Si riparte, per non fermarsi più. Sembra davvero tutto alle spalle: il virus che ci infetta, lo stadio vuoto e senz'anima, e nessuna voglia di festeggiare. L'estate ci ha portato un'idea diversa di noi, intesi come popolo italiano, e con essa anche nuova smania di ritrovarsi. L'impossibile si fa possibile, se Jacobs vince la finale olimpica dei 100 metri e se Mourinho diventa l'allenatore della Roma. L'antipasto, le prime quattro partite ufficiali, saltate a pié pari con una disinvoltura che non si vedeva da anni. Stasera si punta la quinta (Stadio Olimpico, calcio d'inizio ore 20.45). In palio tre punti e altri tre mattoncini su cui costruire il sogno di una Roma che aspiri ad essere vincente. Che poi ci riesca sarà tutta un'altra storia. Ma conforta sapere che a pensare all'architettura del progetto sia stato chiamato uno dei migliori designer del mondo, di sicuro il più esperto disponibile sul mercato: non è un caso se prima della partita di stasera questo signore abbia già diretto 999 partite da professionista in panchina. Il traguardo lo toccherà contro Dionisi, che invece di panchine in A ne ha due, che è il primo tecnico nato negli Anni 80 che affronterà la Roma in campionato e che giocava in D quando José faceva sognare gli interisti portandoli sul tetto d'Italia e d'Europa. Altri tempi, lo ricordava ieri. Ora il calcio è cambiato, tutti si sono adeguati e anche lui lo ha fatto, cambiando il suo modo di approcciare alla sua professione e di conseguenza anche il modo di giocare. Non per caso oggi la Roma è una squadra con una precisa identità offensiva che però fonda la sua struttura su una attenzione che il tecnico pretende maniacale soprattutto in fase di non possesso.

Storicamente la sfida col Sassuolo è partita per cuori forti, anche se l'ultima volta all'Olimpico è finita 0-0. Nei tre anni di De Zerbi ci sono stati diversi scontri pirotecnici, tra cui quel 4-2 a Reggio Emilia che resta uno dei punti più bassi della Roma del biennio di Fonseca (da quella sera cominciarono i guai con Petrachi, peraltro) e anche l'unica sconfitta maturata dalla squadra giallorossa nella storia dei confronti con i neroverdi, da quando si sono affacciati in serie A (2013) a oggi: nelle altre quindici partite ci sono state otto vittorie per la Roma e sette pareggi, con ben 31 reti per la Roma e 17 per il Sassuolo. Alla squadra emiliana è legato un dolcissimo ricordo per Nicolò Zaniolo, il suo primo gol in serie A, il 26 dicembre 2018, con finta a far sedere il portiere e relativo scavetto per segnare che confermarono il suo ormai già evidente talento. Ieri Mou ha parlato anche della sua maturazione, a contrasto con quello che di lui gli era stato detto prima di arrivare. Altro ottimo segnale. Zaniolo guiderà con Pellegrini, Mkhitaryan e Abraham l'assalto alla quinta vittoria consecutiva della Roma, circostanza che ad inizio stagione non si verifica dal 2014/15, l'epoca di Garcia. Si potrebbe mettere la Juve a +8 dopo tre giornate, circostanza piuttosto inusuale. Ma quel che più conta sarebbe dare continuità a questa sorta di brividino sottopelle che da quando Mou ha indossato questa divisa pervade il corpo di ogni tifoso.
E oggi saranno tanti, saranno tutti. Il tutto esaurito ai tempi del Covid significa vendere 28.000 biglietti nei settori destinati ai tifosi della Roma (poi ce ne sono altri 3000 e rotti per gli ospiti). A ieri ne sono stati venduti più di 27.000, mentre i tifosi del Sassuolo che hanno acquistato i tagliandi a loro destinati sono rimasti 9, come già segnalato un paio di giorni fa dal Romanista. Significa che lo stadio sarà quasi interamente giallorosso, con la disposizione a macchia di leopardo che siamo ormai abituati a vedere. Significa soprattutto che il tifoso della Roma è tornato ad appassionarsi alla sua squadra, esaurite le vacanze e messo alle spalle il periodo durissimo delle restrizioni anticoronavirus. Significa che il cuore è tornato a battere.