattico non è cambiato: la Roma a fare la partita, la Lazio a difendersi bassa e a ripartire. Al 4° un altro buco su calcio di punizione laterale, altro grande classico, ha consentito a Immobile di calciare al volo dal cuore dell'area, ma il diagonale mancino è terminato fuori. Al 9° ci ha provato ancora Ibañez di testa su calcio d'angolo, fuori. Poi l'altro errore decisivo di Guida: Leiva (già ammonito) ha travolto Mkhitaryan in un contrasto aereo, con un fallo decisamente più evidente di quello che ha costretto Pellegrini a saltare il derby, ma l'arbitro ha concesso solo la punizione. E Sarri ha subito sostituito il brasiliano tra le proteste di Mourinho che si è preso anche un'ammonizione. Come un presagio, subito dopo Luis Alberto ha mandato Immobile nel vuoto, il centravanti è stato bravissimo a sterzare in area ingannando sia Mancini sia Rui Patricio e a servire Felipe Anderson che ha segnato il 3-1 praticamente a porta vuota. Dentro Shomurodov per El Shaarawy e Akpa Akpro per Luis Alberto, è stato Zaniolo a guidare la reazione giallorossa, conquistando subito un rigore dopo un'azione insistita: al momento del tiro, una gamba di Akpro tra le gambe del romanista ha provocato caduta del giocatore e conseguente rigore, trasformato da Veretout. Così la Roma ha preso d'assalto la porta di Reina, che al 28° ha letteralmente salvato il risultato negando a Zaniolo un bellissimo gol di destro. Lì Nicolò si è arreso, stremato, sostituito da Perez che però ha combinato pochissimo. Mourinho si è allora inventato una Roma a tre difensori e sette attaccanti, richiamando gli esterni in panchina e inserendo Smalling e Zalewski, con gli occhi ancora gonfi per le lacrime versate per la morte del papà. La squadra ha sbandato, Immobile ha sfiorato il quarto gol e l'ultima occasione è arrivata su punizione di Veretout sul secondo palo, dove sono piombati in due, Smalling e Ibañez, ad ostacolarsi tra loro. E lì è calato il sipario.