Un piccolo spiraglio di luce in mezzo alla tempesta. Basta la notizia del rientro in gruppo di Daniele De Rossi a ravvivare le speranze nel momento in cui si trovano ai minimi stagionali. Il Capitano ieri ha svolto l'intera seduta con il resto della squadra (prima parte in sala video a studiare il nuovo Genoa di Prandelli; attivazione muscolare in palestra; poi lavoro in campo incentrato sulla parte tattica).

Assente ormai dalla trasferta di Napoli del 28 ottobre scorso - quando il riacutizzarsi di un vecchio dolore al ginocchio lo ha costretto ad abbandonare il campo a fine primo tempo - il numero 16 ha dovuto far fronte prima a un lungo ciclo di terapie, per poi doversi allenare sempre individualmente. Un percorso lento e senza alcuna certezza sui tempi di recupero, ma necessario a non bruciare le tappe e a evitare pericolose ricadute.

Eppure in questa fase De Rossi è mancato come l'aria a una squadra soffocata dalla spirale di risultati negativi e prestazioni sconcertanti più o meno in serie. È mancata la sua presenza in campo da equilibratore, capace come pochi altri in Italia (e forse non soltanto) di sdoppiarsi fra compiti di copertura e regia. Daniele è fondamentale nel chiudere le linee di passaggio avversarie - regalando sicurezza a una difesa fin troppo ballerina - come nel far ripartire la manovra da dietro, restando punto il principale scoglio per i compagni in difficoltà.

Ma ancora di più, se possibile, è mancato il suo carisma. Il mediano è un leader riconosciuto dello spogliatoio, oltre che un punto di riferimento per lo stesso Di Francesco, che lo conosce da anni e lo ha investito del ruolo fin dal momento dell'approdo sulla panchina giallorossa. Lo stesso Fabio Capello - ovvero l'allenatore che lo ha lanciato nel calcio che conta - al termine della disfatta di Plzen ha indicato nell'assenza del 16 uno dei motivi principali della crisi romanista. Anche per il tecnico goriziano è lui la guida della squadra sul rettangolo di gioco, oltre che l'uomo al quale appoggiarsi per diramare le indicazioni tattiche.

Tranne che nella gara casalinga con la Sampdoria, il Capitano è stato sempre presente nelle partite in cui la Roma ha colto la vittoria. Mentre non c'era nella maggior parte delle partite che hanno decretato l'andamento negativo della stagione finora (al di là dell'ultimo ciclo, era fuori con la Spal e in panchina con il Chievo, quando è entrato soltanto nel finale). Non può essere soltanto una coincidenza. Come non sembra casuale che con lui in campo sono arrivati soltanto nove dei venti gol incassati complessivamente in campionato.

La sua assenza è pesata eccome. Anche perché larga parte del periodo di lontananza dal campo è stato condiviso con Dzeko, un altro dei leader di questa squadra ancora ai box. Il bosniaco ieri era ancora alle prese con il lavoro individuale (con lui, anche El Shaarawy e Pellegrini, il primo in campo e il secondo in palestra). Per tutti, De Rossi in testa, si tenterà il recupero definitivo in vista della sfida del 22 contro la capolista allo Juventus Stadium. Ma il ritorno in gruppo del Capitano in questo momento è come il sole dopo un buio infinito.