Vola la Roma due, ne fa cinque per la vittoria numero sei, mette in fila cifre impressionanti senza mai perdere di vista l'unico obiettivo (della vita) di Mourinho, che resta quello di vincere la partita, e ora sotto con il Verona. E come vince questa squadra, ieri ne ha fatti cinque al Cska Sofia che all'inizio ha spaventato i 30000 dell'Olimpico andando in vantaggio (non era ancora mai successo ai giallorossi quest'anno), ma ha solo spaventato il cane, anzi il lupo che dormiva. Dopo la rete iniziale di Carey si è scatenato Pellegrini, autore di un'altra doppietta dopo quella di Salerno, e sono arrivate anche le reti di El Shaarawy, poi di Mancini che da Pellegrini aveva ereditato la fascia e poi di Abraham che di Pellegrini aveva ereditato il posto in campo. Comincia così nella maniera migliore il cammino in conference League, mentre nell'altra sfida il Bodoe/Glimt ha battuto lo Zorya 3-1, dando già un'indicazione su chi si batterà per il primo posto.

E dire che stavolta Mourinho la Roma l'aveva cambiata per sette undicesimi, tenendo dentro mezza difesa (con Rui Patricio, Karsdorp e Mancini) e capitan Pellegrini, e offrendo la ribalta a Smalling e Calafiori, in mezzo al campo a Diawara e Villar, e davanti a Perez ed El Shaarawy esterni e a Shomurodov vice Abraham. Ed è stato ripagato da una prova gagliarda e tosta di una Roma che dimostra così di poter prescindere dai migliori senza abbassare poi di molto lo standard di rendimento, per quanto il gol iniziale di Carey dopo dieci minuti possa aver autorizzato a partorire pensieri contrari. Del resto è questa la strada giusta per prendersi il vantaggio in campionato rispetto a chi invece, giocando in Champions o affrontando magari avversari non comodissimi in Europa League, è costretto a fare i conti con l'eccesso di minutaggio e lo scarico di energie mentali preziose in questo periodo. E poi c'è il pubblico a dar forza dove magari non arriva perfettamente il muscolo, la gente romana che sta riassaporando tutto il gusto di accoppiarsi con la propria squadra in una cerimonia quasi mistica, officiata in un tempio che per qualche tratto di storia è stato considerato persino ostile e che invece oggi riecheggia le gesta della squadra e se ne fa vanto. Poi arrivano i gesti tecnici a dare ulteriore spessore a ciò che si sta compiendo sul campo: parrà blasfemo, ma oggi Pellegrini sul campo è passato dalla dimensione Giannini (che gli aveva già garantito la stima e l'affetto dei suoi tifosi) all'iperuranio Totti. E il gol con cui la Roma ha ritrovato l'equilibrio numerico della serata ne è esatta testimonianza: quello stop tirando il pallone un po' indietro rispetto al corpo, embrione di quel che gli è balenato in testa nella frazione di secondo in cui ha deciso, come solo gli iperuranici fanno, di accarezzarlo di piatto in controbalzo per farlo ridiscendere diciassette metri più avanti, esattamente dietro la mano protesa di Busatto, nel sacco. Così la Roma ha pareggiato il gol iniziale di Carey, che aveva approfittato di una veloce ripartenza mancina di Mazikou e Wildschut (su azione offensiva romanista sprecata per eccesso di confidenza di El Shaarawy e soprattutto Shomurodov), per spostare il pallone in area velocemente, prendere in controtempo prima Villar sullo slancio e poi Mancini, bucato sotto le gambe quasi involontariamente, e poi calciarlo forte di sinistro sotto l'incrocio opposto, a due metri da Patricio. Dopo il gol, la Roma ha aumentato la spinta, trovando confortevole margine nelle maglie del 442 disegnato da Mlandenov, grazie soprattutto all'incessante movimento dei trequartisti ora dentro e ora fuori, con Pellegrini mattatore, El Shaarawy splendido esecutore, Perez ricucitore, con Shomurodov costantemente proteso ad allungare gli spazi della linea difensiva, con una dedizione che neanche al 90° s'era esaurita.

All'11° Karsdorp ha trovato sul secondo palo con una gran traiettoria El Shaarawy, ma la conclusione di testa è stata schermata ed è finita alta. Al 15° lo stesso Faraone non ha controllato benissimo una bella scucchiaiata di Villar. Al 18° Shomurodov in generosa pressione solitaria ha rubato il pallone a Yomov e si è presentato da solo davanti a Busatto, un po' decentrato a sinistra, provando a superarlo col destro a giro verso il secondo palo, intercettato però dal portiere bulgaro, con Pellegrini a centro area a reclamare l'assist. Poco dopo il suo capolavoro, poi al 38° è toccato a El Shaarawy esaltare lo stadio con una rasoiata dal limite su assist di Shomurodov che ha pulito la faccia interna del palo e portato la Roma in vantaggio: era dal 2017 che gli attaccanti giallorossi non trovavano due gol da fuori area in una gara europea. Al 43° ancora Pellegrini ha fatto filtrare un gran pallone per Shomurodov che però ha controllato leggermente lungo il pallone e ha permesso a Busatto di rimediare.

Ad inizio ripresa, Mourinho ha provato Ibanez a destra per dar fiato a Karsdorp (e sui crampi di Calafiori metterà in seguito Kumbulla, spostando il brasiliano a sinistra e finendo così con quattro centrali in campo), e Mladenov ha chiesto alla sua squadra un altro sforzo aumentando le pressioni offensive e spaventando per qualche minuto la Roma. Così Mourinho ha deciso di rialzare i ritmi sostituendo Diawara e Villar con i titolari Cristante e Veretout e pochi minuti dopo è venuto il gol della sicurezza, con una gran discesa di Calafiori a sinistra, retropassaggio per Pellegrini, sempre pronto al posto giusto al momento giusto, e conclusione inesatta ma fortunata del capitano che ha calciato sporco di sinistro, la palla gli è sbattuta sulla tibia destra e ha ingannato Busatto, proteso dalla parte opposta. Pellegrini ha esultato con un bel sorriso consapevole: la fortuna aiuta gli audaci. E gli iperuranici.

Il 3-1 ha chiuso indubbiamente la questione risultato anche se Mladenov ha provato a ridestare i suoi con un paio di cambi strategici, i pochi disponibili peraltro vista la presenza in panchina di soli sei uomini, quasi a sottolineare le numerose assenze patite ieri, ma nel momento di massimo sforzo, nel momento successivo ad un'occasione non sfruttata da Bai sull'unica infilata subita dallo stanchissimo Calafiori in tutta la partita (e infatti dopo l'episodio ha lasciato il campo), a complicare le cose per i bulgari è arrivata anche l'espulsione dell'esterno di centrocampo Wildschut per via del secondo giallo rimediato per aver stoppato fallosamente Perez in una pericolosa ripartenza da calcio d'angolo. Così in quattro minuti la Roma, ormai padrona del campo, ha costruito altrettante occasioni da gol, trovandone due sul tabellino: al 36° è stato Cristante a rubare un pallone a trequarti e a mandare in porta Shomurodov, contrastato proprio sul più bello. Sul corner successivo, Veretout ha tirato in porta direttamente dalla bandierina, Busatto ha respinto a fatica, sullo sviluppo ancora Veretout ha tagliato una palla in area su cui s'è avventato Smalling colpendo il palo, fino al decisivo tap-in di Mancini. Un dubbio sulla posizione di Smalling c'è stato, ma l'assenza del Var ha evitato il supplemento d'indagine. Poi al 38° Shomurodov scatenato ha colto il palo e al 39° lo stesso uzbeco ha servito splendidamente Abraham, entrato da dieci minuti, per il 5-1 finale, con uno splendido tocco sotto. Mourinho a fine partita non si dichiarerà soddisfatto, i tifosi lo sono sembrati.