Ci risiamo. È bastata una serata storta per riaccendere la ricerca del capro espiatorio. Come se le precedenti sei vittorie consecutive fossero evaporate in un attimo. Come se l'impellente necessità di gogna fosse stata soltanto sopita nel primo mese di stagione. Pronta a esplodere nuovamente. E con Lorenzo Pellegrini (per qualche oscuro motivo a lungo obiettivo prediletto dei fustigatori di professione) sugli scudi e autore di una prodezza dopo l'altra, la scelta non poteva che cadere su Nicolò Zaniolo. Seguendo la perversa logica dell'attacco diretto sempre verso i portatori sani di talento. Evidentemente c'è del masochismo elevato al quadrato nella scelta del bersaglio. Soltanto che in questo caso (ma non solo) il mirino è assolutamente fuori fuoco. Prima di essere trascinati in comode manipolazioni, chiariamo: a Verona la prestazione è stata deficitaria. Senza se e senza ma. Da parte di tutta la squadra, con rarissime e comunque non sufficienti eccezioni. Delle quali non fa parte il numero 22. Che quella del Bentegodi non sia stata la sua migliore prestazione da quando veste il giallorosso, è talmente sotto gli occhi di tutti che rende pleonastico dilungarsi sul tema. Si può perfino essere più realisti del re e aggiungere che nelle partite precedenti Nicolò non ha certo figurato fra i più brillanti. Ma con altrettanta certezza si può sostenere che non ha mai lesinato impegno e che anzi, ha forse pagato anche l'eccesso di generosità. Il lavoro di ripiegamento cui sono chiamati gli esterni alti di Mou è dispendioso e non sempre gratificante per il singolo, ma costituisce lo scalino decisivo per portare la squadra verso la migliore versione possibile. Per informazioni rivolgersi a Eto'o.

Proprio lo Special One ha chiarito in tempi non sospetti cosa attendersi da un giocatore con le qualità di Zaniolo: «C'è spazio per migliorare, ovviamente, deve conoscere meglio il nostro gioco e imparare ancora tante cose. Ma di giocatori con un potenziale così alto non ce ne sono molti in giro». Ricordando inoltre - e quanto pare ce n'è bisogno eccome - quello che il ragazzo ha vissuto nelle ultime due stagioni: «Nicolò doveva superare le cicatrici emozionali che lasciano questi infortuni, oggi ha completamente dimenticato il problema che ha avuto. È fiducioso e sta bene. Ma non c'è uno Zaniolo pre e uno post infortunio, solo uno Zaniolo con due anni di esperienza in più». Un periodo che non è passato invano, per quanto abbia tolto a lungo a Nico la possibilità di mostrare le sue doti sfavillanti. Ha lavorato da solo, nell'ultima estate anche rinunciando alle vacanze pur di presentarsi pronto per il ritiro, si è sacrificato, ha seguito i compagni soffrendo con loro. Anche più del solito per l'impossibilità di rendersi utile. Fino al precampionato, quando ha ripreso a poco a poco confidenza col campo, concedendo anche qualche flashback, come il gol in amichevole al Debrecen, siglato alla sua maniera: con quella miscela unica di forza e classe. Allo stesso modo e ancora più significativa la rete al Trabzonspor, la prima ufficiale dal ritorno in campo, festeggiata inginocchiandosi sul prato e poi con le dita rivolte al cielo, fra emozioni e sorrisi. Fino al ritorno in Nazionale, a un anno quasi esatto dal terribile ko subito proprio in azzurro. Quasi un esorcismo postumo, dopo l'Europeo mancato per decisione esclusiva della sorte. Uno step dopo l'altro, Zaniolo sta tornando. Gli va soltanto concesso il tempo giusto.